ROMA, DOMUS MARIA – Qui di seguito l’intervento di P. Francesco Occhetta S.I., Segretario Generale della Fondazione Fratelli tutti, in occasione dell’incontro del 24 giugno.
UN MINISTERO DELLA PACE IN ITALIA: PROPOSTA E PROSPETTIVE
In questi mesi in cui spira forte il vento della guerra risuona il monito di Paul Valéry quando scriveva che la guerra è un posto dove i giovani che non si conoscono e non si odiano, si uccidono, in base alle decisioni prese da adulti che si conoscono e si odiano, ma non si uccidono.
La forza del messaggio di pace di Papa Leone XIV può essere accostata a quello storico di Benedetto XV, che durante la Prima Guerra Mondiale definì la guerra una “inutile strage”, e di Pio XII, che alla vigilia del secondo conflitto mondiale ammonì: “Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra”.
Certo, la politica è costretta a seguire la massima Si vis pacem para bellum, la forza militare mantiene e custodisce una pace negativa, spesso intesa come mera assenza di guerra.
La Dottrina Sociale della Chiesa, invece, enfatizza un’altra massima si vis pacem para pacem la costruzione attiva della pace attraverso la giustizia, la solidarietà, il dialogo e il disarmo.
Per il Magistero sociale, la vera pace è un processo continuo che richiede un impegno etico e politico per superare le cause strutturali della violenza e promuovere il bene comune di tutta l’umanità.
L’istituzione di un Ministero della Pace non è un’utopia o un pacifismo decontestualizzato dalla storia e dalla realtà, è una risposta possibile e concreta di pacificazione, una “urgenza” concreta per rafforzare la missione sancita dall’articolo 11 della Costituzione italiana che ripudia la guerra.
Solamente attraverso uno strumento di questa portata è possibile riaffermare con forza la diplomazia e la risoluzione non violenta dei conflitti.
Le sue aree di azione includerebbero la mediazione e la diplomazia preventiva, la risoluzione dei conflitti e il rafforzamento del diritto internazionale umanitario, la ricostruzione post-bellica e l’imprescindibile promozione dei diritti umani.
Si tratta di un modello sperimentato in Costa Rica, Etiopia, Ministeri degli Esteri o della Difesa che si occupano di mediazione, dialogo e diplomazia per la pace. Pensiamo ad esempio agli sforzi della Norvegia o della Finlandia nella mediazione internazionale.
Altrimenti quando la cultura della pace viene meno, la guerra diventa l’unica, drammatica, conseguenza.
Quando parliamo di pace e disarmo, ci guidano le parole della Pacem in Terris del 1963: “Giustizia, saggezza ed umanità domandano che venga arrestata la corsa agli armamenti, si riducano simultaneamente e reciprocamente gli armamenti già esistenti; si mettano al bando le armi nucleari; e si pervenga finalmente al disarmo integrato da controlli efficaci” (n.60). Questo ci dice molto.
La Chiesa propone un “disarmo integrale”: non è sufficiente ridurre le armi, dobbiamo disarmare anche gli spiriti, le parole e le scelte che facciamo ogni giorno per arginare la “psicosi bellica” che ci porta a considerare la guerra come la soluzione inevitabile.
È per questo che il Papa ha proposto che il Vaticano diventi uno spazio relazionale e spirituale in cui i nemici si possono incontrare.
Nel suo piccolo la Fondazione Fratelli tutti si mette in rete con questi strumenti:
Il Vocabolario della fraternità in cui si trova la parola Pace scritta da Andrea Riccardi e la Parola Pacificazione scritta dal premio Nobel, Oscar Arias Sanchez, il quale al posto di investire sulla guerra chiede di investire sulla pace costruendo scuole, ospedali e case.
Poi il World Meeting on Human Fraternity del 12 e 13 settembre con 16 tavoli di lavoro approfondirà il tema nel Tavolo del Terzo Settore guidato da Sandra Sarti. Per questo ringrazio il cammino insieme che ha ispirato l’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Benzi, l’Ac Nazionale e le Acli nazionali.
Infine l’Intesa Anci – Fondazione Fratelli tutti che può essere approvata da ogni Comune d’Italia per promuovere e costruire la pace a partire dai Comuni.
Buon lavoro: Non c’è via per la pace, la pace è la via.