{"id":21691,"date":"2023-10-10T18:38:20","date_gmt":"2023-10-10T16:38:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?post_type=articles&p=21691"},"modified":"2023-10-10T18:38:20","modified_gmt":"2023-10-10T16:38:20","slug":"la-costruzione-della-fraternita-della-pace-lintervento-di-sr-rita-giaretta","status":"publish","type":"articles","link":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/articles\/la-costruzione-della-fraternita-della-pace-lintervento-di-sr-rita-giaretta\/","title":{"rendered":"La costruzione della fraternit\u00e0 della pace: l’intervento di Sr. Rita Giaretta"},"content":{"rendered":"
Leggi la testimonianza integrale della religiosa, impegnata nella Rete Antitratta Usmi, Taitha Kum Italia, e fondatrice Comunit\u00e0 Casa Rut.<\/em><\/p>\n Grazie di questa significativa opportunit\u00e0 offertami di parlare non solo a nome delle religiose e degli operatori e volontari laici impegnati nella rete antitratta Usmi, ma anche e soprattutto a nome delle tante giovani donne migranti che hanno vissuto o che stanno vivendo ancora oggi l\u2019inferno della tratta, sia sulla strada che nell\u2019indor\u2026. Un crimine contro l\u2019umanit\u00e0<\/em>, come l\u2019ha definito Papa Francesco.<\/p>\n Penso alla mia vita di donna, di consacrata che si \u00e8 fatta scelta e missione, impegno e lotta, accoglienza e intreccio con la vita di queste giovani donne, spesso incinte o con bambini piccoli, anche minorenni, avvinghiate nella rete della tratta; prima a Caserta – quasi 25 anni \u2013 dove insieme ad altre consorelle, abbiamo dato vita a Casa Rut, un luogo di accoglienza e alla Coop. Sociale newHope; e ora qui a Roma, nel quartiere Tuscolana\/Don Bosco, dove da quasi tre anni, insieme a una consorella e ad alcune giovani che desiderano condividere un \u201cnuovo sogno di fraternit\u00e0 e amicizia sociale\u201d (Enciclica Fratelli tutti<\/em> 6), abbiamo dato vita a Casa Magnificat nel desiderio.<\/p>\n In Fratelli tutti<\/em> (FT) 233 si afferma che: La promozione dell\u2019amicizia sociale\u2026implica riconoscimento, avvicinamento e incontro con le tante realt\u00e0 impoverite, vulnerabili, <\/em>marginalizzate da un sistema che rischia di mercificare tutto, producendo scarti umani\u2026 e pertanto impegno instancabile di ognuno e di tutti nel riconoscere, garantire e ricostruire concretamente la dignit\u00e0, spesso ignorata, delle nostre sorelle e dei nostri fratelli, perch\u00e9 possano sentirsi protagonisti del proprio futuro e partecipi del bene comune\u201d <\/em><\/p>\n Dalla mia lunga esperienza accanto a queste giovani donne sento di dire che anche su questo dramma, \u201coccorre verit\u00e0\u2026 che \u00e8 una compagna indispensabile della giustizia e della misericordia. Perch\u00e9 verit\u00e0 \u00e8 riconoscere il dolore delle donne vittime di violenza e di abusi\u2026 Verit\u00e0 \u00e8 sapere, sentire, che ogni violenza commessa contro un essere umano \u00e8 una ferita nel corpo dell\u2019umanit\u00e0, una ferita aperta nella carne di Cristo\u2026 <\/em>e tutto questo ci riguarda, s\u00ec, tocca anche noi<\/em> (FT 227).\u00a0 Perch\u00e9 anche noi, in qualche misura, con pi\u00f9 o meno consapevolezza, siamo parte e solidali nel male.<\/p>\n Posso dire che sono state proprio loro, queste giovani donne: Joy, Jumi, Racheal, Mirela, Blerina, Vera, Blessing, Natasha\u2026 che mi hanno provocato a guardare e a \u2018toccare\u2019 le fragilit\u00e0, le tante ferite che abitano la loro vita, ma anche a riconoscere le nostre ferite, che spesso nascondiamo o non vogliamo vedere. Sono loro che mi hanno insegnato a non sentirci noi le salvatrici, le buone, le migliori, quelle e quelli che stanno dalla parte giusta, magari con la scusa di essere di Dio perch\u00e9 battezzati, praticanti, o religiose, illudendoci cos\u00ec di poter essere cristiani senza essere umani. Almeno per me posso dire che sono state proprio loro, queste giovani donne prostituite, nostre sorelle, a scuotere la mia vita di donna e consacrata, a risvegliare la mia umanit\u00e0 e a tenere viva, accesa e appassionata la mia fede.<\/p>\n Da oggi non ti chiamerai pi\u00f9 Joy, ma Jessica, farai soltanto quello che dico io \u2013 <\/em>\u00a0racconta Joy, giovane nigeriana nel libro scritto da Mariapia Bonanate \u201cIo sono Joy\u201d \u2013 Un grido di libert\u00e0 dalla schiavit\u00f9 della tratta, con la prefazione di papa Francesco.<\/p>\n Mi avevano rubato tutto. Il nome, la dignit\u00e0, il corpo, l\u2019anima, la libert\u00e0, il futuro. Ero una delle migliaia di schiave, vittime della tratta, che vivono nei sotterranei della storia.<\/em><\/p>\n E Jumi, arrivata al 5\u00b0 mese di gravidanza: Quando la polizia mi ha portata a Casa Rut, non mi sentivo pi\u00f9 una persona ma come un animale; mi sentivo brutta, sporca, non sapevo pi\u00f9 chi ero, solo buio dentro di me, solo tanto dolore e tanta rabbia.<\/em><\/p>\n Ecco, scegliere di abbracciare la vita di queste donne ha voluto dire, come ci ricorda FT 225, di essere disposte a mettere in atto percorsi di pace che conducano a rimarginare le ferite, ma anche avviare processi di guarigione e di rinnovato incontro con ingegno e audacia\u2026<\/em> per costruire insieme, passo dopo passo, un nuovo sogno di fraternit\u00e0 e di amicizia sociale<\/em>.<\/p>\n E questo ha chiesto a noi: anzitutto, il coraggio di uno sguardo.<\/strong><\/p>\n Mi ha sempre colpita l\u2019affermazione di Simone Weill: Ci\u00f2 che salva \u00e8 lo sguardo<\/em>. E sempre la Weill aggiungeva che la compassione e la gratitudine discendono da Dio, e quando vengono donate attraverso uno sguardo, Dio \u00e8 presente nel punto in cui gli sguardi s\u2019incontrano. <\/em><\/p>\n Che bello! Dio si fa presente negli sguardi che s\u2019incontrano. Sguardi che non giudicano, che non invadono le coscienze, che non inchiodano le persone al loro passato (ex prostituta, ex carcerato, ex e noi, dobbiamo dirlo, siamo bravi ad appiccicare ex) ma nemmeno alle loro paure, alle loro rabbie, ai tanti sensi di colpa; sguardi che sanno far emergere pazientemente le attese e i desideri profondi sotterrati dal male subito e dal dolore che urla muto, scavando nel bene che rimane comunque in ogni cuore. Sguardi che sanno scommettere su ognuna di loro, sulle sue potenzialit\u00e0 pi\u00f9 celate. Sguardi che ti fanno sentire persona, donna capace di rimetterti in cammino e percorrere insieme strade di riconciliazione, di liberazione e di pace. Bellissimo e appropriato questo verso poetico di Mariangela Gualtieri: L\u2019amore benedico\/ che d\u2019ognuno di noi alla catena \/fa carne che risplende.<\/em><\/p>\n L\u2019audacia di voler bene – <\/strong>Volere bene \u00e8 riconoscere l\u2019altro\/a con il cuore, e spaccare quella corazza che ognuna di queste donne si \u00e8 costruita per salvarsi dal dolore, che \u00e8 troppo. San Francesco ricordava ai suoi frati che non basta, anzi \u00e8 insufficiente fare del bene, perch\u00e9 fare del bene appartiene all\u2019esteriorit\u00e0, spesso al nostro bisogno di immagine, di riuscita, di sentirci a posto, mentre ci\u00f2 che conta, che vale, che \u2018tocca\u2019 le vite, che le trasforma, \u00e8 il voler bene. Questo appartiene all\u2019affettivit\u00e0, all\u2019interiorit\u00e0, al cuore; e volere bene crea riti e costruisce legami, relazioni; e questi non solo nutrono, ma si prendono cura della vita, di tutto e di tutti e diventiamo preziosi e unici l\u2019uno per l\u2019altro.<\/p>\n Ricordiamo tutti e con emozione il racconto del Piccolo Principe: \u00e8\u00a0il tempo che diamo alle persone che le rende preziose. <\/em>S\u00ec, \u00e8 il tempo che diamo, carico di cura, che porta queste giovani donne a sentirsi riconosciute, rispettate, amate e riconsegnate al futuro. \u00c8 questo voler bene che porta le ragazze a sentirsi scolpite ad una ad una nel nostro cuore di sorelle e madri, <\/em>come direbbe S. Angela Merici, nostra ispiratrice.<\/p>\n La bellezza di fare casa – <\/strong>Quando una persona non si sente riconosciuta, chiamata per nome, rischia di rimanere sempre prigioniera dell\u2019estraneit\u00e0.<\/p>\n Riacquistare l\u2019autostima non \u00e8 facile, r<\/em>acconta Blessing nel suo libro Il coraggio della libert\u00e0 \u2013 Una donna uscita dall\u2019inferno della tratta<\/em> (Edizione Paoline).<\/p>\n Ci vuole tempo e ci vuole qualcuno che ti segua. Da sole \u00e8 quasi impossibile. Casa Rut \u00e8 stata per me una vera famiglia piena d\u2019amore. Qui non sono importanti i legami di sangue. Questi, anzi, a volte possono essere una catena che ti fa del male. Qui, invece, ho vissuto legami fondati sul bene e sul volersi bene, sul rispetto, sulla fiducia e su un progetto condiviso di vita buona. <\/em>Ho sentito veramente che volevano il mio bene, senza altri interessi e senza chiedere nulla in cambio, se non responsabilit\u00e0 e impegno.<\/em><\/p>\n S\u00ec, ha ragione Papa Francesco nel ricordarci, che la nostra societ\u00e0 vince quando ogni persona, ogni gruppo sociale, si sente veramente a casa (FT 230).<\/em><\/p>\n La creativit\u00e0 feconda di gesti e di azioni liberanti – <\/strong>I gesti essenziali sono quelli che servono per vivere, evocano il pane, la casa, la confidenza, l\u2019amore, la speranza: \u00e8<\/em>\u00a0questa un\u2019affermazione molto bella della teologa A. Potente.<\/p>\n In particolare le tante ragazze nigeriane accolte, quando arrivano, tra le poche cose che hanno con loro quasi sempre hanno la Bibbia \u2013 Holy Bible. Questo ci dice quanto \u00e8 importante per la loro vita, per il loro cammino, anche nel gestire i tanti conflitti, la Parola di Dio; hanno bisogno di credere e di fare esperienza di Dio, di toccare la sua Misericordia, di sentire che sono abitate dallo Suo Spirito buono che pu\u00f2 curare e vincere ogni forza del male. Pensiamo alla forza devastante che ha in loro il rito Woodoo<\/em>.<\/p>\n Ecco allora l\u2019importanza di gesti che si fanno \u2018riti\u2019, portando in s\u00e9 la forza di una \u2018benedizione\u2019 in chi li riceve. Come il dono del rosario accompagnato da un segno di croce sulla fronte e da una Parola: tutto posso in Colui che mi d\u00e0 forza<\/em> o non temere io sono con te. R<\/em>osario che poi la stessa ragazza si mette al collo per sentire di essere \u2018toccata\u2019 e accompagnata dalla forza di quella Parola.<\/p>\n O come il dare loro vestiti, biancheria intima, sempre nuovi. Quando varcano la soglia della casa che le accoglie sentono di abitare un corpo fracassato, umiliato, derubato della dignit\u00e0. Si sentono sporche, brutte, usate da tutti, da uomini giovani e vecchi, puliti e sporchi. Consegnare loro abiti nuovi, sempre nuovi, con le etichette e imbustati, \u00e8 come donargli un abbraccio d\u2019amore, mettere un balsamo sulle loro ferite. Riconoscerle nella loro dignit\u00e0 di donne. Pensiamo alla parabola del Padre misericordioso (Lc 15,11-32).<\/p>\n Gesti che dicono a tutti noi, in maniera forte e autorevole, che queste donne non sono le \u2018poverine da aiutare\u2019, da assistere, come spesso rischiamo di fare, attraverso quelle forme di assistenzialismo, ancora cos\u00ec diffuse anche dentro le nostre chiese e le nostre comunit\u00e0; che sono dei cappi al collo che non promuovono e non liberano le persone.<\/p>\n Gesti ma anche azioni liberanti<\/strong> che aprano strade di emancipazione sociale perch\u00e9 ogni donna torni ad essere libera protagonista della propria vita. <\/em><\/p>\n E\u2019 il grande valore che ha avuto e che continua ad avere la Coop. Sociale newHope, con il laboratorio di sartoria etnica e lo Store newHope. Non la beneficienza ma solo il lavoro restituisce a pieno la dignit\u00e0<\/em>, affermava la prima presidente, Radegonde. Queste donne, da invisibili, da scarti sono diventate delle imprenditrici. Donne che in un territorio cos\u00ec depresso, com\u2019\u00e8 quello casertano, hanno saputo dare uno \u2018schiaffo\u2019 alla rassegnazione e all\u2019indifferenza aprendo vie possibili e concrete di riscatto e di rinascita.\u00a0 Donne insieme che hanno creduto che i grandi sogni, che danno fecondit\u00e0, pensano con il NOI<\/em> (Papa Francesco) ma anche e soprattutto che \u00e8 possibile oggi, un\u2019economia solidale che metta al centro il bene della persona, diversa dall\u2019economia di mercato che fa del profitto il suo unico fine.<\/p>\n Ogni manufatto creato, infatti, ha un senso e un significato, perch\u00e9 dentro c\u2019\u00e8 tutta la creativit\u00e0 e la forza di chi lo ha realizzato: una forza di giustizia, una forza di vita, una forza di libert\u00e0 di chi vuole mettere le ali per andare oltre il passato e guardare avanti. Una forza di partecipazione attiva alla vita della citt\u00e0, del nostro Paese, da donne \u2018in piedi\u2019, da cittadine \u2018in cammino\u2019, responsabili e custodi del bene comune.<\/p>\n Nelle ore libere dagli studi, lavoravo nella cooperativa sociale newHope – racconta Joy nel libro, Io sono Joy –\u00a0 \u00a0una sartoria etnica fondata da Casa Rut dove s\u2019impara non solo a cucire degli splendidi manufatti con le stoffe wax africane, ma a \u201ctrafficare la speranza\u201d e a ritessere la propria vita. \u00a0Il passato \u00e8 l\u00ec, sullo sfondo buio delle tempeste che ho attraversato. Non posso dimenticarlo, ma guardo davanti a me, per costruirmi, anche con l\u2019aiuto di persone che Dio stesso mi ha posto accanto e che mi vogliono bene, un\u2019esistenza che realizzi i miei sogni: continuare gli studi. Ma soprattutto aiutare altre donne che soffrono a ritrovare la dignit\u00e0 e una vita buona; trovare uno spazio nel mondo in cui tirare fuori tutta la bellezza che ho dentro e che ciascuno porta in s\u00e9. Me lo ripeto ogni giorno, mentre mi occupo del newHope Store, il punto vendita dei prodotti della cooperativa. E\u2019 un piccolo gioiello di armonia architettonica, una festa di colori. Voglio ripartire da questa bellezza, che rende forti, coraggiose, creative. Oggi sono ritornata a essere il significato del mio nome: gioia. Gioia di vivere, di amare, di donare, d\u2019inventare ogni giorno la vita e la speranza.<\/em><\/p>\n All\u2019inizio ho detto che su questo dramma della tratta occorre verit\u00e0 e concludo dicendo che fare verit\u00e0 \u00e8 anche osare di chiederci: perch\u00e9 cos\u00ec tanta domanda? Perch\u00e9 tanti maschi hanno bisogno di comprare il corpo di una ragazza, a volte ancora bambina?<\/p>\n S\u00ec, \u00e8 giusto fare di tutto per aiutare queste ragazze a ritrovate dignit\u00e0 e libert\u00e0, ma sono convinta che \u00e8 ancor pi\u00f9 necessario e urgente attivare processi che formano l\u2019uomo a relazioni nuove, al rispetto, alla gestione serena e costruttiva della sessualit\u00e0, dell\u2019affettivit\u00e0, per s\u00e9 e per la donna.<\/p>\n Non \u00e8 pi\u00f9 rimandabile un forte impegno formativo, educativo, umano e di sensibilizzazione da parte di tutti. Al fondo di tutto ci deve essere il riconoscimento dell\u2019altro\/a come persona con la stessa dignit\u00e0 e gli stessi diritti.<\/p>\n Quando un uomo chiede a una donna, a una ragazzina, “quanto costi?” riducendola a oggetto, a merce usa e getta, non solo sfigura l\u2019umanit\u00e0 della donna ma disumanizza anche s\u00e9 stesso.<\/p>\n Purtroppo devo riconoscere che la chiesa, in tutto questo, \u00e8 ancora troppo silente. Forse perch\u00e9 ancora, per tanti aspetti, impastata in una mentalit\u00e0 maschilista, patriarcale, ma oso sperare che sapr\u00e0 trovare il coraggio e l\u2019audacia di mettersi in gioco, in maniera libera e liberante.\u00a0 il Vangelo che lo chiede! \u00c8 lo Spirito che ci spinge a spalancare le porte del cuore, a sconfinare per unire le forze e creare \u2018alleanze\u2019 \u2013 e non solo fare rete, a vivere la \u201cconvivialit\u00e0 delle differenze\u201d –\u00a0 a saper partire dagli ultimi, sempre, per costruire insieme la fraternit\u00e0 della pace e dell\u2019amicizia sociale: mai pi\u00f9 schiave, mai pi\u00f9 schiavi, ma \u201csorelle e fratelli tutti\u201d.<\/p>\n <\/p>\n","protected":false},"featured_media":21699,"template":"","tags":[315,286,318,317,297,300,314,319,316],"categories":[233,87,81],"acf":[],"yoast_head":"\n
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