{"id":22748,"date":"2023-11-04T14:28:09","date_gmt":"2023-11-04T12:28:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?post_type=articles&p=22748"},"modified":"2023-11-06T14:29:49","modified_gmt":"2023-11-06T12:29:49","slug":"la-costruzione-della-fraternita-della-pace-lintervento-del-gen-figliuolo","status":"publish","type":"articles","link":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/articles\/la-costruzione-della-fraternita-della-pace-lintervento-del-gen-figliuolo\/","title":{"rendered":"La costruzione della fraternit\u00e0 della pace: l’intervento del Gen. Figliuolo"},"content":{"rendered":"
Trascrizione da video non verificata dall’autore<\/em><\/p>\n Il discorso che ha tenuto il Generale Francesco Paolo Figliuolo lo scorso 23 settembre al simposio organizzato dalla Fondazione Fratelli tutti, in collaborazione con la Basilica papale di San Pietro.<\/em><\/p>\n Buon pomeriggio a tutti, mi fa piacere condividere con voi qualche riflessione e vedere religiosi, laici, persone di et\u00e0 diverse tutti assieme qui. Ringrazio Padre Occhetta; il mio ringraziamento di cuore va al Vicario generale di Sua Santit\u00e0 della Citt\u00e0 del Vaticano, Cardinale Mauro Gambetti, che mi ha invitato qui concedendomi il privilegio di parlare a questa platea, confrontandoci sul tema della costruzione della fraternit\u00e0 della pace. Ovviamente le mie sono le riflessioni di un ufficiale, un comandante, di un uomo che ha avuto il privilegio di servire l\u2019Italia, avendo le responsabilit\u00e0 di uomini e donne.<\/p>\n Una parte autentica della mia vita militare, al pari di tantissimi uomini e donne in uniforme, l\u2019ho servita in aree del mondo dove ci sono persone che soffrono per situazioni di conflitto armato perch\u00e9 appena cessato, oppure per situazioni di grave instabilit\u00e0 dove violenze e terrorismi la fanno da padrona e quindi c\u2019\u00e8 bisogno di una forza militare che vada in qualche modo a fermare questi conflitti che nascono da fattori socio-economici, politici; spesso sono alimentate da insopportabili disuguaglianze e da odio etnico e raziale. Noi abbiamo giurato di servire in armi il nostro Paese e la nostra comunit\u00e0 con disciplina e onore, seguendo un ideale basato su valori come la lealt\u00e0, l\u2019obbedienza, la generosit\u00e0, lo spirito di sacrificio. Nella caserma degli Alpini di Torino dove ha sede la brigata taurinense che ho comandato fra il 2010 e 2011, c\u2019\u00e8 un monumento ai caduti con un\u2019iscrizione significativa \u201cla fede per credere, il coraggio per agire\u201d.<\/em> Parole che risuonano ancor di pi\u00f9 ripensando alla figura di San Maurizio, partono degli Alpini, celebrato proprio ieri (ndr. 22 settembre<\/em>), il quale fu esempio di abnegazione e coraggio di non rinunciare alla fede e ai suoi ideali.<\/p>\n Quindi, il coraggio della scelta<\/strong>. Noi militari, come ho detto, siamo impegnati molto per cercare di portare un po\u2019 di serenit\u00e0 in questi luoghi del mondo dove spesso, come ha detto Papa Francesco, c\u2019\u00e8 una terza guerra mondiale a pezzetti. Se guardiamo la situazione mondiale in questo momento ci sono circa 7500 militari italiani, che operano alle mie dipendenze, e che sono al servizio della sicurezza e stabilit\u00e0 in 26 paesi sottostanti alle leggi delle Nazione Unite, Unione Europea, o anche bilaterali. I nostri compiti sono tanti, variegati. Sicuramente portare in modo imparziale la sicurezza, senza la quale nessuna convivenza pacifica \u00e8 possibile o duratura, quindi disinnescare crisi e conflitti, lavorare per riannodare i fili di convivenza travolti dalla guerra, provvedere ai bisogni pi\u00f9 urgenti di popolazioni sofferenti che chiedono protezione, disarmare e bonificare il territorio, spesso pieno di ordigni inesplosi, formare le forze di sicurezza locale, affinch\u00e9 possano lottare contro le violenza e il terrorismo, favorire la ricostruzione promuovendo presso le istituzioni neonate il buon governo, i valori reali di democrazia e di coesistenza pacifica e il rispetto dei diritti umani. Questa \u00e8 un\u2019opera complessa che poggia sulla grande preparazione professionale, su un\u2019organizzazione attenta e sull\u2019umanit\u00e0 riconosciuta universalmente al militare italiano, qualsiasi sia il suo grado. Devo dire, \u00e8 veramente apprezzata da noi comandanti l\u2019opera dei cappellani militari \u2013 non lo dico perch\u00e9 siamo in questa sala dove sarebbe facile accogliere ovviamente un plauso \u2013 ma vi posso dire che i nostri soldati spesso, quando sono in condizioni di lontananza dai propri affetti, perch\u00e9 poi ognuno di noi chiaramente dietro l\u2019uniforme ha un ruolo umano, la propria fede e i propri affetti, si stringe spesso attorno ai cappellani che fanno davvero un\u2019opera meritoria e ci fanno sentire un po\u2019 tutti a casa.<\/p>\n \u00c8 importante l\u2019umanit\u00e0 che viene espressa attraverso la solidariet\u00e0, il rispetto della cultura altrui<\/strong>. Il militare italiano ha questa caratteristica: ascolta e parla con tutti, e quando lo fa, guarda negli occhi le persone; vede in esse esseri umani, non colori, pregiudizi; noi cerchiamo di operare in questo modo, poi \u00e8 chiaro che ci pu\u00f2 essere sempre qualche eccezione, per\u00f2 vi posso garantire che questo \u00e8 un segno distintivo e fa dell\u2019Italia quello che viene definito un soft power<\/em> perch\u00e9 \u00e8 chiaro, noi non siamo una superpotenza. Noi abbiamo un\u2019organizzazione efficiente ma i nostri numeri sono limitati rispetto ad altri, eppure l\u2019Italia viene apprezzata nel mondo grazie a questo modo di fare.<\/p>\n Ascolto e dialogo, uniti a fermezza e determinazione, quando ce n\u2019\u00e8 bisogno, sono la cifra dei nostri valori.<\/strong> Noi facciamo attivit\u00e0 di peacekeeping, un\u2019eccellenza di cui l\u2019Italia pu\u00f2 andar fiera, un esempio che contribuisce non poco alla sua reputazione nel mondo. A me vengono in mente tanti esempi di vita che ho trascorso: penso ai Balcani, quando nel 2000 (pensate che la guerra civile che port\u00f2 poi a scatenarne una in armi \u00e8 del 99 con l’intervento della Nato; tra marzo e giugno ci fu un bombardamento che port\u00f2 anche bombardamenti in Serbia e furono 78 giorni che rappresentarono un caso di diritto internazionale e di geopolitica, perch\u00e9 si intervenne prima della risoluzione Onu del giugno 99, quindi fu ex post che questo intervento ebbe le sue fondamenta giuridiche). Nel 2000 – dicevo – con la mia unit\u00e0 di artiglieria di montagna avevo il compito di garantire quel poco di libert\u00e0 di movimento, ma sicuramente la sicurezza, di un paese di circa 1000 abitanti che di fatto era un’enclave serba nella zona di Pec Peja. Fu davvero una grande esperienza per tutti noi soprattutto dal punto di vista umano. Comunemente uno pensa: \u201ci kossovari albanesi oppressi, i kossovari serbi oppressori\u201d, ma poi quando una persona si cala nella parte e va proprio sul territorio, capisce che il mondo non \u00e8 bianco e nero ma ha tantissime sfumature. Che cosa stava capitando l\u00ec? Poi lo disse benissimo Enzo Biagi che a Pasqua del 2000, tra i suoi giri, pass\u00f2 con me una mezza giornata a vedere le aree pi\u00f9 indicative e not\u00f2 che l\u2019uomo dava sfogo – in quel periodo – al peggio di s\u00e9. La guerra civile, quindi, rappresenta davvero un qualcosa di bestiale, di terrificante. Porta gli istinti peggiori dell\u2019uomo. Che cosa capitava? In questa citt\u00e0 di Pec i vicini di casa, che fino a qualche giorno prima bevevano assieme caff\u00e8 o un bicchiere d\u2019acqua, quando c\u2019\u00e8 stata la guerra, hanno occupato la casa del vicino, cose terribili. Sostanzialmente, queste 1000 persone vivevano isolate e denigrate da tutti perch\u00e9 erano kossovari serbi e dopo, anche l\u00ec c\u2019era la scala umana: i kossovari albanesi in posizione di comando, poi c\u2019erano i kossavari serbi, poi c\u2019erano i rom e altre etnie; c\u2019era sempre un ultimo. Si creavano cose incredibili, tipo tombe profanate per i motivi pi\u00f9 vari: perch\u00e9 – per esempio – i kossovari albanesi pensavano che l\u00ec dentro c’era un giovane che aveva aderito all’esercito serbo.<\/p>\n Poi sono tornato nel 2014 e ho trovato una situazione diversa: non si vedeva pi\u00f9 quello che si vedeva allora, come i bombardamenti nella piazza principale; sembrava quasi una situazione di normalit\u00e0, l\u00ec ho avuto il privilegio di comandare la forza multinazionale, quindi da un comandante di un\u2019unit\u00e0 di 250\/300 persone, comandavo una forza multinazionale che era allora quasi 5000 uomini e donne appartenenti a una trentina tra paesi NATO e paesi amici alleati. Era quindi una situazione migliore, la guerra non c\u2019era pi\u00f9, c\u2019erano tensioni inter-etniche dovute al fatto che la questione, ancora oggi irrisolta, ha bisogno di tempo, dialogo, maturit\u00e0 da parte delle classi dirigenti che vanno formate e che devono avere lungimiranza, avendo loro una visione del futuro del proprio paese. Un fenomeno di quel periodo che mi \u00e8 rimasto molto impresso \u00e8 stato quello dei giovani, bravi e abbastanza istruiti che per\u00f2 avevano perso totalmente la fiducia del futuro, ovvero ritenevano che non ci fosse possibilit\u00e0 di ascensione sociale nel loro paese perch\u00e9 di fatto quella classe dirigente era legata al potere, all\u2019esercito di liberazione del Kosovo, l\u2019UCK, che soffocava qualsiasi diversit\u00e0, non era inclusiva e si auto perpetrava; quindi c\u2019\u00e8 stata un emigrazione verso l\u2019Europa e in un Paese di circa 2 milioni di persone, tra il 2014 e il 2015 sono andate via un centinaio di migliaia di persone, la maggior parte delle quali faceva parte della classe attiva del paese. Se non si scava nelle motivazioni, il perdono per\u00f2 \u00e8 veramente difficile. Una volta il presidente kosovaro mi disse di essere contento poich\u00e9 il Paese stavano meglio rispetto al 2014 poich\u00e9 stavano scordando dei brutti avvenimenti ma che non erano ancora pronti al perdono<\/strong>. Anche qui, il fattore tempo e le azioni che possono fare le istituzioni come l\u2019Unione Europea e la NATO sono importanti, ovvero cercare di portare benessere, lavoro. Io essendo una persona semplice, a volte mi domando se fosse stato pi\u00f9 efficiente investire sulle famiglie dei territori, piuttosto che su organizzazioni non coordinate e sinergiche; la mia \u00e8 una riflessione magari non tanto appropriata che mi piaceva condividere oggi. Io credo che sia vero che la storia si ripete, motivo per il quale i comandanti e gli operatori delle organizzazioni, governative e non, devono studiare e essere preparati. Ricordo che ci fu un episodio nell\u2019aprile 2015 vicino Mitrovica, tristemente ricordata per il suo ponte che divide invece che unire, di un ragazzo albanese che, insieme ai suoi amici, cerc\u00f2 di rubare un cane da un canile di propriet\u00e0 di serbi, i quali rincorsero i ragazzi, uno di questi cadde nel fiume e non lo ritrovarono pi\u00f9. Ho pensato che l\u2019accaduto fu simile a ci\u00f2 che successe nel 2004 a Mitrovica, ossia che furono ritrovati 3 bambini albanesi annegati in un fiume o che li avessero annegati nel fiume Iba. Questa notizia scosse la popolazione, ci furono violenti scontri che generarono 19 morti, oltre 500 feriti, 23 edifici di culto religioso kosovaro-serbo bruciati. Quando ci sono queste cose bisogna poi cercare di decidere rapidamente e intervenire ma alla base dell\u2019intervento, cosa c’\u00e8 stato? Il dialogo, la comunicazione efficace alle comunit\u00e0 e alla famiglia<\/strong>, e fare in modo che le notizie non fossero manipolate per creare cose peggiori. Grazie a questa opera di mediazione, fatta sia dai militari italiani sia svizzeri, presenti in quel settore, fece s\u00ec che i rappresentanti di Kfor hanno partecipato al funerale di questo ragazzo, trovato dai sommozzatori.<\/p>\n Alla gente viene da domandarsi il perch\u00e9 della presenza dei militari svizzeri nel settore serbo con<\/em> i militari serbi; anche a me veniva la stessa curiosit\u00e0 quando li avevo alle dipendenze finch\u00e9 non ho appreso che in Svizzera c’\u00e8 molta emigrazione sia dal Kosovo sia dalla Serbia; quindi chiedono di venire in missione, conoscono spesso la lingua.<\/p>\n Voglio condividere brevemente con voi anche l\u2019esperienza in Afghanistan<\/strong>, dove noi poi, per decisione pi\u00f9 o meno unilaterale presa dagli Stati Uniti, ci siamo ritirati. Per\u00f2 l\u00ec qualche seme l\u2019avevamo lanciato, nella ricostruzione, nel portare valori democratici, cercare di dare un ruolo alle donne che erano neglette, non potevano studiare, e abbiamo fatto tanti progetti \u2013 io sono stato a Kabul ma poi specialmente Herat \u2013 come l\u2019inserimento delle donne nella societ\u00e0 civile, addirittura progetti sponsorizzati e finanziati dal Ministero degli Esteri e della Difesa, per garantire il successivo reinserimento delle donne detenute. Oggi noi abbiamo moltissimi progetti in queste nazioni: in Somalia sono stati ristrutturati diversi ambulatori della capitale; in Libia sono stati stanziati fondi per assistere la sanit\u00e0 pubblica attraverso quella che noi chiamiamo la Cooperazione civile militare; progetti per l\u2019istruzione in Niger, che in questo momento \u00e8 attraversata da un colpo di stato militare; abbiamo di recente donato computer, proiettori, stampanti, impianti audio e altri ausili a diverse scuole; progetti per l\u2019inclusione delle donne, spesso discriminate ed escluse dal contesto sociale ed economico; abbiamo realizzato questi progetti prima in Kosovo poi in altri stati specie in Africa; iniziative di tutela del patrimonio culturale in Libano, nel 2021 abbiamo sostenuto la riqualificazione del sito archeologico di Tiro.<\/p>\n Qual \u00e8 l\u2019ingrediente essenziale? Lo spirito di squadra<\/strong>; coinvolgere tutti gli attori, le istituzioni, le comunit\u00e0 \u2013 confrontandosi anche con toni accesi ma sempre con l\u2019idea di trovare un punto d\u2019intesa. E questo \u00e8 un metodo che ho cercato di applicare anche durante la mia esperienza di Commissario per l\u2019emergenza covid. Una campagna vaccinale senza precedenti che ha portato il Paese fuori da una gravissima crisi sanitaria, economica e sociale ed \u00e8 stato possibile grazie alla collaborazione per il bene comune, a uno spirito di coesione. L\u2019attenzione che ho voluto portare e mettere in priorit\u00e0 \u00e8 stata quella sempre delle fasce pi\u00f9 deboli, di quelle che potevano avere gli esiti peggiori nel caso avessero incontrato questo virus infido e cattivo, quindi la priorit\u00e0 ai deboli, ai fragili, agli anziani che sono poi le nostre radici. Questo \u00e8 quanto fu stabilito con l\u2019ordinanza – ricordo il numero – numero 6 dell\u2019aprile 2021, fortemente voluta dall\u2019allora presidente Draghi con cui mi confrontai. Poi quella che ho chiamato la Vaccinazione etica, in favore degli invisibili: facemmo un progetto pilota con la Comunit\u00e0 di Sant\u2019Egidio a Roma, ma poi fu ampiamente replicato da altre parti. Questa \u00e8 una delle pi\u00f9 belle pagine, dal mio punto di vista, di quel periodo, ma anche in quell\u2019occasione i nostri militari hanno operato in tanti campi dal supporto logistico, alla consegna e custodia dei vaccini. Ma quello che a me \u00e8 molto piaciuto \u00e8 stata l\u2019intuizione di mandare delle squadre mobili nelle regioni pi\u00f9 compartimentate, che avevano pi\u00f9 difficolt\u00e0 a fare delle vaccinazioni. Poi magari quelle che possono sembrare un numero minimo rispetto a quelle effettuate nei grandi hub per noi rappresentavano comunque tanto poich\u00e9 andavamo a vaccinare persone che o non potevano muoversi, perch\u00e9 magari allettate, o perch\u00e9 non alfabetizzate dal puto di vista informatico, o per altri motivi. Noi vediamo noi stessi in relazione a ci\u00f2 che ci circonda, mentre dovremmo espandere il nostro orizzonte. Anche in Italia c\u2019\u00e8 gente che vive in posti sperduti e magari non sa che \u00e8 importante vaccinarsi, o non poteva accedere alla app per prenotarsi, quindi quella \u00e8 stata un\u2019altra bella pagina. Poi, dal mio punto di vista, era anche un modo per fare una strategia di lungo periodo, ovvero vedere i militari anche con quest\u2019occhio perch\u00e9 spesso ci si interroga sull\u2019utilit\u00e0 di tali figure. C\u2019era la voglia di fare qualcosa di buono. L\u2019esperienza quindi sul campo aiuta a comprendere, conoscere e avere empatia per chi \u00e8 in difficolt\u00e0.<\/p>\n Adeso con quest\u2019ultimo incarico, abbinato a quello che gi\u00e0 ho, mi reco spesso nelle terre colpite dall\u2019alluvione. L\u2019intenzione \u00e8 di incontrare e capire chi ha patito perch\u00e9 \u00e8 chiaro che noi dalle carte sappiamo per\u00f2 – vi posso assicurare – che quando si incontra questa gente straordinaria, dignitosa, operosa, quello che riceve di pi\u00f9 sono io. Al mio rientro sono molto pi\u00f9 motivato per cercare di fare bene nel pi\u00f9 breve tempo possibile.<\/p>\n Concludendo, sarebbe bello vivere in assenza di conflitti, chiaramente, per\u00f2 noi dobbiamo cercare di costruire questa condizione<\/strong>. Come militari noi lo facciamo cercando di portare sicurezza perch\u00e9 essa, a mio avviso, \u00e8 una precondizione, \u00e8 anche per il benessere che tutti dovrebbero avere e condividere. A mio avviso, gli strumenti sono quelli sicuramente di dover studiare, inquadrare bene i posti in cui si va ma soprattutto ascoltare, comprendere e confrontarsi senza pregiudizi, in maniera aperta, avendo molta pazienza.<\/p>\n Io parlo spesso della pazienza strategica; come la goccia, quella che scava anche la pietra, dicevano gli antichi; quello va fatto, ossia uno non si deve arrendere: deve ripetere e, se l\u2019altra persona non capisce, come militare, ho anche l\u2019arma ma io la ho perch\u00e9 devi capire che certi comportamenti non vanno fatti quindi piano, piano, bisogna cercare di fare un cammino di questo tipo. Sarebbe ovviamente bello avere la fratellanza, il mio pensiero va a ci\u00f2 che accade in Ucraina, una guerra sanguinosa alle porte di casa. Io penso che nessuno di noi prima di febbraio 2022 avrebbe potuto pensare questo scenario. E’ un fatto gravissimo e credo che tutti quanti stiamo cercando e cercheremo di fare il massimo affinch\u00e9 questo di fermi.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":22750,"template":"","tags":[286,297,288,308,313],"categories":[233,87,81],"acf":[],"yoast_head":"\n