{"id":23528,"date":"2023-12-06T10:21:40","date_gmt":"2023-12-06T08:21:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?post_type=articles&p=23528"},"modified":"2023-12-21T15:40:24","modified_gmt":"2023-12-21T13:40:24","slug":"dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-di-padre-mario-picech-s-i","status":"publish","type":"articles","link":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-di-padre-mario-picech-s-i\/","title":{"rendered":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l’intervento di padre Mario Picech S.I."},"content":{"rendered":"
Inizio questo breve intervento cercando di rileggerle la mia esperienza a contatto con i sistemi carcerari,<\/strong> (decennale con quello messicano e di pochi anni con San Vittore a Milano) prendendo spunto dalle parole di Papa Francesco.<\/p>\n Mi soffermo su queste poche frasi della \u2018Fratelli Tutti\u2019<\/em>: \u201cIn molte parti del mondo occorrono percorsi <\/strong>di pace che conducano a rimarginare le ferite<\/strong>, c\u2019\u00e8 bisogno di artigiani di pace disposti ad avviare processi <\/strong>di guarigione e di rinnovato incontro<\/strong> con ingegno e audacia. <\/em><\/p>\n Dico subito che potr\u00f2 parlare solo <\/strong>di quelle dei detenuti<\/strong>: di coloro che le hanno provocate.<\/strong><\/p>\n Ed anche di chi le ha \u2018incontrate\u2019, in modo indiretto, attraverso l\u2019ascolto<\/strong>. \u00c8 la mia esperienza.<\/p>\n \u00a0IL MIO INCONTRO CON I DETENUTI –\u00a0 <\/strong>Mi sono ritrovato a visitare, negli anni, la gran parte delle carceri di massima sicurezza del Paese (8 dei 12 centri federali presenti nella Repubblica messicana) e questo, dopo una permanenza di otto anni in un\u2019isola carcere, chiamata Islas Marias<\/em>, nel Pacifico.<\/p>\n Quella nell\u2019isola fu un\u2019esperienza straordinaria di condivisione di vita <\/strong>di noi gesuiti con i detenuti. Una convivenza, non solo nostra, ma di tutto il personale sia quello dedito alla sicurezza, sia quello di carattere amministrativo, oltrech\u00e9 dell\u2019area giuridica, educativa, e sociale a supporto dell\u2019Istituzione. Fummo il primo gruppo di religiosi a vivere in pianta stabile in un carcere federale. Il complesso penitenziario si chiuse nel marzo del 2019.<\/p>\n La straordinariet\u00e0 dell\u2019esperienza consistette nel dare responsabilit\u00e0 ai prigionieri.<\/strong> (un\u2019isola 150 km quadri – l\u2019isola d\u2019Elba ne ha 220 – non la si pu\u00f2 attendere con il solo personale dell\u2019Istituzione.) I detenuti avevano la mansione di cuochi, magazzinieri, addetti agli impianti, facevano gli autisti, \u2026 anche per il personale; poi meccanici, muratori, professori. L\u2019isola non avrebbe funzionato senza il loro contributo. Erano parte del sistema logistico, ma anche di quello educativo.<\/p>\n Dopo la chiusura dell\u2019Islas Marias<\/em>, fui invitato a nei diversi Centri federali a svolgere soprattutto il mio ministero pastorale come sacerdote. Oggi aiuto il cappellano di San Vittore a Milano e continuo a collaborare con i direttori delle carceri messicane nell\u2019accompagnamento spirituale dei detenuti; ospite nei diversi centri federali.<\/p>\n L’INCONTRO CON I FUNZIONARI<\/strong> –\u00a0 Ci si potrebbe soffermare molto su come \u00e8 organizzato<\/strong> il sistema carcerario messicano federale e sul suo rinnovo<\/strong> delle regole di detenzione. \u00a0Ora le carceri si chiamano Ceferesos <\/em>Centri federali di recupero sociale. Sono passati pi\u00f9 di dieci anni da quella riforma che ha come perni 1.<\/strong> la dignit\u00e0<\/strong> del detenuto e 2.<\/strong> la sua<\/strong> integrazione<\/strong> sociale.<\/p>\n Non compete a me parlarne non avendo nessun incarico istituzionale. Voglio per\u00f2 raccontare un piccolo episodio che pu\u00f2 essere emblematico<\/strong> della sensibilit\u00e0 che ho incontrato in alcuni funzionari<\/strong>. Non entro nei particolari, per\u00f2 provo a riportare le parole di una telefonata: \u201cPadre, abbiamo pensato a lei per accompagnare una persona altamente pericolosa. \u00c8 in uno stato di agitazione. Vuole uccidere me, il direttore del carcere: cerchi di volergli bene<\/strong>\u201d. <\/em><\/p>\n Questa richiesta mi ha continuato a rimbalzare negli anni con tanti interrogativi: Cercare di voler bene a chi ci vuol far del male.<\/strong> Perch\u00e9 questa attenzione?<\/em> Da dove nasce questa forza?<\/em> Probabilmente fa parte della deontologia dei dirigenti pubblici<\/strong>: \u00e8 loro dovere proteggere ed aiutare: Ma a quale costo!<\/p>\n Negli ultimi anni ho assistito alla morte di diversi funzionari del sistema federale: una strage di cinque semplici operatori uccisi nel giorno del dia della madre<\/em>, nel Cefereso<\/em> di Morelos, poi il direttore di Puente Grande, la direttrice dell\u2019area tecnica in Chiapas, il direttore dell\u2019area giuridica a Guanajuato. E parlo solo dei funzionari che ho conosciuto, e che, negli anni, mi hanno accompagnato nell\u2019incontro dei detenuti pi\u00f9 sorvegliati. Ho incontrato persone che si preoccupano di chi pu\u00f2 farli del male, di chi li vuole uccidere<\/strong>. Questo fatto mi ha spinto a collaborare maggiormente con loro.<\/p>\n L\u2019ASCOLTO E LA FERITA – <\/strong>Cosa ha significato per me entrare in contatto con i detenuti?<\/em><\/p>\n Sicuramente immergermi in tanti interrogativi sulla realt\u00e0 del potere<\/strong> e sull\u2019esercizio della violenza, ma anche riconoscere, con sorpresa, quanto il desiderio di far del bene sia radicato nello spirito umano<\/strong>. Sopito, nascosto, ingabbiato, ma basta un incontro significativo per farlo risvegliare.<\/p>\n Bastano persone capaci di far vedere che sono disposti a fare sacrificio<\/strong> per gli altri<\/strong>, per fare emergere \u2018la parte buona\u2019 di ognuno di noi.<\/p>\n \u25a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Cosa ha significato per me questo contatto?<\/em><\/p>\n Riporto ancora le parole del Papa: \u201c<\/em>Un nuovo incontro non significa tornare a un momento precedente ai conflitti. Col tempo tutti siamo cambiati<\/strong>. Il dolore e le contrapposizioni ci hanno trasformato\u201d<\/strong>.<\/em><\/p>\n Papa Francesco fa riferimento alle relazioni di riconciliazione tra parte offendente e parte lesa, ma, in realt\u00e0, qualsiasi incontro produce una trasformazione<\/strong>. A maggior ragione in quelli che avvengono in un sistema carcerario dove si entra a contato<\/strong> con chi sente in s\u00e9 il peso del male compiuto<\/strong>.<\/p>\n Il contatto trasforma<\/strong>. Ha cambiato anche me, che del conflitto ho ricevuto solo una testimonianza indiretta.<\/p>\n \u25a0<\/strong>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Come avviene questa \u2018trasformazione\u2019? Cos\u2019\u00e8 avvenuto in me? Partecipare di un dolore, di una sofferenza, di una ferita inferta o subita, che cosa provoca? Cosa ti succede?<\/em><\/p>\n Assorbi<\/strong>. Accumuli<\/strong> dolore, morti, violenze. Non ne vorresti conoscere i dettagli, ma alle volte alcuni detenuti sentono il bisogno di raccontarteli. Ascolti.<\/strong> Proteggi,<\/strong> chi parla o si confessa, dallo sguardo dei compagni. Accogli <\/strong>le persone e con esse i loro racconti spesso di una violenza inaudita.<\/p>\n Il contatto trasforma?<\/em> S\u00ec, \u2018ferisce\u2019.<\/strong> Quell\u2019ascolto ti cambia?<\/em> S\u00ec, ti segna \u2026 anche se in apparenza non sembra<\/strong>. <\/em>Me ne resi conto con l\u2019esperienza del covid di qualche anno fa quando mi ammalai in modo significativo. In quella condizione di estrema debolezza e di senso di \u2018distacco\u2019, era come se si fosse risvegliato tutto il dolore interiore<\/strong>, l\u2019angoscia,<\/strong> il senso di<\/strong> vuoto, accumulato nel tempo vissuto in carcere. <\/strong>Mentre, l\u00e0, con mia sorpresa, l\u2019incontro con le persone rinchiuse nei moduli pi\u00f9 problematici, veniva vissuto con una inaspettata leggerezza. <\/strong><\/p>\n \u00a0<\/em><\/p>\n L’ACCOGLIENZA E L’OFFERTA – <\/strong>L\u2019incontro ti espone ad una ferita.<\/strong> E poi? Basta essere solidali o c\u2019\u00e8 dell\u2019altro?<\/em> Cosa si porta entrando in carcere?<\/em><\/p>\n Si pu\u00f2 entrare per curiosit\u00e0, ma si dura poco se si \u00e8 centrati solo sui propri interessi. Si entra offrendo quello che si \u00e8, ma anche quello che si sa: il proprio sapere. Sicuramente c\u2019\u00e8 chi offre<\/strong> le proprie competenze: \u00e8 il compito di molti operatori che lavorano nelle carceri e di molti volontari che aiutano a ricostruire una vita relazionale.<\/p>\n Per me, sacerdote, mi rimangono, come un monito che mi d\u00e0 una direzione, le parole pronunciate dal vescovo durante l\u2019ordinazione sacerdotale: \u201cRicevi<\/strong> le offerte del popolo santo per il sacrificio eucaristico<\/strong>. Renditi conto di ci\u00f2 che farai; imita ci\u00f2 che celebrerai. Conforma la tua vita al mistero della croce di Cristo Signore\u201d. <\/em><\/p>\n Queste parole nel tempo sono diventate la chiave di lettura per leggere ed abbracciare in una unit\u00e0<\/strong> le innumerevoli lacerazioni che continuava a produrre questa esperienza. Ho cercato di ascoltare per accogliere le offerte<\/strong> di questo \u2018popolo santo\u2019 (un popolo che si cerca in tutti i modi di rendere \u2018separato\u2019 rispetto alla nostra vita civile) per poi offrirle, <\/strong>ogni giorno, nell\u2019eucarestia, nel Simbolo dell\u2019Offrirsi di Dio.<\/p>\n \u00c8 proprio la categoria dell\u2019offerta<\/strong> che mi permette di dare unit\u00e0 all\u2019esperienza<\/strong> di questi anni. E penso che questo possa valere anche per chi \u00e8 stato dichiarato colpevole di un delitto e ne sconta la pena.<\/p>\n Ma quali sono gli aspetti che, come tentazioni, ostacolano questa possibilit\u00e0, come dice il Papa, di \u201ctentare una nuova sintesi per il bene di tutti\u201d. Cosa distrugge questa \u2018visione\u2019?<\/em><\/p>\n La tentazione pi\u00f9 grande, soprattutto per chi si \u00e8 macchiato di gravi reati, \u00e8 quella di identificarsi con il delitto stesso.<\/strong> Ricordo, in particolare, un episodio in cui, alla gioia di poter visitare alcuni detenuti maggiormente isolati. Uno di loro mi si avvicin\u00f2 con queste parole: \u201cPadre, no se da cuenta que entr\u00f2 en una jaula con los leones? <\/em>Come dire: siamo uomini di potere, pericolosi forti, capaci di sbranare, fare a pezzi<\/strong> e divorare. Insomma: delle fiere.<\/strong> Si identificavano con delle immagini di forza bruta. Candidamente gli risposi: \u201cA mi, me parecen todos angelitos\u201d<\/em>. Davvero mi rapportavo a loro in questo modo, riconoscendoli come portatori di un messaggio fraterno nonostante la pesantezza dello sguardo<\/strong> che faceva trapelare le loro esperienze violente. Ne ero certo: custodivano anche un desiderio di bene, di fraternit\u00e0<\/strong>, che non aveva trovato strada per esprimersi.<\/p>\n Aggiungo un\u2019ulteriore considerazione: in un luogo di detenzione, le limitazioni non interessano solo la realt\u00e0 del movimento o quello delle relazioni, ma \u2018le pareti\u2019 fanno emergere un limite radicale<\/strong> che va al di l\u00e0 degli aspetti esteriori toccando il mondo delle significazioni.<\/strong> Mi spiego: Quando non si riesce a cogliere la complessit\u00e0 del mondo<\/strong> in cui vivi, allora, si prova a semplificarlo: lo si definisce fino a ridurlo alla logica binaria del bianco o nero<\/strong>, dell\u2019amico o nemico; fino all\u2019assurdo di stabilire chi \u00e8 colui che merita di vivere e chi invece deve essere eliminato.<\/p>\n Si limita l\u2019interpretazione della realt\u00e0<\/strong> riducendo i suoi significati<\/strong> solo gli estremi.<\/strong><\/p>\n \u00c8 il modo di pensare di chi commette un crimine, rendendo esplicita la sua incapacit\u00e0 di relazionarsi nella complessit\u00e0 della vita sociale<\/strong>. Qui entri il ruolo degli educatori. Penso che uno dei compiti principali di un sistema educativo carcerario sia proprio quello di favorire l\u2019allargamento dello spettro di significazioni della realt\u00e0 \u2026 <\/strong>fino a poterne riunire gli estremi che permettono di riconoscere, nel \u2018nemico\u2019, il fratello.<\/strong><\/p>\n Anche una visita inaspettata pu\u00f2 entrare in questo compito. Sembrer\u00e0 poetico, ma alle volte \u00e8 bastato un sorriso che esprimesse il desiderio di stare con chi \u00e8 in carcere per illuminare uno sguardo segnato dalla violenza e quindi dalla incomunicabilit\u00e0.<\/p>\n \u00c8 cos\u00ec anche per chi incontro in carcere? Oltre al nostro modo di guardare la realt\u00e0, c\u2019\u00e8 qualche riscontro che confermi il desiderio di offrirsi?<\/em><\/p>\n Sempre un detenuto cerca di offrirti qualcosa. E se non ha nulla? Il tempo in carcere non manca. Si offre il tempo: un tempo dedicato alla preghiera.<\/strong> Chi \u00e8 in isolamento spesso entra<\/strong> in relazione con gli altri attraverso la preghiera.<\/strong> \u00c8 il legame con Dio che fa da ponte con l\u2019esterno. Si portano a Dio le necessit\u00e0 dei propri cari. Si prega per la loro protezione, ma l\u2019orazione non si limita soltanto ai conoscenti. Mi \u00e8 capitato spesso da parte dei detenuti di ricevere la richiesta del nome di qualche persona in difficolt\u00e0 per cui pregare.<\/strong> Era visto come l\u2019unico modo possibile di donarsi e di esprimere la propria gratitudine. Un modo per potersi sentire parte di una comunit\u00e0 e di dare il proprio contributo alla sua crescita.<\/p>\n C\u2019\u00e8 poi il desiderio, come di ogni uomo, di offrire la propria vita a Dio<\/strong>: una vita da tanti giudicata; una vita che a ripercorrerla con la memoria risulta spesso fonte di frustrazione e di rabbia. Quella vita viene offerta a chi desidera accoglierla.<\/p>\n \u00a0<\/strong><\/p>\n UN LUOGO DOVE “RICONOSCERSI” NELL’UNITA’ – <\/strong>Come leggersi parte di una comunit\u00e0? <\/em>Innanzi tutto, si tratta di ritrovarla recuperando i gesti buoni che abbiamo compiuto nella vita e tutte quelle opere di bene di cui siamo stati oggetto. Ma soprattutto ritrovarli composti in una visione.<\/p>\n Il Papa spesso parla spesso di guardare l\u2019orizzonte, di leggersi in una visione che faccia unit\u00e0 di tutti noi. Della necessit\u00e0 di leggersi in una visione ne ebbi una maggiore consapevolezza la scorsa estate, grazie al racconto di un detenuto: \u201cEravamo un gruppo di brave persone, chi lavorava, chi studiava, insomma, appartenevamo a delle buone famiglie. Nell\u2019arco di pochi anni ci siamo ritrovati ad essere un gruppo di criminali. Cos\u2019\u00e8 che ci ha trasformato in questo modo? E qui la sua lettura dell\u2019esperienza criminale mi sconvolse. \u201cCi veniva offerta un\u2019avventura. Una vita sopra le righe. Non si pensava a quello che si stava facendo. Si faceva\u201d. Veniva data una visione!<\/p>\n Nelle visite in carcere ho chiesto sempre con insistenza di poter mangiare nei moduli con i detenuti, soprattutto con chi, per storia personale, si \u00e8 ritrovato a vivere in un regime di ferreo isolamento. Era necessario un segno che ci ricordasse che siamo parte di una stessa comunit\u00e0, e il cibo mangiato in comune, <\/strong>non quello preparato per te a parte, lo comunicava nei fatti<\/strong>, senza tante parole. Mangiare ad una stessa tavola riconoscendoci bisognosi di uno stesso cibo. Una mensa che per me diventava inoltre segno fattuale di quella liturgica del banchetto Eucaristico.<\/p>\n C\u2019\u00e8 bisogno di uno spazio dove \u2018situarsi\u2019 per ritrovare questi legami intessuti in una trama che ci racconti storie che ci danno una visione sulla vita.<\/p>\n L\u2019immagine dell\u2019Ultima Cena di Leonardo, ritrovata presente in tante case dei messicani e tatuata in molti corpi, ci ha accompagnato in questo percorso. Una tavola imbandita in cui ci ritroviamo commensali del Signore, dove ognuno di noi porta il proprio cibo e lo condivide con quello degli altri.<\/p>\n C\u2019\u00e8 bisogno di un luogo dove poter trovare ricomposti, direi trasfigurati, i legami lacerati. Luoghi in cui raccontare il proprio dolore, ma soprattutto dove poter ritrovare la propria offerta accolta in una Offerta pi\u00f9 grande.<\/strong><\/p>\n","protected":false},"featured_media":23531,"template":"","tags":[286,347,337,346,340],"categories":[233,87,81],"acf":[],"yoast_head":"\n\n
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