{"id":23715,"date":"2023-12-28T14:18:54","date_gmt":"2023-12-28T12:18:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?post_type=articles&p=23715"},"modified":"2024-01-16T17:23:45","modified_gmt":"2024-01-16T15:23:45","slug":"dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia","status":"publish","type":"articles","link":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/","title":{"rendered":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l’intervento della prof. Cartabia"},"content":{"rendered":"

(Trascrizione non rivista dall’autore)<\/em><\/p>\n

Grazie a Padre Occhetta, un saluto a tutti. Partirei, per qualche riflessione sulla giustizia riparativa, proprio dall\u2019ultima considerazione di Padre Occhetta, cio\u00e8 ogni riforma della giustizia \u00e8 preceduta da qualcosa; da un cambiamento che \u00e8 gi\u00e0 in atto. La storia della riforma della giustizia riparativa in Italia, che ha contribuito quantomeno a portare all\u2019approvazione della legge – decreto legislativo 150 del 2022 nel nostro ordinamento – insieme al lavoro fatto al Consiglio d\u2019Europa nel dicembre 2021 – che ha portato a una dichiarazione d\u2019impegno di tutti i paesi del Consiglio d\u2019Europa a realizzare questi progetti di giustizia riparativa – non sono nati al Ministero, non sono nati nei 20 mesi in cui ho potuto servire il nostro Paese con il governo Draghi. Sono nati molto prima e hanno, in un certo senso, scavato dentro di me; mi perdoner\u00e0 Padre Occhetta se in questo contesto tengo anche un po\u2019 un registro personale, credo che l\u2019uditorio sia un\u2019ambiente giusto in cui spiegare anche un po\u2019 la genesi di certi movimenti e di certi tipi di impegno.<\/p>\n

Come sono venuta a conoscenza e come mai la giustizia riparativa, che a mio parere \u00e8 un vero cambio di paradigma nel modo di guardare alle esigenze di giustizia delle nostre societ\u00e0, mi ha interessato e ha mobilitato anche le mie energie sia come studiosa, sia laddove ho potuto servire nel mondo istituzionale. Come le cose pi\u00f9 belle della vita, le pi\u00f9 innovative e le pi\u00f9 interessanti, nascono sempre come una sorpresa. Questa sorpresa all\u2019origine della mia conoscenza della giustizia riparativa porta un preciso momento, il 2015, quando ho ricevuto da un caro amico che avrebbe voluto essere qui oggi ma che non \u00e8 riuscito, Adolfo Ceretti, un libro dal titolo \u201cIl libro dell\u2019incontro\u201d, che racconta di otto anni di incontri, appunto, tra alcune vittime degli anni di piombo e alcuni dei protagonisti della lotta armata. Questo libro \u00e8 arrivato quando io ero alla Corte Costituzionale sul mio tavolo di cristallo; ricordo benissimo il momento, aveva una dedica molto speciale, del resto il suo autore \u00e8 molto speciale. Diceva: \u201cA Marta, so che capirai\u201d. \u00c8 una dedica \u201cstrana\u201d: essendo un libro di diritto e occupandomi di ci\u00f2 da una vita mi sono detta: \u201ccapir\u00f2\u201d. Evidentemente alludeva a una novit\u00e0, a una profondit\u00e0, a un\u2019intensit\u00e0 di parole, di esperienza che non facilmente viene compresa e che introduceva qualche elemento che mi avrebbe richiesto qualcosa di pi\u00f9 della solita tecnica di lettura di un libro di diritto che una persona esperta in quella materia legge guardando l\u2019indice e sfogliando un po\u2019 per traverso perch\u00e9 sa dove va a parare. L\u00ec non sapevo dove andavo a parare ma la cosa mi ha colpito tantissimo. La lettura di quel libro strano, fatto di saggi, riflessioni ma anche di tante testimonianze, di lettere, biglietti, appunti, di tanti generi diversi, mi ha molto colpito perch\u00e9 ha risuonato dentro di me come una luce, una promessa per guardare a qualcosa che andavo cercando da sempre, forse dal primo giorno in cui mi sono iscritta alla facolt\u00e0 di giurisprudenza.<\/p>\n

Che cos\u2019\u00e8 quest\u2019elemento di novit\u00e0 che va colmare un vuoto, una mancanza che in tutti questi decenni di vita da giurista – spesi in vari ambiti – ho avvertito sempre?<\/p>\n

Uno scarto. Uno scarto tra l\u2019attesa, il bisogno di giustizia che c\u2019\u00e8 nel cuore umano di tutti – chiunque ha vissuto un\u2019esperienza di ingiustizia, piccola o grande, traumatica o semplicemente passeggera – e la capacit\u00e0 di rispondere a quest\u2019esigenza data dagli strumenti ordinari del diritto. Dalle cose pi\u00f9 piccole, i conflitti nell\u2019ambito del lavoro piuttosto che le piccole ingiustizie che avvengono nella vita sociale, alle grandi ferite che nascono soprattutto dai grandi reati di sangue: tutti quanti avvertiamo che la vita quotidiana ci urta con delle esperienze sempre brucianti di ingiustizia, anche se piccole, e le risposte che noi riusciamo a dare con tutti i nostri secoli, millenni di civilt\u00e0 giuridica, anche quando sono perfetti, quando non c\u2019\u00e8 l\u2019errore giudiziario, la negligenza, anche quando funziona la macchina della giustizia, lasciano un bisogno incolmato.<\/p>\n

Questo scarto l\u2019ho notato innanzitutto dentro di me come studiosa, docente, giudice, come ministro, ma, soprattutto nel periodo in cui sono stata al Ministero, \u00e8 un\u2019esperienza che si \u00e8 resa molto toccante e concreta nell\u2019incontro sia con i detenuti sia \u2013 ancor di pi\u00f9 \u2013 nell\u2019incontro con le vittime. Mille volte ho visitato le carceri italiane e altrettante volte ho incontrato detenuti dentro quelle carceri che mi dicevano: \u201c\u00e8 un\u2019ingiustizia questa condanna che mi \u00e8 stata data\u201d; quasi tutti lo dicono e non in mala fede, poi c\u2019\u00e8 da capire e vedere se \u00e8 vero o meno, ma questa \u00e8 un\u2019altra cosa, \u00e8 una questione della percezione che ne hanno. Quando si incontrano le vittime, soprattutto quelle di grandi fatti, disastri, di grandi reati, quel senso di un bisogno incolmabile tante volte si esprime con la richiesta di nuovi processi: \u201cma posso fare qualcos\u2019altro, ministro? Posso andare ancora da un\u2019altra parte? Questo giudizio \u00e8 il primo grado, secondo grado, terzo grado e poi la Corte Europea; cos\u2019altro si pu\u00f2 fare?\u201d. Naturalmente si deve fare tutto quello che si pu\u00f2 fare ma, anche quando potevo esprimere qualche consiglio di tipo tecnico rispetto alle varie situazioni o quando raccontavo come mi battevo per permettere che la giustizia potesse avere il suo corso, la consapevolezza in me che il loro bisogno non sarebbe stato appagato fino in fondo, era molto chiara e nitida. Secondo me \u00e8 un bisogno che la nostra societ\u00e0 sente moltissimo ed \u00e8 in questi termini che io mi spiego, almeno in parte, come mai di fronte ai grandi drammi, ai problemi che affliggono di pi\u00f9 la nostra societ\u00e0 \u2013 le violenze sulle donne, la tratta degli esseri umani, ecc. \u2013 immediatamente la risposta da parte di tutti i soggetti politici \u00e8: \u201caumentiamo i reati, alziamo le pene\u201d. Secondo me questa non \u00e8 la strada ma vorrei far capire come quella reazione, che si pu\u00f2 liquidare con altre spiegazioni pi\u00f9 superficiali, risuona nella popolazione; ha presa nella popolazione perch\u00e9 di fronte ai conflitti che attraversano la nostra societ\u00e0 si avverte l\u2019esigenza di far qualcosa; un bisogno di fare di pi\u00f9 che diventa: \u201cfacciamo un diritto penale pi\u00f9 severo\u201d.<\/p>\n

Credo che dobbiamo guardare con questi occhi questa tendenza del nostro secolo che a mio parere non porta nella direzione che si vorrebbe raggiungere ma \u00e8 espressione di questa distanza, di questo scollamento, di questo iato che c\u2019\u00e8 tra la dimensione infinita del bisogno umano di giustizia e la povert\u00e0 dei mezzi che abbiamo a disposizione per rispondere a quest\u2019esigenza. Le pene pi\u00f9 severe sono un tentativo – certamente non soddisfacente – ma che ci rilevano il bisogno che c\u2019\u00e8 nel cuore di ogni uomo. Allora la domanda da farsi \u00e8: \u201cc\u2019\u00e8 qualcosa di diverso, di meglio, di pi\u00f9 nuovo dell\u2019antica perpetuazione della risposta al male con il male, alla violenza con la violenza, alla ferita con la vendetta?\u201d. Devo dire che il libro di Adolfo Ceretti, che pi\u00f9 che essere un libro \u00e8 il racconto di un\u2019esperienza \u2013 ed \u00e8 proprio questo aspetto la sua forza -, insieme alla testimonianza di Gemma Calabresi, sono stati per me i due fari che hanno letteralmente illuminato il mio percorso anche come Ministro della Giustizia, oltre che la mia riflessione su questi temi, e che mi hanno portato ad approdare l\u00ec, ovvero al tentativo di introdurre in Italia un\u2019infrastruttura legislativa che potesse offrire a tutti quella possibilit\u00e0 di giustizia riparativa che \u00e8 raccontata nel libro di Ceretti.<\/p>\n

Questa ricerca di un sistema sociale giusto, di rapporti umani giusti ha da sempre messo in moto l\u2019umanit\u00e0 nella configurazione di forme di giustizia sempre nuove e, tra queste, io credo che dobbiamo, con molta attenzione, guardare a questo nuovo e antico paradigma, lo troviamo nella Bibbia come diceva Padre Occhetta, che ha qualcosa da dire anche al nostro tempo odierno. Perch\u00e9 dico che c\u2019\u00e8 questa ricerca incessante di forme nuove, di trasformazioni della giustizia anche nelle sue espressioni? Guardiamo le opere letterarie. Padre Occhetta ha ricordato il mio lavoro su alcune tragedie greche: per esempio, troviamo nelle Eumenidi, troviamo un passaggio straordinario, ovvero quello dalla giustizia intesa come vendetta alla giustizia del tribunale, dell\u2019istituzione del tribunale che viene fatto dalla dea Atena per mettere fine a una tragedia familiare che non portava altro se non delitti di sangue, omicidi, matricidi, patricidi, uno dopo l\u2019altro, e soprattutto conflittualit\u00e0 nella polis generalizzata. Anche in un\u2019opera come la Divina Commedia, si trovano una vasta pluralit\u00e0 di espressioni della giustizia che sono sorprendenti. Quando pensiamo alla Divina Commedia, pensiamo automaticamente all\u2019inferno e alla legge del contrappasso; tendenzialmente il peccatore, il reo, chi ha commesso il male, viene punito con una pena che replica il male che ha compiuto. In Dante, per\u00f2, non c\u2019\u00e8 solo questo; perch\u00e9 se \u00e8 vero che l\u2019inferno \u00e8 dominato da questo, poi ci sono degli altri punti della Divina Commedia dove si trovano delle eccezioni a questa regola: ad esempio Bonconte di Montefeltro, che nell\u2019ultimo istante della sua vita versa una lacrimetta, invoca la Madonna e viene portato in paradiso, strappato alla furia dei diavoli che lo vogliono invece fagocitare nell\u2019inferno.<\/p>\n

La cosa su cui vorrei soffermare la vostra attenzione \u00e8 un passaggio che io trovo evocativo per la nostra riflessione di oggi, siamo nel canto XIII del Purgatorio, in cui viene ritratta questa donna invidiosa \u2013 l\u2019invidia \u00e8 uno dei motori peggiori del veleno dei rapporti sociali \u2013 Sap\u00eca che si presenta a Dante e dice: \u201cSono Sap\u00eca, con questi altri rimendo qui la vita r\u00eca\u201d. \u00c8 un passaggio bellissimo perch\u00e9 introduce l\u2019idea di una giustizia – e se volete anche di una pena – non come mera sopportazione di un male inutile e foriero di altrettanto male. Qui c\u2019\u00e8 un\u2019idea di una giustizia come rammendo, l\u2019idea di un periodo di tempo che prende atto del proprio male; un punto di partenza ineluttabile che \u00e8 in questo caso lei che prende atto di quello che \u00e8 stata la sua vitae. Ci sono poi due elementi che sono il cuore di questo paradigma nuovo della giustizia: il primo elemento \u00e8 l\u2019idea di un male come ferita e di una pena come tempo in cui ci si prende cura di quella ferita per poter rammendare, ridare vita a quel tessuto ferito. Il secondo elemento \u00e8 che questo processo lo si fa con altri. Mentre gli altri nell\u2019inferno di Dante sono un fattore non secondario della pena, sono coloro che ti infliggono il male che ti \u00e8 stato assegnato, nel purgatorio sono dei compagni che ti permettono di poter portare la tua pena verso il suo destino e il suo compimento.<\/p>\n

Giustizia come rammendo, come riparazione, come ricucitura, come ristabilimento nelle relazioni. Non solo a livello personale, ma anche a livello di umanit\u00e0, noi vediamo che questo bisogno di giustizia \u00e8 talmente sproporzionato, sempre oltre le nostre capacit\u00e0 umane, che ha messo in moto nella storia umana una ricerca che ha portato ad esiti sempre diversi; per tantissimo tempo il paradigma della giustizia \u00e8 stato solo vendetta, lo troviamo anche in Dante. A un certo punto c\u2019\u00e8 uno dei suoi parenti che non \u00e8 mai stato rivendicato di un omicidio violentissimo e Dante sembra quasi promuovere la sua vendicazione perch\u00e9 non \u00e8 accettabile non punire certe cose. L\u2019idea della vendetta \u00e8 il paradigma meno evoluto ma che risuona nella nostra umanit\u00e0 perch\u00e9 l\u2019impeto di fronte a un male commesso \u00e8 quello di reagire, salvo pochi episodi.<\/p>\n

Succedono normalmente delle reazioni di vendetta reciproca che sono alla fine distruttive su ogni fronte, infatti nella tragedia greca \u00e8 potentissima la narrazione del paradigma della vendetta come fattore distruttivo, non solo per le persone implicate in questi regolamenti di conti del tutto non addomesticati, ma per l\u2019intera societ\u00e0. Non siamo fermi all\u2019epoca della vendetta, \u00e8 chiaro, nessuno pensa che il nostro Paese si fermo a quel tipo di situazione: abbiamo i tribunali e abbiamo una giustizia in cui si frappone un terzo giudice ai regolamenti di conti tra privati. Ma questo \u00e8 sufficiente? Chiedetelo a chiunque abbia avuto un\u2019esperienza in un tribunale, anche per questioni di giustizia civile: per quanto giusta sia, la sentenza non chiude mai la vicenda che si \u00e8 aperta con un atto di ingiustizia.<\/p>\n

Allora qual \u00e8 l\u2019elemento di novit\u00e0 che si introduce attraverso questo paradigma o si cerca di raggiungere con questo elemento della giustizia riparativa? Innanzitutto \u00e8 una comprensione di cos\u2019\u00e8 l\u2019ingiustizia, perch\u00e9 normalmente noi abbiamo l\u2019idea che si tratti di infrangere una regola, andare contro la legge dello stato, violare un precetto normativo. Nell\u2019idea di giustizia riparativa il reato \u00e8 innanzitutto la ferita in un rapporto personale, quando c\u2019\u00e8 una vittima diretta del reato commesso, ma anche la ferita nella vita sociale, per esempio nei reati di corruzione. La rottura del patto sociale \u00e8 l\u2019elemento distruttivo, non ti senti pi\u00f9 parte di una societ\u00e0 quindi ti permetti di perseguire il tuo interesse a detrimento del benessere comune, soprattutto se hai delle responsabilit\u00e0 pubbliche. L\u2019idea di giustizia riparativa \u00e8 partire dall\u2019idea che il fatto ingiusto \u00e8 una rottura del rapporto, mette al centro le relazioni umane. Quanto abbiamo bisogno di ripensare alla centralit\u00e0 delle relazioni come elemento costitutivo del nostro modo di pensare anche al diritto o alla nostra vita sociale? Si ragiona in termini di fraternit\u00e0, di legami. Credo che sia un elemento sorgivo di questa nuova concezione della giustizia riparativa che non va confusa con una forma di condono, di indulto, di indulgenza, di grazia (questi strumenti necessari ci sono in tutti gli ordinamenti). Questa per\u00f2 \u00e8 un\u2019altra cosa: qui non si tratta di evocare un diritto penale mite; si tratta di cambiare paradigma e di vedere che il reato, il male compiuto ferisce le relazioni umane. Siamo in un\u2019epoca in cui queste relazioni sono tutte terribilmente ammalate, anche quelle pi\u00f9 intime, tant\u2019\u00e8 che tra i reati che crescono in termini di numeri ci sono quelli tra i pi\u00f9 vicini, quelli nei rapporti domestici. E questa \u00e8 una cosa che non pu\u00f2 non interrogare.<\/p>\n

La definizione che abbiamo messo nella legge di giustizia riparativa, che si appoggia a riflessioni ed esperienze fatte da molti anche a livello internazionale, dice cos\u00ec: \u201cgiustizia riparativa \u00e8 ogni programma che consente alla vittima di reato e alla persona indicata come autore dell\u2019offesa e ad altri soggetti appartenenti alla comunit\u00e0 di partecipare liberamente in modo consensuale, attivo e volontario alla risoluzione delle questioni derivanti dal reato con l\u2019aiuto di un terzo imparziale, adeguatamente formato, denominato mediatore\u201d. Chi compare in questa forma di giustizia rispetto alla giustizia che noi conosciamo dei nostri tribunali? La giustizia penale che viene amministrata in tribunale, vede l\u2019accusa, lo stato, la difesa del reo e un giudice. Quasi del tutto assenti sono le vittime, salvo la possibilit\u00e0 di costituirsi come parte civile solo ai fini del risarcimento del danno, ma non entrano nella preoccupazione del diritto e della giustizia penale; questi sono preoccupati di punire il colpevole, il focus \u00e8 quello, e indirettamente quindi di risanare il malaffare in modo tale da dare maggiore sicurezza. Il focus della giustizia penale resta nel rapporto tra lo stato e il colpevole. Nella giustizia riparativa entrano due soggetti che non ci sono, se non accidentalmente, ovvero le vittime e la comunit\u00e0. Una questione di un reato commesso non \u00e8 una questione privata del poveretto che \u00e8 stato in quel momento colpito; \u00e8 una questione che ci riguarda tutti. C\u2019\u00e8 un passaggio del cardinale Carlo Maria Martini nel libro \u201cUn\u2019altra storia inizia qui\u201d, che prende a prestito una frase di Paul Ricoeur, in cui il cardinale Martini parlando della giustizia dice: \u201cbisognerebbe iniziare a pensare alla giustizia pensando al fatto che non si tratta di giustiziare il colpevole ma di far giustizia alle vittime.\u201d<\/p>\n

Tutta la nostra giustizia penale \u00e8 invece sbilanciata soltanto sulla questione di \u201cgiustiziare\u201d; magari non di giustiziarlo nei termini brutali che questa parola evoca, ma quella efferatezza, quella severit\u00e0 del diritto penale che andiamo cercando \u00e8 l\u00ec che tende a portarci, tanto quanto al fatto di rispondere al bisogno di giustizia di chi \u00e8 stato ferito. Per questo la giustizia riparativa, appunto nel decreto che noi abbiamo approvato, si spira anche a tutta quella grande riflessione che c\u2019\u00e8 a livello internazionale su come dare voce alle vittime, alle loro esigenze, al loro vissuto. Non soltanto come testimoni del processo: certo che vivere, dare la loro testimonianza \u00e8 anche una gran fatica, chiedete a chiunque abbia dovuto testimoniare nel processo quanto \u00e8 un rivivere il dolore; certo che le vittime chiedono innanzitutto che i processi siano fatti. Ricordavo prima il mio incontro con Gemma Calabresi: il momento in cui ci siamo conosciute anche personalmente \u00e8 stato quando io da ministro della giustizia e lei da protagonista di queste vicende, cercavamo di riportare in Italia alcuni esponenti degli anni di piombo, ancora rifugiati in Francia, chiedendone l\u2019estradizione. Il presidente francese Emmanuel Macron ci aveva concesso di rimuovere gli ostacoli, poi la Corte di Cassazione francese ha bloccato tutto. Nel dialogo con lei – che aveva fatto questa bellissima intervista con suo figlio \u2013 emergeva che lei \u00e8 stata quella che forse pi\u00f9 di tutti gli altri \u00e8 arrivata fino al vertice del perdono, che non \u00e8 cosa da tutti di fronte a una situazione di questo genere; lei era ferma nel dire: \u201ccerto che occorre che questi possano ritornare in Italia perch\u00e9 la verit\u00e0 processuale serve\u201d. Poi lei aggiungeva: \u201cnon perch\u00e9 mi interessi vedere mandare in carcere degli ottantenni ormai malati ma per ripristinare la verit\u00e0 storica dei fatti.\u201d<\/p>\n

Questo \u00e8 un punto di partenza che \u00e8 indispensabile, ma su questo occorre innestare qualcos\u2019altro perch\u00e9 anche la condanna non appaga quel bisogno. Forse qui possiamo capire una delle caratteristiche della giustizia riparativa cos\u00ec come l\u2019abbiamo configurata: non ha la pretesa di sostituirsi alla giustizia penale \u201ctradizionale\u201d, ma di offrire un percorso parallelo da intraprendere con la massima libert\u00e0 da parte delle vittime e degli autori di reato, nel massimo rispetto anche dei tempi. Infatti nella definizione che vi ho letto \u00e8 scritto: \u201cdi partecipare le vittime e le persone indicate come autori di reato, oltre che la comunit\u00e0, liberamente, in modo consensuale, attivo e volontario\u201d; cio\u00e8 non si pu\u00f2 forzare. La legge non pu\u00f2 imporre un percorso di giustizia riparativa. L\u2019unica cosa che pu\u00f2 fare la legge \u00e8 offrirti la possibilit\u00e0 di farlo e la libert\u00e0 deve essere rispettata non soltanto sul \u201cse\u201d: se una vittima non se la sente, non se la sente. Ma anche sul \u201cquando\u201d: il fattore tempo \u00e8 un fattore importante in queste cose. Ci sono persone che reagiscono in modo diverso, la stessa Gemma Calabresi racconta nel suo libro che nei primi anni lei sognava di potersi infiltrare nei gruppi armati, diventare una di loro per poterli ammazzare tutti. Leggetele quelle pagine: lei aveva dentro questo bisogno di vendicare una cosa che le aveva strappato il marito con tre figli piccoli, una cosa di una violenza inaudita. Come si fa a non avere dentro questa reazione? C\u2019\u00e8 voluto un percorso di anni per far s\u00ec che si potesse arrivare a questo vertice, a diventare una delle testimoni pi\u00f9 straordinari, secondo me, che abbiamo in Italia di che cosa vuol dire prendere sul serio la propria umanit\u00e0 e oltrepassare il dramma e la ferita che ti lascia un trauma di questo genere.<\/p>\n

Per cui quella riparativa \u00e8 una giustizia complementare e non sostitutiva della giustizia tradizionale di cui abbiamo bisogno, di cui non possiamo fare a meno per una serie di motivi; un percorso da intraprendere liberamente, motivo per il quale gli avvocati e i giudici devono informare le parti di questa possibilit\u00e0, ma nel pieno rispetto. Il successo di queste forme di giustizia riparativa non si vedranno con i grandi numeri, non sono le statistiche che noi dobbiamo andare a guardare, ma la novit\u00e0 nel cuore umano di qualcuno.<\/p>\n

L\u2019altra cosa che vi vorrei dire \u00e8 che a mio parere, come vi dicevo prima, non \u00e8 una giustizia che va confusa con forme di clemenza o con una forma di diritto penale mite, non c\u2019entra nulla; anzi, se voi ci pensate \u00e8 una giustizia molto esigente perch\u00e9 consiste nella possibilit\u00e0 offerta alle vittime, agli autori di reato di incontrarsi, di guardarsi negli occhi e di raccontarsi il proprio vissuto. Ci sono tante testimonianze, anche tanti film che documentano questi incontri; sono impressionanti. C\u2019era una ragazza irlandese che ha subito una violenza sessuale e che voleva incontrare il suo carnefice e la prima cosa che gli ha chiesto \u00e8 stata: \u201cperch\u00e9 a me?\u201d. Lei gli ha raccontato le sue paure, il suo vissuto, tutti gli anni successivi. E lui balbettando, provava a rispondere che cosa l\u2019avesse mosso fino a l\u00ec, cosa che gli era scattato; aveva visto le scarpe rosse di lei. Quindi vissuti di mondi che sono degli incontri, pur diversi, ma di sofferenze drammatiche. Ma provate immaginare cosa vuol dire per un autore di un reato incontrare la propria vittima. Non \u00e8 una cosa banale. Altro \u00e8 \u201cpagare\u201d, scontare la pena passando un po\u2019 di anni in prigione. Altro \u00e8 guardare la persona a cui ho distrutto quello che c\u2019era prima, guardandola negli occhi. Per questo dico: non \u00e8 una giustizia per persone che non sanno veramente come va il mondo e che vogliono essere falsamente ottimisti sul genere umano. No, \u00e8 una giustizia che guarda in faccia gli abissi del cuore umano; ma che sa anche che da quell\u2019incontro pu\u00f2 nascere un\u2019esperienza di liberazione per tutti.<\/p>\n

Qui vorrei chiudere: nella legge abbiamo scritto \u201cesito riparativo\u201d. Tante volte le persone pensano che alla fine di questi incontri vittime e autori dei reati vadano fuori si stringono la mano, diventano amici ma non \u00e8 detto. Pu\u00f2 succedere in qualche raro caso che si incontrino, come appunto la vedova Calabresi e la vedova Pinelli che si sono incontrate ben due volte, invitate dai due Presidenti della Repubblica. Pu\u00f2 succedere ma non \u00e8 nelle mani umane, non possiamo avere la presunzione di creare una specie di meccanismo che permetta la riconciliazione e la pace. Quello che normalmente accade, e che racconta chi ha partecipato a questi progetti di giustizia riparativa, \u00e8 il liberarsi dalla prigionia del ruolo. L\u2019uno di essere ridotto come persona solo all\u2019autore di un reato. Tu sarai pure uno che ha commesso il reato ma la tua persona ha dentro qualcosa di pi\u00f9 che non pu\u00f2 essere definita per sempre, ingabbiata per sempre solo come autore di quel reato, anche se te la porti addosso. Un detenuto che avevo conosciuto mi diceva: \u201cIo sono un ex mafioso ma non potr\u00f2 mai definirmi un ex assassino\u201d: te la porti dentro ma non sei pi\u00f9 solo quello. Anche da parte delle vittime c\u2019\u00e8 un\u2019attesa di liberarsi dal guardare a s\u00e9 stessi soltanto come definiti da quel fatto traumatico che ti ha cambiato la vita; \u00e8 necessario per ricominciare a vivere. Un giorno in un dialogo tra Agnese Moro e Adriana Faranda, che sono tra l\u2019altro diventate molto amiche, avevo chiesto a loro: \u201cscusate parliamo di giustizia riparativa, ma cosa si pu\u00f2 riparare dopo fatti come quelli di cui voi siete state protagoniste. Cosa c\u2019\u00e8 da riparare in casi come il vostro?\u201d. Agnese Moro mi ha guardato come si guarda un marziano e mi ha detto: \u201cCome cosa c\u2019\u00e8 da riparare? C\u2019\u00e8 da riparare le nostre vite\u201d.<\/p>\n

E l\u00ec, le ho chiesto di raccontare e lei racconta con quest\u2019immagine. Dice: \u201cPerch\u00e9 quello che \u00e8 successo con la morte di mio padre in quell\u2019assassinio del maggio \u201878, \u00e8 che quella scia di sangue non ha soltanto offuscato la mia vita da quel momento in poi ma anche tutti i ricordi precedenti. Quando guardavo le fotografie di quando ero bambina insieme a mio padre era come se fossero tutte macchiate di sangue\u201d. Quel percorso faticosissimo \u2013 che lei racconta anche con una certa crudezza – \u201cmi ha liberato \u2013 dice – \u00a0dall\u2019essere sempre, soltanto, esclusivamente la vittima di questo gravissimo fatto che ha segnato la mia vita personale e gli altri.\u201d<\/p>\n

Allora per riassumere, viviamo in una societ\u00e0 molto conflittuale, in questo capitolo della Fratelli tutti<\/em> si parla di conflitto inevitabile. La nostra societ\u00e0 ha una conflittualit\u00e0 particolarmente marcata a tutti livelli, soprattutto nei giovani delle nuove generazioni; c\u2019\u00e8 questa iper-reazione a tutti piccoli contrattempi e contraddizioni della vita. Abbiamo bisogno di qualcosa che ci aiuti a guardare al conflitto, alla rottura, all\u2019incidente non come a qualcosa che \u00e8 inesorabilmente destinato a non rimarginarsi pi\u00f9. Ma dico, non abbiamo un\u2019altra possibilit\u00e0? Non possiamo, di fronte alle fragilit\u00e0 della nostra umanit\u00e0, ai nostri rapporti che si ammalano, alle nostre rotture, provare a fare quello che fa Sap\u00eca, cio\u00e8 rimendare qui con gli altri la mia vita r\u00eca<\/em>?<\/p>\n

La giustizia riparativa \u00e8 un po\u2019 questo che vuole offrire: una possibilit\u00e0 di ricominciare, di riparare, di rigenerare, di ricostituire dove il prefisso \u201cri<\/em>\u201d di riparativa \u00e8 un guardare avanti al futuro e non rimanere inchiodati solo al passato.<\/p>\n","protected":false},"featured_media":23446,"template":"","tags":[286,337,346,339],"categories":[233,87,81],"acf":[],"yoast_head":"\nDalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti<\/title>\n<meta name=\"robots\" content=\"index, follow, max-snippet:-1, max-image-preview:large, max-video-preview:-1\" \/>\n<link rel=\"canonical\" href=\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/\" \/>\n<meta property=\"og:locale\" content=\"en_US\" \/>\n<meta property=\"og:type\" content=\"article\" \/>\n<meta property=\"og:title\" content=\"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti\" \/>\n<meta property=\"og:description\" content=\"(Trascrizione non rivista dall’autore) Grazie a Padre Occhetta, un saluto a tutti. Partirei, per qualche riflessione sulla giustizia riparativa, proprio dall\u2019ultima considerazione di Padre Occhetta, cio\u00e8 ogni riforma della giustizia \u00e8 preceduta da qualcosa; da un cambiamento che \u00e8 gi\u00e0 in atto. La storia della...\" \/>\n<meta property=\"og:url\" content=\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/\" \/>\n<meta property=\"og:site_name\" content=\"Fondazione Fratelli tutti\" \/>\n<meta property=\"article:publisher\" content=\"https:\/\/www.facebook.com\/FondazioneFratelliTutti\/\" \/>\n<meta property=\"article:modified_time\" content=\"2024-01-16T15:23:45+00:00\" \/>\n<meta property=\"og:image\" content=\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/WhatsApp-Image-2023-12-04-at-15.44.41.jpeg\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:width\" content=\"818\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:height\" content=\"494\" \/>\n\t<meta property=\"og:image:type\" content=\"image\/jpeg\" \/>\n<meta name=\"twitter:card\" content=\"summary_large_image\" \/>\n<meta name=\"twitter:label1\" content=\"Est. reading time\" \/>\n\t<meta name=\"twitter:data1\" content=\"22 minutes\" \/>\n<script type=\"application\/ld+json\" class=\"yoast-schema-graph\">{\"@context\":\"https:\/\/schema.org\",\"@graph\":[{\"@type\":\"WebPage\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/\",\"name\":\"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti\",\"isPartOf\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#website\"},\"datePublished\":\"2023-12-28T12:18:54+00:00\",\"dateModified\":\"2024-01-16T15:23:45+00:00\",\"breadcrumb\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/#breadcrumb\"},\"inLanguage\":\"en-US\",\"potentialAction\":[{\"@type\":\"ReadAction\",\"target\":[\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/\"]}]},{\"@type\":\"BreadcrumbList\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/#breadcrumb\",\"itemListElement\":[{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":1,\"name\":\"Home\",\"item\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":2,\"name\":\"Articoli\",\"item\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/\"},{\"@type\":\"ListItem\",\"position\":3,\"name\":\"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l’intervento della prof. Cartabia\"}]},{\"@type\":\"WebSite\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#website\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/\",\"name\":\"Fondazione Fratelli tutti\",\"description\":\"\",\"publisher\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#organization\"},\"potentialAction\":[{\"@type\":\"SearchAction\",\"target\":{\"@type\":\"EntryPoint\",\"urlTemplate\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?s={search_term_string}\"},\"query-input\":\"required name=search_term_string\"}],\"inLanguage\":\"en-US\"},{\"@type\":\"Organization\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#organization\",\"name\":\"Fondazione Fratelli tutti\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/\",\"sameAs\":[\"https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCv4szyso0K7tGy3fP9W5CRA\",\"https:\/\/www.instagram.com\/fondazionefratellitutti\/\",\"https:\/\/www.facebook.com\/FondazioneFratelliTutti\/\"],\"logo\":{\"@type\":\"ImageObject\",\"inLanguage\":\"en-US\",\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#\/schema\/logo\/image\/\",\"url\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/logo.png.webp\",\"contentUrl\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/logo.png.webp\",\"width\":116,\"height\":105,\"caption\":\"Fondazione Fratelli tutti\"},\"image\":{\"@id\":\"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#\/schema\/logo\/image\/\"}}]}<\/script>\n<!-- \/ Yoast SEO plugin. -->","yoast_head_json":{"title":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti","robots":{"index":"index","follow":"follow","max-snippet":"max-snippet:-1","max-image-preview":"max-image-preview:large","max-video-preview":"max-video-preview:-1"},"canonical":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/","og_locale":"en_US","og_type":"article","og_title":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti","og_description":"(Trascrizione non rivista dall’autore) Grazie a Padre Occhetta, un saluto a tutti. Partirei, per qualche riflessione sulla giustizia riparativa, proprio dall\u2019ultima considerazione di Padre Occhetta, cio\u00e8 ogni riforma della giustizia \u00e8 preceduta da qualcosa; da un cambiamento che \u00e8 gi\u00e0 in atto. La storia della...","og_url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/","og_site_name":"Fondazione Fratelli tutti","article_publisher":"https:\/\/www.facebook.com\/FondazioneFratelliTutti\/","article_modified_time":"2024-01-16T15:23:45+00:00","og_image":[{"width":818,"height":494,"url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2023\/12\/WhatsApp-Image-2023-12-04-at-15.44.41.jpeg","type":"image\/jpeg"}],"twitter_card":"summary_large_image","twitter_misc":{"Est. reading time":"22 minutes"},"schema":{"@context":"https:\/\/schema.org","@graph":[{"@type":"WebPage","@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/","url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/","name":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l'intervento della prof. Cartabia - Fondazione Fratelli tutti","isPartOf":{"@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#website"},"datePublished":"2023-12-28T12:18:54+00:00","dateModified":"2024-01-16T15:23:45+00:00","breadcrumb":{"@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/#breadcrumb"},"inLanguage":"en-US","potentialAction":[{"@type":"ReadAction","target":["https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/"]}]},{"@type":"BreadcrumbList","@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/dalla-giustizia-alla-fraternita-lintervento-della-prof-cartabia\/#breadcrumb","itemListElement":[{"@type":"ListItem","position":1,"name":"Home","item":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/"},{"@type":"ListItem","position":2,"name":"Articoli","item":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/articles\/"},{"@type":"ListItem","position":3,"name":"Dalla giustizia alla fraternit\u00e0: l’intervento della prof. Cartabia"}]},{"@type":"WebSite","@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#website","url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/","name":"Fondazione Fratelli tutti","description":"","publisher":{"@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#organization"},"potentialAction":[{"@type":"SearchAction","target":{"@type":"EntryPoint","urlTemplate":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/?s={search_term_string}"},"query-input":"required name=search_term_string"}],"inLanguage":"en-US"},{"@type":"Organization","@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#organization","name":"Fondazione Fratelli tutti","url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/","sameAs":["https:\/\/www.youtube.com\/channel\/UCv4szyso0K7tGy3fP9W5CRA","https:\/\/www.instagram.com\/fondazionefratellitutti\/","https:\/\/www.facebook.com\/FondazioneFratelliTutti\/"],"logo":{"@type":"ImageObject","inLanguage":"en-US","@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#\/schema\/logo\/image\/","url":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/logo.png.webp","contentUrl":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/wp-content\/uploads\/2022\/09\/logo.png.webp","width":116,"height":105,"caption":"Fondazione Fratelli tutti"},"image":{"@id":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/#\/schema\/logo\/image\/"}}]}},"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articles\/23715"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articles"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/articles"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articles\/23715\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":23941,"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/articles\/23715\/revisions\/23941"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23446"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23715"}],"wp:term":[{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23715"},{"taxonomy":"categories","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.fondazionefratellitutti.org\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23715"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}