Fondazione Fratelli tutti

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Encíclica

L'Enciclica

PREFAZIONE

L’Enciclica Fratelli tutti nasce da una preghiera al Creatore che sgorga dal cuore del Papa: «Signore e Padre dell’umanità, infondi nei nostri cuori uno spirito di fratelli». Francesco desidera «far rinascere fra tutti un’aspirazione mondiale alla fraternità» (FT, n. 8), perché la Chiesa considera la fraternità come uno dei “segni dei tempi” messi in luce dal Concilio Vaticano II.

La fraternità è misura e dinamismo dello sviluppo umano, sia a livello personale sia a livello sociale. La persona è un essere in relazione: assumere consapevolmente questa dimensione porta a considerare l’altro una sorella e un fratello. Impegnarsi per passare dalla solitudine dell’io alla costruzione di un “noi sociale” significa esprimere la propria umanità e consente di aspirare a una società giusta, nella quale tutti siano rispettati, resi responsabili e capaci di vivere in pace.

La riscoperta della fraternità tra esseri umani e con il creato offre l’orizzonte nel quale si possono comporre le tensioni politiche, sociali, economiche, culturali e religiose. Essa è il principio regolatore nello spazio personale, sociale e politico, della tensione fra libertà e uguaglianza, che, scriveva Bergson, sono come «due sorelle che litigano».

Quando la fraternità si eclissa, le generazioni rischiano di dimenticare il male e il rifiuto del valore della dignità umana. Invece «la fraternità – scrive Francesco – ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza» (FT, n. 103). Grazie alla fraternità la libertà non rischia di scadere nella legge del più forte mentre l’uguaglianza non degenera nell’uniformità. Costruire la fraternità significa «nascere accanto a un altro».

La fraternità va oltre le culture e le appartenenze, i confini e le diversità. Il Papa invita le donne e gli uomini di ogni parte del mondo al «ritorno alla compassione», descritta nella parabola del Samaritano al capitolo 10 del Vangelo di Luca. È una provocazione per il mondo: il samaritano, mosso da compassione, si ferma per aiutare un uomo giudeo che appartiene a una cultura lontana e ostile, imita Gesù che «non ci chiama a domandarci chi sono quelli vicini a noi, bensì a farci noi vicini, prossimi» (FT, n. 80).

Il Papa scrive che «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli» (FT, n. 12). Oggi appare quanto mai evidente l’urgenza di un dialogo delle culture, delle scienze e delle tradizioni religiose con il “vangelo della fraternità”. L’enciclica parla ai cuori di ciascuno e risveglia una sana inquietudine interiore: sento di essere fratello o sorella di qualcuno? Lo sono di tutti? Occorre porsi queste domande. Francesco di Assisi lo testimonia, indicando come via privilegiata il farsi piccoli gli uni di fronte agli altri (“minori”, come chiama i suoi frati), e papa Francesco lo rilancia come la chiave della porta della vita per il nostro tempo.

Cardinale Mauro Gambetti
Presidente Fondazione Fratelli tutti

Il «superuomo» lascia spazio all’«uomo mite» assumendo il limite e la fragilità e costruendo comunità. Questo è possibile «a partire da donne e uomini che fanno propria la fragilità degli altri, che non lasciano edificare una società di esclusione, ma si fanno prossimi e rialzano e riabilitano l’uomo caduto, perché il bene sia comune» (FT, n. 67).

La Fondazione Fratelli tutti raccoglie questa eredità per promuovere la fraternità e costruire ponti di «amicizia sociale» attraverso la formazione, il dialogo e la contemplazione della bellezza espressa nel linguaggio dell’arte. Occorre farlo insieme, ciascuno secondo i doni ricevuti e le proprie responsabilità. «Ci sono persone che lo fanno e – ci ricorda il Papa – diventano stelle in mezzo all’oscurità» (FT, n. 222).

L'Enciclica

PREFAZIONE

L’enciclica Fratelli tutti nasce da una preghiera al Creatore che sgorga dal cuore del Papa: “Signore e Padre dell’umanità, infondi nei nostri cuori uno spirito di fratelli”. Il Papa desidera “far rinascere un’ispirazione mondiale alla fraternità” (FT 6), perché considera la fraternità come uno dei “segni dei tempi” messi in luce dal Concilio Vaticano II.

Così dalla solitudine dell’io siamo chiamati a costruire un “noi sociale”, altrimenti scrive il Papa: “La società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli”.

Costruire la fraternità aiuta anche a ritrovare nello spazio sociale e politico il senso della libertà e dell’uguaglianza: «La fraternità – scrive Francesco – ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza» (FT, n. 103). Altrimenti quando la fraternità si eclissa le generazioni rischiano di dimenticare il male e il rifiuto del valore della dignità umana. Invece costruire la “fraternità” significa “nascere accanto a un altro”.

La Fondazione raccoglie questa eredità: mentre il mondo sembra avere smarrito la méta ed erige muri (FT. nn. 9-55), il Papa ci invita a costruire ponti attraverso la formazione, il dialogo e la contemplazione della bellezza contenuta nel linguaggio dell’arte

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- Cardinale Mauro Gambetti