World Meeting on Human Fraternity Archivi - Fondazione Fratelli tutti https://www.fondazionefratellitutti.org/categories/news/dialogo/world-meeting-on-human-fraternity/ Tue, 30 Jun 2026 08:11:28 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.0.5 https://www.fondazionefratellitutti.org/wp-content/uploads/2022/07/cropped-Favicon-48x48-1-32x32.jpg World Meeting on Human Fraternity Archivi - Fondazione Fratelli tutti https://www.fondazionefratellitutti.org/categories/news/dialogo/world-meeting-on-human-fraternity/ 32 32 Raccontare sotto attacco https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/raccontare-sotto-attacco/ Tue, 30 Jun 2026 08:01:10 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41101 In alcune aree di guerra, essere giornalisti significa essere esposti. Non per caso, ma per scelta. Dima Khatib, amministratrice delegata di AJ+, ha portato al World Meeting on Human Fraternity una testimonianza diretta. La sua rete è da anni uno dei principali punti di riferimento...

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In alcune aree di guerra, essere giornalisti significa essere esposti. Non per caso, ma per scelta.

Dima Khatib, amministratrice delegata di AJ+, ha portato al World Meeting on Human Fraternity una testimonianza diretta. La sua rete è da anni uno dei principali punti di riferimento dell’informazione nel mondo arabo e ha spesso operato in contesti ad altissimo rischio.

Durante il Meeting ha letto il testamento di Anas Sharif, giornalista ucciso a Gaza. Un gesto che ha spostato il discorso dal piano dell’analisi a quello della responsabilità. Uno dei momenti più toccanti e sentiti dell’intera manifestazione.

Il punto è semplice: uccidere un giornalista non è un effetto collaterale, ma un modo per eliminare testimoni.

La denuncia ha riguardato anche il silenzio internazionale che accompagna tuttora questi episodi. Quando la morte di chi racconta non produce reazione, si apre uno spazio in cui la violenza può agire senza controllo.

In questo senso, la questione dell’informazione torna ad essere profondamente legata a quella della fraternità. Perché riconoscere l’altro come fratello significa anche riconoscere il diritto alla sua voce, alla sua storia, alla sua verità.

 

Estratto dall’intervento di Dima Khatib – Amministratore delegato di AJ+

Sono una giornalista palestinese, e oggi sono una giornalista molto arrabbiata.

Perché la fraternità è spezzata. Da quasi due anni, il popolo palestinese affronta un genocidio da parte di Israele. Le loro storie, le loro vite, vengono cancellate e spesso distorte da gran parte dei media mainstream. I giornalisti palestinesi vengono braccati. Duecentoquarantanove sono già stati uccisi, un record assoluto nella storia del giornalismo. Dieci di loro erano giornalisti di Al Jazeera, uccisi per eliminare la verità che stavano raccontando.

Questi sono i loro volti e chi è ancora vivo sopravvive tra fame, distruzione e paura.

Quello che accade nello Stato di Palestina non è un incidente di guerra: è un’azione deliberata, sotto gli occhi del mondo intero, in diretta sui nostri telefoni. Durante la nostra tavola rotonda, due parole sono risuonate più volte: verità e dignità. Abbiamo parlato anche di verifica e fact-checking. Eppure, molti scelgono quando rispettare questi valori e quando ignorarli. Quando Israele definisce i giornalisti palestinesi “terroristi”, molti non verificano, non controllano i fatti, non difendono la dignità di quei giornalisti. Così finiscono per ripetere la propaganda che giustifica il genocidio, usando il linguaggio della neutralità e della presunta oggettività. Ma il silenzio, la complicità e la disumanizzazione sono gli anelli della catena dell’uccisione. Eppure, l’umanità non è scomparsa. La storia ci insegna che la convivenza è possibile, come accadde in Al-Andalus, dove una sola cultura abbracciava tre religioni: Cristianesimo, Ebraismo e Islam. Quella convivenza si fondava su tre pilastri: pace, conoscenza e amore.

E sì, l’amore è essenziale. Perché l’odio è ciò che genera la disumanizzazione, l’odio è la radice del razzismo, della divisione, della disinformazione. Sui social media vediamo i giornalisti palestinesi raccontare le proprie storie. Affrontano la disumanizzazione con dignità. E le persone amplificano la loro voce, si mobilitano, agiscono. Questa è fraternità, solidarietà e speranza.

Fare giornalismo con un volto umano significa proteggere l’umanità, non distruggerla. Significa servire il pubblico, non il potere. Significa stare con la verità, non con la propaganda.

Sant’Agostino disse: «Viviamo bene, e i tempi saranno buoni».

Perché noi siamo i tempi. Noi plasmiamo come l’umanità verrà ricordata. Siamo parte dell’orizzonte morale della nostra epoca. Eppure, oggi Gaza… chi sarà la prossima? Se permettiamo che questo massacro passi nell’impunità totale, ci sarà un’altra Gaza.

Solo questa settimana, 26 giornalisti sono stati massacrati. Avete sentito la notizia? Ne dubito.

Perché abbiamo normalizzato l’uccisione dei giornalisti e quando ne muoiono ventisei in un colpo solo, non fa più notizia. Ma l’umanità ha bisogno dei giornalisti. E i giornalisti hanno bisogno di solidarietà — dai colleghi, dalle istituzioni, da ciascuno di noi — per restare vivi e continuare a raccontare, senza distinzione di etnia, colore, nome, religione o origine. Devono essere protetti come esseri umani dignitosi, non ricordati solo in lettere scritte dopo la loro morte.

Perché l’umanità ha fallito. Il tempo è finito, non solo per me, ma per tutti noi. Il tempo è finito per l’umanità.

Sono una madre arrabbiata. Una palestinese arrabbiata. Una giornalista arrabbiata.

Quando vedo colleghe giornaliste, madri, palestinesi – uccise insieme ai loro figli – non posso restare in silenzio. Voglio leggervi alcune righe scritte da Maryam Abu Dagga, giornalista di Al Jazeera uccisa in un bombardamento mirato a Gaza. Le scrisse a suo figlio Reet, il cui nome significa pioggia:

“Voglio che tu preghi per me.

Non voglio che tu pianga per me, questo mi renderà felice.

Voglio che tu mi renda orgogliosa, che tu studi,

che tu sia forte e diventi un uomo completo.

Voglio che non mi dimentichi, figlio mio.

Ho fatto tutto perché tu fossi felice e al sicuro.

Quando crescerai, ti sposerai e avrai una figlia,

chiamala con il mio nome, Maryam.

Sei il mio amore e il mio cuore, il mio sostegno e la mia anima.

Mi riempi d’orgoglio,

e sapere che sei un uomo buono mi riempie di gioia.

Ti chiedo di pregare,

pregare e non smettere mai di pregare, figlio mio”.

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Quando la verità diventa un bersaglio https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/quando-la-verita-diventa-un-bersaglio/ Tue, 16 Jun 2026 08:00:51 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41058 Nel 2021, Maria Ressa, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per la difesa della libertà di espressione. Ma il suo lavoro, nelle Filippine, le è costato processi, minacce e anni di pressione giudiziaria. Fondatrice di Rappler, una delle principali piattaforme di informazione indipendente del...

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Nel 2021, Maria Ressa, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace per la difesa della libertà di espressione. Ma il suo lavoro, nelle Filippine, le è costato processi, minacce e anni di pressione giudiziaria.

Fondatrice di Rappler, una delle principali piattaforme di informazione indipendente del Sud-Est asiatico, Ressa ha documentato il funzionamento delle campagne di disinformazione online, mostrando come i social media possano essere usati per manipolare il consenso e riscrivere la realtà.

Al World Meeting on Human Fraternity ha usato un’espressione netta: “Armageddon dell’informazione”.

Secondo la sua analisi, il problema non è solo la diffusione di notizie false, ma un sistema economico e tecnologico che premia la polarizzazione. L’attenzione diventa profitto, e il conflitto diventa un prodotto.

Il risultato è che la verità non scompare: viene progressivamente indebolita, resa irrilevante.

La sua proposta parte da qui. Ricostruire un ecosistema informativo fondato su tre elementi: collaborazione tra media, ritorno alla missione di servizio pubblico e sviluppo di tecnologie che restituiscano agli utenti il controllo sui propri dati.

Il World Meeting on Human Fraternity ha mostrato quanto questa analisi non sia isolata: la crisi dell’informazione è uno dei luoghi in cui si gioca oggi la qualità della vita democratica e la possibilità stessa di riconoscersi come comunità.

 

Estratto dall’intervento di Maria Ressa – Premio Nobel per la Pace

La battaglia più grande che affrontiamo oggi è quella contro l’impunità, perché essa porta alla disumanizzazione.
Viviamo in un mondo fisico attraversato da guerre, e in un mondo virtuale in cui le nostre menti e le nostre emozioni vengono manipolate in modo subdolo dal capitalismo della sorveglianza.
Tutto questo ha generato violenza, e la violenza online è violenza reale, su scala globale.
Lo scorso anno, 274 giornalisti sono stati uccisi.
Stiamo affrontando tre battaglie cruciali: la battaglia per la verità, la battaglia per l’autonomia umana, e la battaglia per il nostro futuro.
La prima è la battaglia per la verità.
Quando i deepfake possono distruggere reputazioni, quando il micro-targeting e le operazioni di disinformazione possono manipolare le elezioni, quando le menzogne viaggiano più veloci dei fatti, dobbiamo agire. La responsabilità delle piattaforme non è censura: è sicurezza. È il ripristino del sistema immunitario della democrazia.
La seconda è la battaglia per l’agency umana.
Algoritmi che amplificano i nostri impulsi peggiori, che premiano l’indignazione invece dell’empatia, che ci rinchiudono nelle bolle dei nostri pregiudizi, non sono inevitabili. Sono scelte. Possiamo scegliere valori diversi. Possiamo progettare a partire dalla dignità umana.
La terza è la battaglia per il futuro che vogliamo.
L’intelligenza artificiale accrescerà il potenziale umano o sostituirà il giudizio umano?
Internet servirà l’umanità o sarà l’umanità a servire internet?
Non possiamo affrontare queste sfide da soli: redazione per redazione, nazione per nazione. Internet e disinformazione non conoscono confini. Neppure la nostra risposta può conoscerli. Per questo dobbiamo ripensare radicalmente che cosa significhi collaborazione. Ho visto che cosa accade quando falliamo. Ho visto morire la democrazia in tempo reale, una menzogna virale dopo l’altra. Nelle Filippine, l’amministrazione Duterte ha intentato contro di me undici procedimenti penali in quattordici mesi. A distanza di quasi dieci anni, non posso ancora viaggiare liberamente: ho avuto bisogno dell’autorizzazione della Corte Suprema per essere qui oggi.
Ma ho visto anche ciò che è possibile quando agiamo con coraggio e convinzione.
Esistono tre strade per ristabilire l’integrità dell’informazione e ricostruire la fiducia.
La prima: il giornalismo.
Dobbiamo tornare alla nostra missione fondamentale: servire l’interesse pubblico. Oggi questo richiede un coraggio straordinario: offrire contesto quando gli algoritmi premiano la polemica, scegliere la verifica invece della viralità. Dobbiamo smettere di alimentare le piattaforme che ci stanno distruggendo e costruire le nostre comunità di fiducia.
La seconda: la comunità.
In Rappler abbiamo imparato che la sopravvivenza dipende da comunità di azione.
Quando Duterte ci ha attaccati, la nostra comunità ha finanziato la nostra difesa. Quando gli algoritmi hanno cercato di silenziarci, la nostra comunità ha amplificato la verità. Dobbiamo costruire reti di organizzazioni giornalistiche affidabili, sistemi federati che colleghino persone reali in una realtà condivisa.
La terza: la tecnologia.
Abbiamo sviluppato tecnologie di interesse pubblico: un’app di chat open source e decentralizzata, basata su Matrix, che consente alle persone reali di comunicare senza manipolazione algoritmica. Questo deve essere il futuro dell’informazione: una tecnologia al servizio della connessione umana. Possiamo scegliere valori diversi. Possiamo progettare a partire dalla dignità umana. Vi esorto a riflettere sul significato della collaborazione radicale in questi tempi e a unirvi a noi.
Papa Leone — e prima di lui Papa Francesco — ci hanno chiesto di essere umani.
È per questo che siamo diventati giornalisti: per aiutare le persone a comprendere il mondo e gli uni gli altri… oggi, per ricostruire ciò che la tecnologia ha sistematicamente distrutto.
Sappiamo che cosa significa “distruzione creativa”: siamo in piedi sulle macerie del mondo che è stato. Ora è tempo, per tutti noi qui presenti, di creare il mondo che vogliamo.
Il futuro non è scritto nel codice. È scritto dalle scelte che compiamo tutti noi, insieme.
Prima che sia troppo tardi.

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È possibile costruire una pace senza verità? https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/e-possibile-costruire-una-pace-senza-verita/ Tue, 26 May 2026 10:32:26 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=40963 Negli ultimi mesi, diversi reporter sono stati uccisi mentre documentavano i conflitti in Medio Oriente. Non è solo un fatto di cronaca: è un segnale. Colpire chi racconta significa colpire la possibilità stessa di vedere. In questo contesto, il tema della comunicazione torna ad essere...

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Negli ultimi mesi, diversi reporter sono stati uccisi mentre documentavano i conflitti in Medio Oriente. Non è solo un fatto di cronaca: è un segnale. Colpire chi racconta significa colpire la possibilità stessa di vedere.

In questo contesto, il tema della comunicazione torna ad essere centrale. Non come ambito tecnico, ma come spazio decisivo per la costruzione o la distruzione dei legami. Il World Meeting on Human Fraternity lo ha messo a fuoco con chiarezza: in un passaggio storico segnato da divisioni e conflitti, la verità rischia di essere piegata all’interesse o dispersa nel rumore.

Da questo contesto prende forma l’intervento di Paolo Ruffini.

Giornalista, già direttore di Rai3 e di Tv2000, Ruffini è dal 2018 Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede: il primo laico a guidarlo. Il suo lavoro si è concentrato sull’integrazione dei media vaticani e su una riflessione continua sul rapporto tra informazione e responsabilità.

Al Meeting ha proposto una formula precisa: “comunicazione disarmata”. Non una comunicazione neutra, ma sciolta da ciò che la rende violenta – pregiudizi, tifoserie, rigidità ideologiche.

Il punto critico, ha osservato, è l’ambiente digitale in cui oggi si forma l’opinione pubblica. Gli algoritmi tendono a confermare ciò che già pensiamo, costruendo spazi chiusi in cui le opinioni non si incontrano mai davvero. La conseguenza è una frammentazione della realtà che rende sempre più difficile un terreno comune.

Per questo Ruffini parla della necessità di “riparare le reti”: formare professionisti capaci di restituire complessità e di tenere insieme verità e responsabilità.

In gioco non c’è solo la qualità dell’informazione, ma la possibilità stessa di una convivenza.

 

Estratto dall’intervento di Paolo Ruffini – Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede

La misura delle parole

Questo nostro incontro dimostra la centralità dell’informazione nella tessitura di quello che sarà il nostro futuro. Il Dicastero per la comunicazione della Santa Sede, che ho l’onore di guidare, porta avanti da anni una riflessione sulla necessità di allargare l’orizzonte della nostra attenzione riguardo alla frontiera che i media sono chiamati a presidiare. Può sembrare stonato, in un incontro che ha per tema la comunicazione disarmante e disarmata, parlare di frontiera.

Eppure, proprio qui è il punto: il confine – nel nostro caso – fra buon giornalismo e cattivo giornalismo, fra la chiacchiera e la analisi, fra la paziente ricerca della verità e la frettolosa diffusione di notizie avariate. Fra un sistema della comunicazione fondato sulla condivisione della verità ed un sistema fondato sulla indifferenza alla verità. Tra il conflitto di opinioni e le campagne di odio, di diffamazione, gli attacchi omicidi. Fra la difesa della propria identità e la negazione di quella degli altri.

Così – anche a proposito del significato della parola disarmata – vale la pena riflettere sulla radice stessa della parola arma. Per sottrarla a quello che papa Francesco ha definito il paradigma della guerra. Perché la parola “armare” deriva dal latino arma, che di significati ne aveva più di uno, e indicava anche strumenti e attrezzi pacifici.

La radice proto-indoeuropea ar-, ha una accezione ancora più ampia: significa adattare e anche unire. Abbiamo di queste testimonianze in modi di dire, arrivati sino a noi: armarsi di coraggio, di pazienza, di buona volontà, di intelligenza, di verità.

Ognuno di essi ci dice – implicitamente – da cosa dobbiamo disarmarci e di cosa dobbiamo armarci.

Disarmo non è sinonimo di resa. Papa Francesco ha affermato che la comunicazione va disarmata da ogni pregiudizio, rancore, aggressività, fanatismo e odio; liberata dalla droga delle semplificazioni ingannevoli; e dal paradigma della volontà di dominio, di possesso, di manipolazione.

Papa Leone XIV ha ripreso le sue parole dicendo: «Disarmiamo le parole e contribuiremo a disarmare la Terra». Se siamo qui oggi è per contribuire insieme ad una riflessione sulla possibilità reale di questo disarmo nella sempre più asimmetrica competizione che caratterizza il sistema della comunicazione. Algoritmi capaci solo di calcolo, rischiano di divenire i guardiani dei nostri pensieri, imprigionandoci nelle cosiddette “filter bubbles”, prigionieri inconsapevoli di un mondo artificiale modellato dalle nostre preferenze labili di un momento.

Un mondo senza vera libertà, dove nessuna opinione nasce per essere confrontata e anche cambiata, ma solo per essere confermata, in un gioco di specchi senza fine né principio. Che cerca di cambiare dal di dentro noi stessi, le regole della convivenza civile e della economia.

I modelli di business dominanti hanno spostato il focus dalla qualità alla velocità, dai contenuti informativi a quelli che attirano attenzione: titoli sensazionalistici, clickbait, scandali. Ma se vero e falso assumono le stesse sembianze, quali principi regolano il business degli algoritmi?

Quali criteri presiedono alle politiche di indicizzazione e de-indicizzazione dei motori di ricerca capaci di esaltare o cancellare persone e opinioni, storie e culture?

Gli ultimi Digital News Reports di Reuters ci mostrano che le persone stanno spostando la loro attenzione verso ciò che ritengono la meriti. E che siccome le notizie non sono più affidabili cercano piuttosto contenuti educativi, ispiranti che risveglino la speranza.

Qui è la sfida. Resistere alla corrosione, alla corruzione, della comunicazione. Restituire fondamento alle notizie e prospettive di speranza a ogni narrazione. Per questo mi auguro che a questo incontro altri ne seguiranno. Il Dicastero per la Comunicazione è fortemente impegnato a portare avanti e animare nelle sedi opportune un confronto libero, alto, serio, concreto, non episodico, su tutto questo.

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Magnifica humanitas: la prima enciclica di Papa Leone XIV e la sfida dell’intelligenza artificiale https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/magnifica-humanitas-la-prima-enciclica-di-papa-leone-xiv-e-la-sfida-dellintelligenza-artificiale/ Sun, 24 May 2026 21:18:28 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=40846 Dal 25 maggio sarà resa pubblica la prima enciclica di Papa Leone XIV. Il titolo scelto dal Pontefice è Magnifica humanitas e il documento sarà dedicato alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”. Si tratta di una scelta altamente simbolica e destinata a...

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Dal 25 maggio sarà resa pubblica la prima enciclica di Papa Leone XIV. Il titolo scelto dal Pontefice è Magnifica humanitas e il documento sarà dedicato alla “custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale”.

Si tratta di una scelta altamente simbolica e destinata a segnare il nuovo pontificato. L’enciclica porta infatti la data del 15 maggio, nel 135° anniversario della promulgazione della Rerum Novarum di Papa Leone XIII, il testo che diede origine alla moderna Dottrina sociale della Chiesa. Come allora la Chiesa seppe interrogarsi sulle conseguenze della rivoluzione industriale e sulla dignità del lavoro umano, oggi Papa Leone XIV sceglie di affrontare una nuova rivoluzione: quella tecnologica e algoritmica, che sta trasformando il volto della società, dell’economia e delle relazioni umane.

La Fondazione Fratelli tutti guarda con grande attenzione e speranza a questo documento, riconoscendo in esso un passaggio storico non soltanto per la Chiesa, ma per l’intera comunità internazionale. Da tempo, infatti, la Fondazione è impegnata nel promuovere un confronto serio e interdisciplinare sull’etica dell’intelligenza artificiale, convinta che il progresso tecnologico non possa essere separato dalla tutela della dignità umana e del bene comune.

In questa prospettiva si inseriva il grande tavolo internazionale dedicato all’Intelligenza Artificiale nell’ultimo World Meeting on Human Fraternity, tenutosi il 12 e 13 settembre a Roma. L’obiettivo era interrogarsi sulle implicazioni antropologiche, etiche e sociali della rivoluzione algoritmica: dalla tutela del lavoro umano alla governance dei dati, dalla trasparenza degli algoritmi fino al rischio di nuove disuguaglianze e concentrazioni di potere.

Dal lavoro del tavolo è nato anche un importante documento internazionale sottoscritto da studiosi, leader tecnologici ed esperti di intelligenza artificiale provenienti da diversi Paesi e tradizioni culturali. Nell’appello si legge: “l’IA deve rimanere sotto il controllo umano” e si richiama con forza la necessità di evitare che questa tecnologia venga utilizzata per “decisioni di vita o di morte”. Visualizza qui la scheda del tavolo di lavoro.

Il documento insiste inoltre sulla necessità di costruire un modello tecnologico fondato sulla dignità umana, sulla responsabilità condivisa e sulla fraternità come criterio politico e culturale. Una prospettiva perfettamente coerente con l’orizzonte del World Meeting on Human Fraternity, che ha definito la fraternità come “esperienza e intelligenza relazionale”.

L’enciclica Magnifica humanitas si pone inoltre in piena continuità con il magistero di Papa Francesco, che ha portato la Chiesa al centro del dibattito globale sull’intelligenza artificiale. Papa Francesco aveva intuito prima di molti altri che la questione tecnologica non riguarda soltanto l’innovazione, ma tocca il cuore stesso dell’umano: il lavoro, la libertà, la giustizia, la pace, le relazioni.

Dalla Fratelli Tutti agli interventi sull’algoretica, fino allo storico discorso al G7, il pontificato di Papa Francesco ha aperto una strada nuova: quella di una tecnologia al servizio dell’uomo e non dell’uomo al servizio della tecnologia.

Anche per questo la scelta di Papa Leone XIV appare oggi come il naturale sviluppo di un cammino già avviato: un invito rivolto alla politica, all’economia, alla scienza e alla cultura affinché l’intelligenza artificiale non diventi uno strumento di disuguaglianza o dominio, ma un’occasione per costruire una società più giusta, umana e fraterna.

La presentazione ufficiale dell’enciclica avverrà il 25 maggio presso l’Aula del Sinodo, alla presenza dello stesso Pontefice. Il testo integrale di Magnifica humanitas sarà disponibile sul sito ufficiale della Santa Sede.

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Una delegazione in udienza dal Santo Padre https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/una-delegazione-in-udienza-dal-santo-padre-2/ Wed, 17 Sep 2025 08:18:56 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=38423 Qui di seguito il discorso che il Santo Padre ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza venerdì 12 settembre, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman 2025. “Good morning to everyone and welcome! [Buongiorno a tutti e benvenuti!] Cari fratelli e sorelle, la...

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Qui di seguito il discorso che il Santo Padre ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza venerdì 12 settembre, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman 2025.

“Good morning to everyone and welcome!

[Buongiorno a tutti e benvenuti!]

Cari fratelli e sorelle, la pace sia con voi!

Vi do il benvenuto e vi ringrazio di essere qui, provenienti da molte parti del mondo, per la terza edizione del World Meeting on Human Fraternity organizzato dalla Basilica di San Pietro, dalla Fondazione Fratelli tutti, dall’Associazione Be Human e dalla Fondazione Saint Peter for Humanity.

Il pianeta è segnato da conflitti e divisioni, e a maggior ragione siete uniti da un forte e coraggioso “no” alla guerra e dal “sì” alla pace e alla fraternità. Come Papa Francesco ci ha insegnato, infatti, la guerra non è la via giusta per uscire dai conflitti. «Sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processo» (Evangelii gaudium, 227) è il cammino più sapiente, il cammino dei forti. La vostra presenza testimonia tale sapienza, che unisce le culture e le religioni, quella forza silenziosa che ci fa riconoscere fratelli e sorelle, nonostante tutte le nostre differenze.

Secondo il racconto biblico, il primo rapporto fraterno, quella tra Caino e Abele, fu subito drammaticamente conflittuale. Tuttavia, quel primo omicidio non deve indurre a concludere: “è sempre andata così”. Per quanto antica, per quanto diffusa, la violenza di Caino non si può tollerare come “normale”. Al contrario, la norma risuona nella domanda divina rivolta al colpevole: «Dov’è tuo fratello?» (Gen 4,9). È in questa domanda la nostra vocazione, la regola, il canone della giustizia. Dio non si vendica di Abele con Caino, ma gli pone una domanda che accompagna tutto il cammino della storia.

Today more than ever, we must make this question our own as a principle of reconciliation.  Once internalized, it will resonate in this way: “Brother, sister, where are you?”  Where are you in the “business” of wars that shatter the lives of young people forced to take up arms; target defenseless civilians, children, women and elderly people; devastate cities, the countryside and entire ecosystems, leaving only rubble and pain in their wake?  Brother, sister, where are you among the migrants who are despised, imprisoned and rejected, among those who seek salvation and hope but find only walls and indifference?  Where are you, brother, sister, when the poor are blamed for their poverty, forgotten and discarded, in a world that values profit more than people?  Brother, sister, where are you in a hyper-connected life where loneliness corrodes social bonds and makes us strangers even to ourselves?

The answer cannot be silence.  You are the answer, with your presence, your commitment, and your courage.  The answer is choosing a different direction of life, growth and development.

Recognizing that the other person is a brother or sister means freeing ourselves from the pretense of believing that we are isolated individuals or from the logic of forming relationships only out of self-interest.  It is not only self-interest that makes us enter into relationships.  Great spiritual traditions and the maturation of critical thinking enable us to go beyond blood or ethnic ties, beyond those kinships that recognize only those who are similar and to reject those who are different.  It is interesting that in the Bible, as revealed by scientific exegesis, it is the most recent and mature texts that narrate a fraternity that transcends the ethnic boundaries of God’s people and is founded on a common humanity.  The stories of creation and the genealogies bear witness that all peoples, even enemies, have the same origin, and the Earth, with its goods, is for everyone, not just for some.

At the heart of the Encyclical Fratelli Tutti, we read: “Social friendship and universal fraternity necessarily call for an acknowledgement of the worth of every human person, always and everywhere” (n. 106).

Fraternity is the most authentic name for closeness.  It means rediscovering the face of the other.  For those who believe, they recognize the Mystery: the very image of God in the face of the poor, the refugee and even the adversary.

[Questa stessa domanda, oggi più che mai, va fatta nostra, come principio di riconciliazione. Interiorizzata, risuonerà così: “Fratello, sorella, dove sei?”. Dove sei nel business delle guerre che spezzano le vite dei giovani costretti alle armi, colpiscono i civili, bambini, donne e anziani indifesi, devastano città, campagne e interi ecosistemi, lasciando dietro di sé solo macerie e dolore? Fratello, sorella, dove sei tra i migranti disprezzati, imprigionati e respinti, tra quelli che cercano salvezza e speranza e trovano muri e indifferenza? Dove sei, fratello, quando i poveri vengono incolpati della loro povertà, dimenticati e scartati, in un mondo che stima più il profitto delle persone? Fratello, sorella, dove sei in una vita iperconnessa ma in cui la solitudine corrode i legami sociali e ci rende estranei anche a noi stessi?

La risposta non può essere il silenzio. E una risposta siete voi, con la vostra presenza, il vostro impegno e il vostro coraggio. La risposta è la scelta di un’altra direzione di vita, di crescita, di sviluppo.

Riconoscere che l’altro è un fratello, una sorella, significa liberarci dalla finzione di crederci figli unici e anche dalla logica dei soci, che stanno insieme solo per interesse. Non è soltanto l’interesse a farci vivere insieme. Le grandi tradizioni spirituali e anche la maturazione del pensiero critico ci fanno andare oltre i legami di sangue o etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e negano chi è diverso. È interessante che nella Bibbia, come ci ha fatto scoprire l’esegesi scientifica, sono i testi più recenti e più maturi a narrare una fraternità che supera i confini etnici del popolo di Dio e che si fonda nella comune umanità. Lo testimoniano i racconti di creazione e le genealogie: una sola è l’origine dei diversi popoli – anche dei nemici – e la Terra, coi suoi beni, è per tutti, non per alcuni.

Nel cuore dell’Enciclica Fratelli tutti, leggiamo: «C’è un riconoscimento basilare, essenziale, da compiere per camminare verso l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi conto di quanto vale un essere umano, quanto vale una persona, sempre e in qualunque circostanza» (n. 106).

La fraternità è il nome più vero della prossimità. Essa significa ritrovare il volto dell’altro. E nel volto del povero, del rifugiato, anche dell’avversario, riconoscere il Mistero: per chi crede, l’immagine stessa di Dio.]

Cari amici, vi esorto a individuare percorsi, locali e internazionali, che sviluppino nuove forme di carità sociale, di alleanze tra saperi e di solidarietà tra le generazioni. Siano percorsi popolari, che includano anche i poveri, non come destinatari di aiuto, ma come soggetti di discernimento e di parola. Vi incoraggio a proseguire in questo lavoro di semina silenziosa. Da essa può nascere un processo partecipativo sull’umano e sulla fraternità, che non si limiti a elencare i diritti, ma includa anche azioni e motivazioni concrete che ci rendono diversi nella vita di tutti i giorni. Abbiamo bisogno di una estesa “alleanza dell’umano”, fondata non sul potere, ma sulla cura; non sul profitto, ma sul dono; non sul sospetto, ma sulla fiducia. La cura, il dono, la fiducia non sono virtù per il tempo libero: sono pilastri di un’economia che non uccide, ma intensifica e allarga la partecipazione alla vita.

Desidero ringraziare gli artisti che, con la loro creatività, lanceranno questo messaggio al mondo, dal magnifico abbraccio del colonnato del Bernini. Un ringraziamento speciale va agli illustri Premi Nobel presenti, sia per aver redatto la Dichiarazione sulla fraternità umana del 10 giugno 2023, sia per la testimonianza che danno nei consessi internazionali.

Continuate a far crescere la spiritualità della fraternità attraverso la cultura, i rapporti di lavoro, l’azione diplomatica. Portate sempre nel cuore le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni: «Vi do un comandamento nuovo: amatevi gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri» (13,34-35). Vi accompagni e vi sostenga la mia benedizione.

Thank you very much. I will conclude with the Lord’s blessing. We pray for all of you, for your commitment to promoting unity and brotherhood and sisterhood throughout our world.

God bless you all. Thank you for your commitment to peace and to unity. Thank you.

[Grazie mille! Concludiamo con la benedizione del Signore. Preghiamo per tutti voi, per il vostro impegno nel promuovere l’unità e la fratellanza in tutto il mondo.

Dio vi benedica tutti. Grazie per il vostro impegno per la pace e l’unità. Grazie!]”

 

Copyright della foto: Vatican Media.

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Accreditamento stampa – World Meeting on Human Fraternity 2025 https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/accreditamento-stampa-world-meeting-on-human-fraternity-2025/ Tue, 09 Sep 2025 08:29:00 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=38390 Cliccare qui per scoprire come accreditarsi al World Meeting on Human Fraternity 2025. Visita il sito.  

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I 15 tavoli tematici e il programma. L’evento finale in Piazza San Pietro con Andrea Bocelli, Pharrell Williams, John Legend e Karol G. L’esibizione aerea di 3mila droni https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/i-15-tavoli-tematici-e-il-programma-levento-finale-in-piazza-san-pietro-con-andrea-bocelli-pharrell-williams-john-legend-e-karol-g-lesibizione-aerea-di-3mila-droni/ Mon, 01 Sep 2025 11:44:21 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=38342 “La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. […] La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza”. Così si legge nell’enciclica Fratelli Tutti, un invito a riscoprire...

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“La fraternità non è solo il risultato di condizioni di rispetto per le libertà individuali, e nemmeno di una certa regolata equità. […] La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza”. Così si legge nell’enciclica Fratelli Tutti, un invito a riscoprire la forza generativa della fraternità nel mondo di oggi. È proprio da questo spirito che prende vita il World Meeting on Human Fraternity 2025, giunto quest’anno alla sua terza edizione. L’appuntamento, promosso dalla Basilica di San Pietro, è fissato per venerdì 12 e sabato 13 settembre a Roma e vedrà uomini e donne in dialogo in 15 tavoli tematici, veri e propri laboratori di confronto e progettazione.

«Il nostro umile intento è quello di proporre al mondo l’orizzonte della fraternità quale chiave di volta per un nuovo ordine politico, un nuovo ordine economico e un nuovo ordine sociale all’esistenza umana. Il principio della fraternità universale può offrire le coordinate per scrivere la storia di questo cambiamento epocale in modo costruttivo: attento alle persone, rispettoso delle differenze, in armonia con il creato e garante della libertà e della pari dignità di ogni essere umano. Come ha rammentato Papa Leone XIV nella sua omelia d’inizio pontificato: “Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi” – ha dichiarato il Cardinale Mauro Gambetti –. L’esperienza dei Tavoli aiuta a incontrarsi e ascoltarsi, conoscersi e riconoscerci. Riscoprire la fraternità e scegliere parole e gesti fondati sull’umano può nutrire di significati e valori la vita di istituzioni e imprese, ospedali e centri sportivi… fino all’Intelligenza artificiale. Anche nella serata del 13 la fraternità sarà protagonista, raccontata attraverso il linguaggio universale della musica e le storie di chi ne ha fatto una scelta di vita. Un evento giubilare per diffondere grazia nel mondo».

«Il mondo soffre. Guerre, solitudini, nuove povertà. Per questo motivo ci fermiamo per chiederci: cosa significa essere umani, oggi? Lo faremo tra diversi, per cultura e tradizione, lingua e religioni, generazioni e luoghi di provenienza. I 15 Tavoli e l’Assemblea dell’umano sono un processo culturale e spirituale – ha dichiarato padre Francesco Occhetta -. Ogni tavolo è chiamato ad affrontare una triplice sfida: definire il principio di fraternità nel proprio mondo; sviluppare una metrica per misurarlo; raccogliere buone pratiche e agire. Il desiderio è quello di consegnare un movimento sinodale alternativo alla guerra e alle violenze presenti nel mondo. Lo dobbiamo credere insieme: “La fraternità ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza” (FT n.103)».

IL PROGRAMMA – Il cuore pulsante del Meeting di venerdì 12 settembre saranno i 15 Tavoli tematici: Agricoltura; Ambiente e sostenibilità; Amministratori Locali; Arte e Letteratura; Bambini; Economia e Finanza; Education; Formazione Politica; Imprese; Informazione; Intelligenza Artificiale; Lavoro; Salute; Sport; Terzo Settore.

Questi tavoli si riuniranno in luoghi particolarmente simbolici della città, come il Campidoglio, la FAO, la sede dell’Unione Europea, l’ABI e la Provincia di Roma, a sottolineare l’importanza di un dialogo aperto tra istituzioni, società civile, mondo accademico e dell’informazione. Sarà un’occasione unica per mettere in rete idee, esperienze e buone pratiche, con l’obiettivo di dare concretezza ai valori della fraternità e costruire insieme nuove prospettive per il futuro.

Sabato 13 settembre, nella suggestiva cornice della sala degli Orazi e Curiazi al Campidoglio, si terrà l’Assemblea dell’Umano. Sarà un momento di straordinario valore, guidato da Premi Nobel e da rappresentanti di istituzioni internazionali. I partecipanti raccoglieranno il lavoro svolto nei tavoli tematici del giorno precedente e avvieranno un “percorso sinodale” con l’obiettivo di coinvolgere le comunità nel mondo per riconoscere e illuminare “cosa significa essere umani oggi”. Tra gli altri, prenderanno parte: Cardinale Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica di San Pietro, Vicario Generale della Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro; Graça Machel Mandela, Attivista e politica mozambicana, co-fondatrice e Vice-Presidente di The Elders; Maria Ressa, Giornalista e Nobel per la pace 2021.

L’EVENTO CONCLUSIVO – Nella serata di sabato, Piazza San Pietro diventerà il centro di un evento internazionale intitolato “Grace for the World”. Sul palco si alterneranno testimoni e artisti di fama internazionale, tra cui il Maestro Andrea Bocelli, Pharrell Williams con il coro gospel Voices of Fire, John Legend, Karol G e il coro della Diocesi di Roma diretto dal Maestro Marco Frisina. Lo spettacolo sarà reso ancora più suggestivo da una esibizione aerea di circa 3mila droni e luci a cura di Nova Sky Stories, con immagini ispirate alla Cappella Sistina. L’evento sarà aperto al pubblico in Piazza San Pietro e trasmesso in diretta mondiale.

GRACE FOR THE WORLD

  • Il primo concerto in Piazza San Pietro presentato nell’ambito del Giubileo e a chiusura del Terzo Incontro Mondiale sulla Fraternità Umana.
  • La serata è sotto la direzione artistica di Pharrell Williams e del Maestro Andrea Bocelli.
  • La direzione musicale è affidata al vincitore dei Grammy Award, Adam Blackstone.
  • Il concerto riunisce artisti, cori e voci provenienti da tutto il mondo per celebrare i valori della grazia, della fraternità, dell’amore e della misericordia. Si esibiranno, tra gli altri, Pharrell con il coro gospel Voices of Fire, Andrea Bocelli, John Legend, Karol G, BamBam, Teddy Swims, Jelly Roll, Angélique Kidjo e oltre 400 coristi in rappresentanza di culture e tradizioni diverse, riflettendo lo spirito dell’evento.
  • Il programma prevede anche riflessioni di voci autorevoli del mondo della cultura, dello sport e delle istituzioni.
  • La diretta televisiva è prodotta da Jesse Collins Entertainment e diretta da Sam Wrench, con streaming mondiale su Disney+, Hulu e ABC News Live.
  • Oltre alla musica, la serata rappresenta un appello globale all’unità — trascendendo fedi, confini e ideologie, e offrendo al mondo un messaggio di speranza, compassione e umanità condivisa.
  • Grace for the World sarà un’espressione universale dello spirito giubilare, raggiungendo un pubblico mondiale sia in presenza sia attraverso la trasmissione globale.

Partner premium dell’evento sono De Cecco, Edison, Banca Sella, con il supporto di AIA, Intesa Sanpaolo e PwC Italia (PricewaterhouseCoopers). Gli Sponsor Tecnici includono Coldiretti e FIAT, con il supporto di American Airlines, Artemis Rising, Luke e Nicole Nosek, Mark e Roma Burnett, il signor Li Ka-shing e Synergy Productions.

Tutte le informazioni sono disponibili sui siti: World Meeting on Human Fraternity e sul nostro sito

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L’umano e la fraternità – Le due ali del Giubileo della Speranza https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/lumano-e-la-fraternita-le-due-ali-del-giubileo-della-speranza__trashed/ Tue, 24 Jun 2025 10:00:10 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=37303 “Non c’è ricchezza più grande della fraternità”. Le parole di Antoine de Saint-Exupéry, tratte dalla Terra degli uomini pubblicato nel 1939 durante la Seconda guerra mondiale, risuonano oggi con una forza rinnovata nella Piazza San Pietro. Proprio qui, crocevia di culture e storie di vita,...

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“Non c’è ricchezza più grande della fraternità”. Le parole di Antoine de Saint-Exupéry, tratte dalla Terra degli uomini pubblicato nel 1939 durante la Seconda guerra mondiale, risuonano oggi con una forza rinnovata nella Piazza San Pietro. Proprio qui, crocevia di culture e storie di vita, il 12 e 13 settembre prossimi si terrà la III edizione del World Meeting on Human Fraternity. L’evento rappresenta la terza tappa di un processo culturale e spirituale ispirato all’Enciclica Fratelli Tutti.

Di strada insieme se ne è fatta, ma la vetta richiede ancora un lungo cammino. Nella sua prima edizione, il Meeting #notalone ha connesso 11 piazze di angoli diversi del mondo. Trenta Premi Nobel per la Pace riuniti in Piazza San Pietro, hanno sottoscritto, insieme al Segretario di Stato, il Cardinale Pietro Parolin la Dichiarazione sulla fraternità umana, poi presentato al Santo Padre. Ragazzi provenienti da ogni angolo del mondo hanno formato un abbraccio evocativo del colonnato del Bernini aperto sul mondo. Sono gesti e simboli che aiutano a creare “un’alleanza sociale”.
Nella seconda edizione sono nati i tavoli di lavoro sparsi in sedi simboliche della città di Roma, ed hanno partecipato Graça Machel Mandela, Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace e attuale Primo Ministro del Bangladesh, Bill Nelson, Amministratore della Nasa, Juan Manuel Santos, ex Presidente della Colombia, Oscar Arias Sánchez, ex Presidente del Costa Rica, la leader indigena Rigoberta Menchù Tum, e numerosi altri.

La profondità di questa esperienza risiede nella forza dell’incontro tra diversi e nella condivisione di un comune orizzonte umano, come autorevolmente sintetizzato dal Presidente Mattarella durante l’udienza concessa a un consesso di Premi Nobel, accompagnati dal Cardinale Mauro Gambetti, Presidente della Fondazione Fratelli tutti: «È ben noto come il motto della Rivoluzione francese allineasse, accanto a libertà e uguaglianza, la parola “fraternità”, poi rapidamente caduta in disuso. Eppure, quella parola rappresenta il complemento, anzi, il completamento delle altre due. Costituisce l’approdo del principio di solidarietà, sovente invocato. Quei tre principi, insieme, definiscono la condizione universale di cittadinanza. La fraternità come categoria di pensiero merita quindi di essere considerata nello spazio pubblico. E vi sono grato per la Dichiarazione sulla fraternità umana che è stata pubblicata: è un messaggio di estrema importanza per la comunità internazionale».

Libertà e uguaglianza hanno bisogno di fraternità. Per questo il cuore del Meeting di settembre sarà animato da 15 Tavoli tematici – tra cui Amministratori e informazione, Sport e Formazione Politica, Infanzia e Salute, Lavoro ed Educazione, Ambiente e sicurezza alimentare, Economia Intelligenza artificiale – che sono veri e propri laboratori di connessione tra istituzioni e università, enti locali e imprese, reti civiche e di comunità. Saranno accolti in sedi autorevoli e prestigiose come il Campidoglio e la Fao, la sede dell’UE, quella dell’Abi e della Provincia di Roma.

Ogni tavolo di lavoro ha il compito di esplorare parole chiave per definire il significato dell’umano, raccogliere buone prassi, selezionare azioni concrete e misurare l’applicazione del principio di fraternità attraverso metriche e strumenti condivisi per valutarne l’impatto umano, sociale e relazionale.

Semi di fraternità hanno già attecchito. Il Cnel, grazie al tavolo del lavoro, ha promosso un disegno di legge sulla fraternità in ambito aziendale. L’intesa tra Anci e la Fondazione ha permesso a ottomila comuni italiani di adottare una delibera sulla fraternità attraverso le giunte o i consigli comunali. Tutte le informazioni, inclusa la partecipazione alla giornata del 12 settembre, sono disponibili sul sito della Fondazione Fratelli tutti.

Il lavoro confluirà in un documento di principi ispiratori e azioni concrete, una sorta di “Tavole dell’Umano”. L’obiettivo è orientare politiche pubbliche e percorsi educativi, decisioni consapevoli e scelte strategiche per rispondere alle sfide complesse del nostro tempo.

Il 13 settembre, Piazza San Pietro sarà teatro di un evento serale internazionale dedicato alla fraternità con artisti del panorama mondiale. Culmine di due giorni di iniziative spirituali e culturali, la cerimonia televisiva si propone come piattaforma multimediale per celebrare un grande “abbraccio umano” simbolico, la forza della fraternità e l’impegno per la tutela del Creato.

Il messaggio su cui investire è semplice: promuovendo l’umanità degli altri, promuovo e difendo anche la mia. Chi la nega, prima o poi finisce per perdere anche la propria. Invece “Dio è là dove sono i tuoi fratelli” scrive Eloi Leclerk in La Sapienza di un povero.

Papa Leone XIV lo ha ricordato nella sua omelia d’inizio pontificato, ai popoli e alle culture: “Fratelli, sorelle, questa è l’ora dell’amore! Insieme, come unico popolo, come fratelli tutti, camminiamo incontro a Dio e amiamoci a vicenda tra di noi”.

Fonte: Rivista Piazza San Pietro

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Una delegazione in udienza dal Santo Padre https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/una-delegazione-in-udienza-dal-santo-padre/ Wed, 15 May 2024 13:58:26 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=27091 Qui di seguito il discorso che il Santo Padre ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza sabato 11 maggio, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman. “Cari fratelli e sorelle, buongiorno! Vi do il benvenuto. Vi ringrazio di essere qui, provenienti...

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Qui di seguito il discorso che il Santo Padre ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza sabato 11 maggio, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman.

“Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Vi do il benvenuto. Vi ringrazio di essere qui, provenienti da molte parti del mondo, per il Meeting mondiale sulla fraternità umana. Ringrazio la Fondazione Fratelli tutti, che si propone di promuovere i princìpi esposti nell’Enciclica, «per suscitare intorno alla Basilica di San Pietro e all’abbraccio del suo colonnato iniziative legate alla spiritualità, all’arte, alla formazione e al dialogo con il mondo» (Chirografo, 8 dicembre 2021).

In un pianeta in fiamme, vi siete riuniti con l’intento di ribadire il vostro “no” alla guerra e “sì” alla pace, testimoniando l’umanità che ci unisce e ci fa riconoscere fratelli, nel dono reciproco delle rispettive differenze culturali.

In proposito, mi vengono alla mente le parole di un celebre discorso di Martin Luther King, quando disse: «Abbiamo imparato a volare come gli uccelli, a nuotare come i pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice arte di vivere insieme come fratelli» (Martin Luther King, Discorso in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Pace, 11 dicembre 1964). È proprio così. E allora ci domandiamo: come possiamo, concretamente, tornare a far crescere l’arte di una convivenza che sia davvero umana?

Vorrei riprendere l’atteggiamento-chiave proposto in Fratelli Tutti: la compassione. Nel Vangelo (cfr Lc 10,25-37), Gesù racconta di un samaritano che, mosso da compassione, si avvicina a un giudeo che dei briganti hanno lasciato mezzo morto sul bordo della strada. Guardiamo questi due uomini. Le loro culture erano nemiche, le loro storie diverse e conflittuali, ma uno diventa fratello dell’altro nel momento in cui si lascia guidare dalla compassione che prova per lui – potremmo dire: si lascia attrarre da Gesù presente in quell’uomo ferito. Come un poeta fa dire, in una sua opera, a San Francesco d’Assisi: «Il Signore è là dove sono i tuoi fratelli» (É. Leclerc, La sapienza di un povero).

Nel pomeriggio vi incontrerete in dodici punti della Città del Vaticano e di Roma, per esprimere il vostro intento di generare un movimento di fraternità in uscita. In questo contesto, i “tavoli” di lavoro, che si sono preparati in questi mesi, presenteranno alla società civile alcune proposte, centrate sulla dignità della persona umana, per costruire politiche buone, basate sul principio della fraternità, che «ha qualcosa di positivo da offrire alla libertà e all’uguaglianza» (Fratelli Tutti, 103). Ho apprezzato questa scelta e vi incoraggio ad andare avanti nel vostro lavoro di semina silenziosa. Da esso può nascere una “Carta dell’umano”, che includa, insieme ai diritti, anche i comportamenti e le ragioni pratiche di ciò che ci rende più umani nella vita.

E vi invito a non scoraggiarvi, perché il dialogo «perseverante e coraggioso non fa notizia come gli scontri e i conflitti, eppure aiuta discretamente il mondo a vivere meglio, molto più di quanto possiamo rendercene conto» (ivi, 198).

In particolare, desidero ringraziare il gruppo degli illustri Premi Nobel presenti, sia per la Dichiarazione sulla fraternità umana elaborata il 10 giugno dello scorso anno, sia per l’impegno che avete assunto quest’anno nella ricostruzione di una “grammatica dell’umanità”, “grammatica dell’umano”, su cui basare scelte e comportamenti. Vi esorto ad andare avanti, a far crescere questa spiritualità della fraternità e a promuovere, con la vostra azione diplomatica, il ruolo degli organismi multilaterali.

Cari fratelli e sorelle, la guerra è un inganno. La guerra sempre è una sconfitta, così come l’idea di una sicurezza internazionale basata sul deterrente della paura. È un altro inganno. Per garantire una pace duratura occorre tornare a riconoscersi nella comune umanità e a porre al centro della vita dei popoli la fraternità. Solo così riusciremo a sviluppare un modello di convivenza in grado di dare un futuro alla famiglia umana. La pace politica ha bisogno della pace dei cuori, affinché le persone si incontrino nella fiducia che la vita vince sempre su ogni forma di morte.

Cari amici, nel salutarvi penso all’abbraccio che questa sera, come lo scorso anno, sarà realizzato da tanti giovani. Guardiamoli, impariamo da loro, come ci insegna il Vangelo: se «non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Facciamo tutti di questo abbraccio un impegno di vita e un gesto profetico di carità.

Grazie di quello che fate! Vi sono vicino e vi chiedo di pregare per me. E adesso, tutti insieme, in silenzio, chiediamo e riceviamo la benedizione di Dio.”

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I premi nobel in visita dal Presidente Mattarella https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/i-premi-nobel-in-visita-dal-presidente-mattarella/ Wed, 15 May 2024 13:37:44 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=27085 Qui di seguito il discorso che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza sabato 11 maggio, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman. “Eminenza, Signore e Signori, benvenute e benvenuti al Quirinale. Ho accolto volentieri...

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Qui di seguito il discorso che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha riservato alla delegazione che ha ricevuto in udienza sabato 11 maggio, in occasione del World Meeting on Human Fraternity #BeHuman.

“Eminenza, Signore e Signori,

benvenute e benvenuti al Quirinale.

Ho accolto volentieri la proposta del Cardinale Gambetti e della Fondazione Fratelli tutti per un incontro qui al Quirinale.

Con la vostra testimonianza recate un segno di speranza nel mondo.

Molti di voi, attraverso scelte e gesti compiuti in aree di conflitto o di grandi difficoltà, dimostrano, con l’esempio della vita, che persino quando il dialogo si interrompe e i rapporti degenerano fino a divenire scontri, il senso di umanità che unisce è più forte del dolore che divide.

Il mondo ha bisogno di pace. E la pace è sempre il frutto anzitutto di una scelta personale, che si riversa nella vita sociale e si rinnova nel tempo.

Nell’articolo 11 della Costituzione italiana si legge che «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali».

La Carta delle Nazioni Unite, nel suo preambolo, qualche anno prima aveva già sottolineato come i popoli fossero decisi «a salvare le future generazioni dal flagello della guerra»; aveva anche riaffermato – quella Carta – « la fede nei diritti fondamentali dell’uomo, nella dignità e nel valore della persona umana, nella eguaglianza dei diritti degli uomini e delle donne e delle nazioni», grandi o piccole che fossero; aveva richiamato anche l’esigenza di giustizia nella vita internazionale; aveva esortato a «promuovere progresso sociale e più ampia libertà».

Dunque, ai massimi livelli, è stata sovente enunciata l’aspirazione alla pace e il dovere di perseguirla e di difenderla.

È una scelta che ha permesso di educare intere generazioni alla cultura della pace che Voi promuovete.

È questo l’orizzonte a cui guardare, anche se è oscurato da tensioni e conflitti. Anzi, tanto più per questa ragione.

La storia insegna che la politica può arginare i conflitti, sostituendo alla coltivazione dell’odio la cooperazione, affermando il primato del diritto sulla forza. Per giungere finalmente a rendere concretamente vissuto il principio di fraternità, che è al centro dei vostri lavori. Per affermare che la salvaguardia dei diritti delle persone e delle comunità non trova applicazione soltanto all’interno di ciascuno Stato, ma si esprime e si realizza davvero se viene esteso e applicato ai rapporti fra i popoli.

Perché il “bene comune” dei cittadini di uno Stato non può essere contrapposto al “bene comune” dei cittadini di un altro Stato. Perché, sempre più evidentemente, si manifesta che esiste un “bene” comune all’intera umanità.

Ce lo ricordano, con durezza, le grandi sfide comuni che si collocano di fronte all’umanità: dalla difesa del clima alle esigenze globali di salute; dai grandi fenomeni migratori, ai tanti aspetti dell’economia e dei nuovi strumenti che la scienza offre, che sono ben al di sopra dei confini tra Stati, e persino tra continenti.

 È ben noto come il motto della Rivoluzione francese allineasse, accanto a libertà e uguaglianza, la parola “fraternità”, poi rapidamente caduta in disuso. Eppure quella parola rappresenta il complemento, anzi, il completamento delle altre due. Costituisce l’approdo del principio di solidarietà, sovente invocato. Quei tre principi, insieme, definiscono la condizione universale di cittadinanza.

La fraternità come categoria di pensiero merita quindi di essere considerata nello spazio pubblico. E vi sono grato per la Dichiarazione sulla fraternità umana che è stata pubblicata: è un messaggio di estrema importanza per la comunità internazionale.

Questo vostro impegno, questo Meeting, aiuta a costruire pace sociale e amicizia politica, temi che sono cari al Pontificato di Papa Francesco; indica alle relazioni internazionali come non esaurire il proprio fine nella mera assenza della guerra; sconfigge anche la sicurezza basata sulla ripulsa verso chi viene definito ‘diverso’.

La vostra azione di prossimità arricchisce quella degli organismi multilaterali, promuovendo l’incontro con l’altro perché, come spesso ripete Papa Francesco, “nessuno si salva da solo”.

E perché, in realtà, per ciascuno la libertà e i diritti si realizzano non a detrimento di quelli degli altri, e neppure soltanto limitandosi al rispetto di quelli gli altri. Perché si realizzano, in realtà, davvero pienamente, insieme a quelli degli altri. Perché libertà e diritti non sono beni divisibili.

Anche per questo vi auguro, dunque, buon lavoro, affinché abbia successo questa vostra impresa di seminare fraternità. E quindi pace vera.

Auguri.”

Clicca qui per vedere il video dell’incontro

Leggi l’indirizzo di saluto di S.E. Card. Mauro Gambetti

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