Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, interviene al Meeting sulla fraternità portando il punto di vista delle città, cioè dei luoghi in cui le trasformazioni sociali, le disuguaglianze e le nuove forme di solitudine si manifestano con maggiore evidenza. In questo quadro si inserisce il percorso condiviso tra ANCI e Fondazione Fratelli tutti, nato dalla convinzione che la fraternità possa diventare un criterio concreto per leggere i bisogni delle comunità e orientare le politiche locali.
Nel suo intervento, Manfredi mostra come questo principio possa tradursi in azioni capaci di ricostruire legami, contrastare marginalità e isolamento e rafforzare la coesione sociale. Dall’integrazione dei giovani immigrati alle periferie, dagli anziani alle aree interne, emerge una stessa esigenza: trasformare le città in comunità più inclusive.
La fraternità diventa così non solo un valore etico, ma anche uno strumento di governo e di sviluppo, capace di accompagnare la rigenerazione urbana con una più profonda rigenerazione sociale, fondata su educazione, partecipazione e relazioni.
Estratto dell’intervento di Gaetano Manfredi – Sindaco di Napoli, Presidente ANCI
Come ANCI riteniamo di aver compiuto una scelta importante nel condividere questo percorso con la Fondazione Fratelli tutti. Il tema della fraternità diventa oggi uno strumento indispensabile per il governo delle nostre comunità.
Viviamo una fase storica in cui la divisione, il conflitto e la separazione tra le persone vengono spesso utilizzati come strumenti di lotta politica, ma sono anche la conseguenza di profonde fratture sociali che producono divari sempre più inaccettabili, assumendo forme diverse.
Penso al grande tema dell’integrazione degli immigrati nelle nostre comunità, in particolare degli immigrati di seconda generazione e dei più giovani, che spesso, come forma di protesta, rifiutano l’inserimento nella società e nei percorsi educativi.
Ma questa separatezza e questo individualismo riguardano anche le grandi periferie del Sud, dove si concentrano problemi gravissimi legati all’abbandono scolastico, al deficit educativo e, di conseguenza, alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro attraverso un percorso di cittadinanza attiva. C’è poi il grande tema degli anziani e di chi vive nelle aree interne, segnate dalla solitudine e dalla mancanza di servizi, in una società sempre più polarizzata dal punto di vista demografico.
Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da una stessa caratteristica: la solitudine.
Per questo è fondamentale ricostruire un percorso di coesione sociale all’interno delle nostre comunità. Da un lato si tratta di un tema etico, legato ai valori fondanti della nostra democrazia e della nostra Repubblica, che affonda le sue radici nei principi costituzionali e, in particolare, nel principio di uguaglianza. Ma la coesione sociale è anche un fattore economico. Tutti gli studi economici lo dimostrano chiaramente: le comunità più coese sono quelle che crescono di più, che favoriscono maggiormente l’inserimento nel mondo del lavoro e che presentano livelli di istruzione più elevati.
Il conflitto, al contrario, produce esternalità negative all’interno delle nostre società. Lavorare sulla coesione sociale e sulla condivisione non è dunque solo un valore etico, ma anche un potente fattore di crescita ed è un elemento indispensabile per il futuro del Paese.
I sindaci lo sanno bene e lo vivono quotidianamente nelle loro comunità: dobbiamo fare leva su tutti quei fattori che consentono di ricostruire legami e rendere le nostre società più coese.
Quando parliamo di rigenerazione urbana o di recupero delle periferie, fino a qualche anno fa pensavamo che si trattasse soprattutto di politiche di rigenerazione materiale. E certamente lo sono: migliorare l’ambiente urbano, la qualità abitativa e le condizioni infrastrutturali è essenziale. Ma l’esperienza concreta – e i numerosi progetti del PNRR lo dimostrano – ci ha insegnato che, se alla rigenerazione fisica non affianchiamo una rigenerazione sociale delle comunità, questi interventi non bastano. Possono risultare esteticamente apprezzabili, ma sono destinati a fallire dal punto di vista dell’efficacia.
Senza azioni di socialità, educazione, partecipazione civile e condivisione di valori comuni, in una società sempre più multietnica e anziana, qualsiasi progetto materiale è destinato a essere un fallimento. La vera scommessa è utilizzare la leva della coesione e della fraternità come un potente strumento politico per migliorare le nostre politiche attive.