Direttore di The Times, uno dei quotidiani più influenti del Regno Unito, Tony Gallagher ha attraversato negli ultimi anni una delle trasformazioni più radicali della storia dell’informazione.
Dalla stampa tradizionale all’ecosistema dominato dalle piattaforme digitali, il cambiamento non è stato solo tecnologico, ma strutturale.
Al World Meeting on Human Fraternity ha proposto un parallelo storico: l’impatto dell’intelligenza artificiale oggi è paragonabile a quello della stampa ai tempi di Aldo Manuzio. Una rivoluzione che ridefinisce accesso, produzione e diffusione del sapere.
Ma c’è una differenza decisiva. Mentre l’editoria tradizionale ha sempre avuto responsabilità chiare, oggi gran parte dell’informazione circola su piattaforme che non si riconoscono come editori.
La questione diventa allora inevitabile: chi è responsabile della verità?
Gallagher ha criticato apertamente i grandi attori del digitale per la loro riluttanza ad assumere questo ruolo. Senza una responsabilità condivisa, il rischio è che l’informazione venga governata solo da logiche di traffico e visibilità.
Il lavoro del World Meeting on Human Fraternity indica una direzione diversa: rimettere al centro la qualità, la responsabilità e la dignità della persona come criterio anche per l’informazione.
Estratto dall’intervento di Tony Gallagher – Direttore di The Times
Aldo Manuzio rese i grandi testi dell’antichità ampiamente accessibili in tutta Europa, contribuendo così a plasmare la cultura intellettuale del Rinascimento.
Oggi ci troviamo nelle fasi iniziali di un’altra rivoluzione della comunicazione, scatenata da potenti nuove tecnologie che si collocano all’intersezione tra intelligenza artificiale, social media e Internet. I primi segnali indicano che l’impatto sulla società potrebbe essere altrettanto significativo quanto quello del Rinascimento – ma lo sono anche i rischi.
Se da un lato le parole possono disarmare, creando un terreno comune di conoscenza, dall’altro possono essere trasformate in armi attraverso la diffusione di notizie false progettate per destabilizzare la società.
La tecnologia della stampa fu, a suo tempo, anche un vantaggio per i creatori di fake news: si pensi ai livellatori inglesi del XVII secolo, polemisti radicali che diffondevano affermazioni non verificate per minare la legittimità del Parlamento, oppure ai libellisti francesi del XVIII secolo, autori clandestini di fogli scandalistici che diffondevano false accuse – come quelle sulla presunta immoralità di Maria Antonietta.
Con il tempo, però, alla diffusione della stampa seguì una regolamentazione: furono introdotte norme per limitare gli eccessi, come le leggi contro la diffamazione. Dopo la Seconda guerra mondiale, furono proprio le testate che fondavano la propria reputazione sulla veridicità delle informazioni a dominare il panorama mediatico.
Nel Regno Unito, il The Times è spesso definito il “giornale di riferimento”. Il nostro team di redattori e legali lavora ogni giorno con grande attenzione per essere all’altezza di questa definizione, verificando l’accuratezza di ogni notizia pubblicata.
Annunciando l’abbandono del fact-checking, il CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, ha parlato di un punto di svolta culturale favorevole a una maggiore libertà di espressione. Ma ha anche ammesso che questa decisione avrebbe comportato “più contenuti negativi” su tutta la piattaforma.
“Più contenuti negativi” non è ciò di cui abbiamo bisogno.
Le teorie del complotto e le fake news prosperano in ambienti privi di limiti a quella che chiamiamo libertà di parola.
Le parole che disarmano sono invece parole fondate sui fatti.
Quando una società riesce a concordare su fatti fondamentali, aumentano le possibilità di avere una direzione comune e, con essa, la pace. Ma quando i fatti vengono messi in discussione da polemisti professionisti, politici o persone che hanno qualcosa da nascondere, il risultato è la frammentazione sociale: l’esatto contrario del disarmo.
L’intelligenza artificiale aggiunge una nuova dimensione a questa rivoluzione dell’informazione. L’IA generativa è ancora agli inizi, ma è già evidente che, nonostante i miliardi di dollari investiti in sistemi come ChatGPT e Gemini, presenta ancora gravi limiti nella verifica dei fatti.
Anzi, ricerche recenti mostrano che i casi di “allucinazioni” – cioè informazioni inventate – sono aumentati con il crescere della potenza dei modelli.
Naturalmente, questa nuova rivoluzione dell’informazione – come quella della stampa ai tempi di Manuzio – ha il potenziale di aprire un’epoca di straordinarie opportunità, portando cambiamenti in quasi tutti i settori.
Dobbiamo accogliere il cambiamento e coglierne le possibilità, ma anche imparare dalla storia.
Ciò significa chiedere conto alle nuove “superpotenze” dell’informazione – i giganti dei social media e dell’intelligenza artificiale – e imporre loro regole che vadano a beneficio dell’intera società, non solo di una ristretta élite di azionisti.
Abbiamo bisogno che figure come Mark Zuckerberg, Elon Musk e il fondatore di TikTok, Zhang Yiming, abbraccino la visione di Papa Francesco: un mondo in cui le parole contano e le società prosperano grazie alla riflessione, alla calma e alla consapevolezza della complessità.
Sospetto che, nei decenni a venire, i lettori si affideranno più che mai a testate giornalistiche come The Times – e molte altre presenti in questa sala – fondate sul lavoro di esseri umani, non di bot, e animate da un profondo impegno nel raccontare la verità al mondo.