Nel suo intervento al World Meeting on Human Fraternity, suor Alessandra Smerilli, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha posto il lavoro al centro della dignità della persona e della vita sociale. Il lavoro, ha ricordato, non è soltanto uno strumento di sostentamento, ma uno dei modi attraverso cui ciascuno esprime le proprie capacità e prende parte alla costruzione della società.
Lavorare significa infatti contribuire, collaborare, assumersi responsabilità e riconoscersi parte di una comunità. Per questo, essere esclusi dal lavoro può diventare una forma profonda di alienazione e di marginalità.
Allo stesso modo, garantire sicurezza nei luoghi di lavoro significa tutelare concretamente la dignità e la vita di ogni persona.
Smerilli ha richiamato anche la dimensione spirituale del lavoro, inteso come possibilità di mettere talenti e competenze al servizio del bene comune. Ogni attività, se vissuta nella libertà e nella responsabilità, può diventare occasione di crescita e di piena realizzazione umana.
È un tema che attraversa tutta la dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum fino alle riflessioni più recenti sulla fraternità e sulla giustizia sociale.
Oggi questa questione acquista nuova urgenza davanti alle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale e dall’intelligenza artificiale.
Il lavoro emerge così come uno dei luoghi decisivi in cui rendere concreta una fraternità fondata sulla dignità, sulla partecipazione e sul bene comune.
Estratto dell’intervento della Rev.da Suor Alessandra Smerilli – Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale
Il lavoro è un tema che non riguarda solo l’economia, ma la dignità stessa della persona umana, la giustizia sociale e il senso del nostro vivere insieme in una società che cambia rapidamente. Il lavoro è una dimensione fondamentale dell’essere umano: non potersi esprimere attraverso il lavoro delle proprie mani e della propria intelligenza ci fa sentire non appartenenti alla società in cui viviamo. Il lavoro è mezzo per sopravvivere, ma è anche molto altro. Attraverso il lavoro diciamo al mondo chi siamo, cosa sappiamo fare. Forse non conosciamo davvero una persona finché non la vediamo lavorare. Il lavoro è espressione della nostra dignità, ma è anche impegno, fatica, capacità di collaborare con gli altri, perché il lavoro è sempre con o per qualcuno e quindi non è mai un atto solitario. Il lavoro è cooperazione, è un luogo dove si diventa veramente adulti, è il nostro contributo a rendere più bello il mondo. In termini cristiani diremmo: è collaborazione all’opera creatrice di Dio.
Ecco perché impedire a una persona di lavorare è un atto alienante: significa impedirle di partecipare attivamente alla costruzione di una società e di una realtà globale di cui essa stessa fa parte. Lo stesso vale per le vite stroncate sul posto di lavoro: non garantire adeguate misure di sicurezza a chi svolge il proprio lavoro quotidiano significa porre la sua esistenza in condizioni di costante incertezza.
Il lavoro è anche un’attività spirituale, quando è espressione della scelta di porre le proprie qualità, potenzialità e attitudini al servizio di Dio e del bene comune. Qualsiasi attività lavorativa, da una lezione universitaria a un lavoro più umile, se vissuta con libertà, può diventare occasione per una vita che fiorisce, una via per la realizzazione piena di sé.
La storia della dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum (1891) in poi, ha dedicato particolare attenzione alla problematica del lavoro; è un tema trasversale a tutta la dottrina sociale. Non c’è un papa, non c’è un documento magisteriale che affronti questioni sociali e che non mostri di avere a cuore la condizione dei lavoratori. Dalla Rerum Novarum di Leone XIII a Fratelli Tutti (2020) di Papa Francesco – e, come promessa, anche il nome del nuovo Papa, Leone XIV, lascia intuire un’attenzione particolare a questo tema – il lavoro ritorna come preoccupazione costante: dalla questione operaia inaugurata dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione digitale aperta dall’intelligenza artificiale.