La sorpresa dell’inaugurazione della Scuola delle Arti e dei Mestieri della Fabbrica di San Pietro è stata lo svelamento del premio, un tondo in bronzo, di “Europa nostra” della Commissione europea. Il premio è stato consegnato a Bruxelles lo scorso 13 ottobre a coronamento del progetto dello scorso anno per la categoria “Istruzione, formazione e competenze”.
È cominciato lunedì il quarto corso della Scuola con una presentazione festosa e partecipata soprattutto da tanti ragazze e ragazzi che ha avuto luogo proprio nel Palazzo della Canonica, sede della Fabbrica. Sono 20 gli aspiranti artigiani che dopo una selezione sono stati ammessi alla scuola: 13 donne, 7 uomini tra marmisti e scalpellini, muratori, stuccatori e decoratori, falegnami, mosaicisti e fabbri. Alcuni di loro hanno meno di vent’anni e vengono da diverse parti d’Italia, due ragazze vengono dall’Ecuador. Impareranno con maestri d’eccezione in un luogo che per storia e cultura, la Basilica di San Pietro, è una “palestra” di bellezza. Lavorare con le mani in un’epoca digitale, come ha ricordato la direttrice operativa della Fabbrica di San Pietro Emilia Rio, è una scelta in controtendenza ma che guarda al futuro non al passato.
È stato il card. Mauro Gambetti, Arciprete della Basilica di San Pietro e Presidente della Fabbrica di San Pietro a dare il senso della presentazione, guidata dal giornalista Piero Damosso, e delle lezioni che saranno affrontate nei prossimi mesi. “Non si può lavorare bene senza pensare bene e avere un cuore ben disposto – ha detto il cardinale -. La Scuola vuole trasmettere competenze professionali ma anche competenze umane, perché ciascuno di noi è responsabile di mettere a frutto il talento ricevuto, in modo da dare vita a una comunità di fraternità e di pace. Nella contaminazione tra mestiere e competenze umane si raggiunge il livello massimo dell’espressività e del lavoro”.
“La tradizione è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”. Padre Francesco Occhetta, direttore della Scuola delle arti e dei mestieri della Fabbrica di San Pietro, è partito da questa frase di Gustav Mahler per esortare i giovani apprendisti artigiani presenti a “dare corpo al sogno che rappresentate, grazie a questa esperienza di costruzione comunitaria e di amicizia”.
La Scuola è rinata quattro anni fa ma la responsabile scientifica Assunta Di Sante ha ricordato che è “erede del patrimonio settecentesco della Bottega che vedeva nell’Accademia di San Luca la formazione teorica e nella Fabbrica di San Pietro la formazione pratica”. E prima della scoperta della targa ha preso la parola anche l’architetto Alessandra Vittorini, già soprintendente dell’Aquila nella fase post sisma e direttore della scuola di Alta Formazione del Ministero della Cultura, giurata di Europa Nostra. “Alla base del vostro lavoro – ha detto ai ragazzi – c’è la comunità di pratica, dove le persone lavorano insieme a uno stesso progetto, ma da punti di vista diversi, all’insegna della convivenza anche al di fuori del lavoro”.
Alla fine i protagonisti sono stati i ragazzi del corso, molti appena maggiorenni, presentandosi uno ad uno, raccontando i loro sogni e regalando l’emozione è più grande di un’avventura che comincia.