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Tawakkol Karman: la fraternità come scelta di giustizia

  • Meeting 2025
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  • Premio Nobel per la Pace e tra le voci più autorevoli dell’attivismo yemenita, Tawakkol Karman ha portato al World Meeting on Human Fraternity una riflessione sul significato politico e concreto della fraternità.

    Essere fratelli e sorelle, ha sottolineato, non può ridursi a uno slogan, ma significa impegnarsi per la giustizia, la libertà e la dignità di ogni essere umano. Il suo intervento ha rivolto uno sguardo particolare alle guerre e alle sofferenze che attraversano il nostro tempo, dalla Palestina all’Ucraina e allo Yemen.

    Di fronte alla violenza e all’oppressione, la fraternità impone di non restare in silenzio e di schierarsi dalla parte delle vittime. Significa anche restituire al diritto internazionale la sua funzione di tutela dei popoli e dei più deboli. Ma la dignità umana, per Karman, passa anche attraverso la lotta alla povertà, l’accesso universale all’educazione e la difesa dell’ambiente.

    La fraternità diventa così responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future. Partendo dall’esperienza del proprio Paese, Karman ha ribadito il rifiuto tanto della tirannia quanto della guerra come risposta alla tirannia.

    Essere veramente umani significa scegliere la pace invece del dominio e la giustizia invece dell’indifferenza.
    Un appello netto a trasformare la fraternità da principio ideale in impegno concreto per un’umanità realmente condivisa.

     

    Estratto dell’intervento di Tawakkol Karman – Politica e attivista yemenita, Premio Nobel per la Pace

    Parlare di fraternità umana significa, prima di tutto, parlare di cosa significa essere umani. Ed è molto importante, perché da questo può nascere la soluzione ai problemi del nostro mondo. La fraternità – la fratellanza e la sorellanza umana – non può ridursi a un bello slogan. È un impegno vivo per la giustizia, la libertà e la dignità umana.

    Oggi siamo qui riuniti mentre migliaia di persone a Gaza affrontano un genocidio. La tragedia che si sta consumando in Palestina è una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo. Decine di migliaia di martiri – uomini, donne e bambini – hanno perso la vita. Intere città sono state ridotte in macerie. Ospedali, università e chiese sono stati distrutti, mentre il mondo resta in silenzio. Se vogliamo parlare davvero di umanità, dobbiamo rompere questo silenzio, il silenzio che circonda i crimini e i massacri in Palestina, in Ucraina, in Yemen e in Israele.

    La vera fraternità umana significa stare accanto a tutti gli oppressi. Significa lavorare per costruire la giustizia e fare in modo che il diritto internazionale diventi uno scudo per i popoli, non un’arma nelle mani di chi commette crimini e giustifica il genocidio.

    La vera umanità è quando colmiamo la distanza tra ricchi e poveri, quando lottiamo contro la povertà e garantiamo l’educazione a ogni bambino, di qualunque colore o origine. È quando ci uniamo per difendere il nostro pianeta, per fermare la distruzione dell’ambiente e degli ecosistemi, e per preservare il creato per le generazioni future.

    È quando rifiutiamo il dominio sugli altri, e aiutiamo i popoli a riconquistare la loro libertà, la libertà dalle potenze straniere e dalle corporazioni che sfruttano le risorse, distruggono le terre e diffondono corruzione.

    Vengo da un Paese che soffre sotto questa oppressione. Mia sorella Shirin Ebadi, dall’Iran, e io ci opponiamo al nostro governo e alle milizie, al regime iraniano e a tutti coloro che portano guerra e ingiustizia al nostro popolo. Ma rifiutiamo anche di rispondere alla tirannia con la guerra. Essere veramente umani significa scegliere la pace invece del dominio, la giustizia invece del silenzio, la fraternità invece dell’indifferenza.

    Nessuna occupazione. Nessuna guerra. Nessuna tirannia. Nessuna povertà. Nessuna distruzione della nostra umanità condivisa.