News Archivi - Fondazione Fratelli tutti https://www.fondazionefratellitutti.org/categories/news/ Fri, 09 Oct 2026 11:06:30 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.0.5 https://www.fondazionefratellitutti.org/wp-content/uploads/2022/07/cropped-Favicon-48x48-1-32x32.jpg News Archivi - Fondazione Fratelli tutti https://www.fondazionefratellitutti.org/categories/news/ 32 32 Fratello, dove sei? Presentazione del Report del World Meeting on Human Fraternity 2025 https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/fratello-dove-sei-presentazione-del-report-del-world-meeting-on-human-fraternity-2025/ Tue, 06 Oct 2026 08:14:31 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41544 In un tempo segnato da cambiamenti rapidi e da crescenti sfide globali, l’appello alla fraternità è più urgente che mai. Il 17 ottobre 2026, la presentazione pubblica del Report del World Meeting on Human Fraternity 2025, Fratello, dove sei?, riunirà voci impegnate nella costruzione di...

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In un tempo segnato da cambiamenti rapidi e da crescenti sfide globali, l’appello alla fraternità è più urgente che mai.

Il 17 ottobre 2026, la presentazione pubblica del Report del World Meeting on Human Fraternity 2025, Fratello, dove sei?, riunirà voci impegnate nella costruzione di un mondo più umano, unito e aperto alla speranza.

Più che la presentazione di un volumet, questo evento sarà un momento di ispirazione, dialogo e azione. I partecipanti condivideranno esperienze, lanceranno nuove iniziative e contribuiranno a tracciare il cammino verso il World Meeting on Human Fraternity del 2027.

La domanda «Fratello, dove sei?» è molto più di un titolo. È un invito a riconoscerci gli uni gli altri, a costruire ponti attraverso le differenze e a trasformare aspirazioni condivise in progetti concreti per il bene comune.

Il futuro della fraternità non sarà scritto da pochi. Sarà costruito da tutti noi.

Continuiamo a camminare insieme verso il 2027, trasformando il dialogo in progetti e i progetti in segni duraturi di speranza.

La presentazione del Report si terrà presso Palazzo Cardinal Cesi. L’ingresso è libero, fino a esaurimento dei posti disponibili.

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Il lavoro come dignità e partecipazione https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/il-lavoro-come-dignita-e-partecipazione/ Tue, 06 Oct 2026 07:56:45 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41522 Nel suo intervento al World Meeting on Human Fraternity, suor Alessandra Smerilli, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha posto il lavoro al centro della dignità della persona e della vita sociale. Il lavoro, ha ricordato, non è soltanto uno strumento...

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Nel suo intervento al World Meeting on Human Fraternity, suor Alessandra Smerilli, Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, ha posto il lavoro al centro della dignità della persona e della vita sociale. Il lavoro, ha ricordato, non è soltanto uno strumento di sostentamento, ma uno dei modi attraverso cui ciascuno esprime le proprie capacità e prende parte alla costruzione della società.

Lavorare significa infatti contribuire, collaborare, assumersi responsabilità e riconoscersi parte di una comunità. Per questo, essere esclusi dal lavoro può diventare una forma profonda di alienazione e di marginalità.
Allo stesso modo, garantire sicurezza nei luoghi di lavoro significa tutelare concretamente la dignità e la vita di ogni persona.
Smerilli ha richiamato anche la dimensione spirituale del lavoro, inteso come possibilità di mettere talenti e competenze al servizio del bene comune. Ogni attività, se vissuta nella libertà e nella responsabilità, può diventare occasione di crescita e di piena realizzazione umana.
È un tema che attraversa tutta la dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum fino alle riflessioni più recenti sulla fraternità e sulla giustizia sociale.
Oggi questa questione acquista nuova urgenza davanti alle trasformazioni prodotte dalla rivoluzione digitale e dall’intelligenza artificiale.
Il lavoro emerge così come uno dei luoghi decisivi in cui rendere concreta una fraternità fondata sulla dignità, sulla partecipazione e sul bene comune.

 

Estratto dell’intervento della Rev.da Suor Alessandra Smerilli – Prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale

Il lavoro è un tema che non riguarda solo l’economia, ma la dignità stessa della persona umana, la giustizia sociale e il senso del nostro vivere insieme in una società che cambia rapidamente. Il lavoro è una dimensione fondamentale dell’essere umano: non potersi esprimere attraverso il lavoro delle proprie mani e della propria intelligenza ci fa sentire non appartenenti alla società in cui viviamo. Il lavoro è mezzo per sopravvivere, ma è anche molto altro. Attraverso il lavoro diciamo al mondo chi siamo, cosa sappiamo fare. Forse non conosciamo davvero una persona finché non la vediamo lavorare. Il lavoro è espressione della nostra dignità, ma è anche impegno, fatica, capacità di collaborare con gli altri, perché il lavoro è sempre con o per qualcuno e quindi non è mai un atto solitario. Il lavoro è cooperazione, è un luogo dove si diventa veramente adulti, è il nostro contributo a rendere più bello il mondo. In termini cristiani diremmo: è collaborazione all’opera creatrice di Dio.

Ecco perché impedire a una persona di lavorare è un atto alienante: significa impedirle di  partecipare attivamente alla costruzione di una società e di una realtà globale di cui essa stessa fa parte. Lo stesso vale per le vite stroncate sul posto di lavoro: non garantire adeguate misure di sicurezza a chi svolge il proprio lavoro quotidiano significa porre la sua esistenza in condizioni di costante incertezza.

Il lavoro è anche un’attività spirituale, quando è espressione della scelta di porre le proprie qualità, potenzialità e attitudini al servizio di Dio e del bene comune. Qualsiasi attività lavorativa, da una lezione universitaria a un lavoro più umile, se vissuta con libertà, può diventare occasione per una vita che fiorisce, una via per la realizzazione piena di sé.

La storia della dottrina sociale della Chiesa, dalla Rerum Novarum (1891) in poi, ha dedicato particolare attenzione alla problematica del lavoro; è un tema trasversale a tutta la dottrina sociale. Non c’è un papa, non c’è un documento magisteriale che affronti questioni sociali e che non mostri di avere a cuore la condizione dei lavoratori. Dalla Rerum Novarum di Leone XIII a Fratelli Tutti (2020) di Papa Francesco – e, come promessa, anche il nome del nuovo Papa, Leone XIV, lascia intuire un’attenzione particolare a questo tema – il lavoro ritorna come preoccupazione costante: dalla questione operaia inaugurata dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione digitale aperta dall’intelligenza artificiale.

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Deontologia del giornalismo e la verità pubblica e pubblicata nel tempo dell’IA https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/deontologia-del-giornalismo-e-la-verita-pubblica-e-pubblicata-nel-tempo-dellia/ Fri, 18 Sep 2026 09:14:51 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41383 Il seminario “Deontologia del giornalismo e la verità pubblica e pubblicata nel tempo dell’IA” promosso dalla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con la Fondazione Fratelli tutti, propone una riflessione sulle sfide etiche e deontologiche poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione...

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Il seminario “Deontologia del giornalismo e la verità pubblica e pubblicata nel tempo dell’IA” promosso dalla Facoltà di Scienze Sociali della Pontificia Università Gregoriana, in collaborazione con la Fondazione Fratelli tutti, propone una riflessione sulle sfide etiche e deontologiche poste dall’intelligenza artificiale e dalla trasformazione digitale dell’informazione.

Al centro dell’incontro saranno temi quali la verità pubblica e la verità pubblicata, la verifica delle fonti, la responsabilità editoriale, il ruolo delle piattaforme digitali e la tutela della dignità della persona, anche alla luce dell’Enciclica Magnifica Humanitas. L’iniziativa intende avviare un percorso di riflessione internazionale che potrà condurre, nell’ottobre 2027, all’elaborazione di un codice deontologico internazionale per l’informazione nell’era dell’intelligenza artificiale.

Un’occasione di confronto tra giornalisti, professionisti dell’informazione, istituzioni e mondo accademico per promuovere una cultura della responsabilità, della verifica e della qualità dell’informazione. Per i giornalisti che vogliono partecipare e ottenere 5 crediti deontologici, iscriversi qui.

L’iniziativa costituirà anche un momento di riconoscimento per il servizio prestato dal Dott. Paolo Ruffini presso il Dicastero per la Comunicazione.

Vi aspettiamo il 12 ottobre 2026, dalle 10:00 alle 13:00 presso l’Aula Magna della Pontificia Università Gregoriana, in Piazza della Pilotta, 4 — Roma.

Ingresso libero fino esaurimento posti disponibili.

Scarica la locandina.

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ANCI e Fondazione Fratelli tutti: la fraternità come politica delle città https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/anci-e-fondazione-fratelli-tutti-la-fraternita-come-politica-delle-citta/ Thu, 17 Sep 2026 08:55:42 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41359 Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, interviene al Meeting sulla fraternità portando il punto di vista delle città, cioè dei luoghi in cui le trasformazioni sociali, le disuguaglianze e le nuove forme di solitudine si manifestano con maggiore evidenza. In questo quadro si...

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Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli e presidente dell’ANCI, interviene al Meeting sulla fraternità portando il punto di vista delle città, cioè dei luoghi in cui le trasformazioni sociali, le disuguaglianze e le nuove forme di solitudine si manifestano con maggiore evidenza. In questo quadro si inserisce il percorso condiviso tra ANCI e Fondazione Fratelli tutti, nato dalla convinzione che la fraternità possa diventare un criterio concreto per leggere i bisogni delle comunità e orientare le politiche locali.

Nel suo intervento, Manfredi mostra come questo principio possa tradursi in azioni capaci di ricostruire legami, contrastare marginalità e isolamento e rafforzare la coesione sociale. Dall’integrazione dei giovani immigrati alle periferie, dagli anziani alle aree interne, emerge una stessa esigenza: trasformare le città in comunità più inclusive.

La fraternità diventa così non solo un valore etico, ma anche uno strumento di governo e di sviluppo, capace di accompagnare la rigenerazione urbana con una più profonda rigenerazione sociale, fondata su educazione, partecipazione e relazioni.

 

Estratto dell’intervento di Gaetano Manfredi – Sindaco di Napoli, Presidente ANCI

Come ANCI riteniamo di aver compiuto una scelta importante nel condividere questo percorso con la Fondazione Fratelli tutti. Il tema della fraternità diventa oggi uno strumento indispensabile per il governo delle nostre comunità.

Viviamo una fase storica in cui la divisione, il conflitto e la separazione tra le persone vengono spesso utilizzati come strumenti di lotta politica, ma sono anche la conseguenza di profonde fratture sociali che producono divari sempre più inaccettabili, assumendo forme diverse.

Penso al grande tema dell’integrazione degli immigrati nelle nostre comunità, in particolare degli immigrati di seconda generazione e dei più giovani, che spesso, come forma di protesta, rifiutano l’inserimento nella società e nei percorsi educativi.

Ma questa separatezza e questo individualismo riguardano anche le grandi periferie del Sud, dove si concentrano problemi gravissimi legati all’abbandono scolastico, al deficit educativo e, di conseguenza, alla difficoltà di inserirsi nel mondo del lavoro attraverso un percorso di cittadinanza attiva. C’è poi il grande tema degli anziani e di chi vive nelle aree interne, segnate dalla solitudine e dalla mancanza di servizi, in una società sempre più polarizzata dal punto di vista demografico.

Situazioni diverse tra loro, ma accomunate da una stessa caratteristica: la solitudine.

Per questo è fondamentale ricostruire un percorso di coesione sociale all’interno delle nostre comunità. Da un lato si tratta di un tema etico, legato ai valori fondanti della nostra democrazia e della nostra Repubblica, che affonda le sue radici nei principi costituzionali e, in particolare, nel principio di uguaglianza. Ma la coesione sociale è anche un fattore economico. Tutti gli studi economici lo dimostrano chiaramente: le comunità più coese sono quelle che crescono di più, che favoriscono maggiormente l’inserimento nel mondo del lavoro e che presentano livelli di istruzione più elevati.

Il conflitto, al contrario, produce esternalità negative all’interno delle nostre società. Lavorare sulla coesione sociale e sulla condivisione non è dunque solo un valore etico, ma anche un potente fattore di crescita ed è un elemento indispensabile per il futuro del Paese.

I sindaci lo sanno bene e lo vivono quotidianamente nelle loro comunità: dobbiamo fare leva su tutti quei fattori che consentono di ricostruire legami e rendere le nostre società più coese.

Quando parliamo di rigenerazione urbana o di recupero delle periferie, fino a qualche anno fa pensavamo che si trattasse soprattutto di politiche di rigenerazione materiale. E certamente lo sono: migliorare l’ambiente urbano, la qualità abitativa e le condizioni infrastrutturali è essenziale. Ma l’esperienza concreta – e i numerosi progetti del PNRR lo dimostrano – ci ha insegnato che, se alla rigenerazione fisica non affianchiamo una rigenerazione sociale delle comunità, questi interventi non bastano. Possono risultare esteticamente apprezzabili, ma sono destinati a fallire dal punto di vista dell’efficacia.

Senza azioni di socialità, educazione, partecipazione civile e condivisione di valori comuni, in una società sempre più multietnica e anziana, qualsiasi progetto materiale è destinato a essere un fallimento. La vera scommessa è utilizzare la leva della coesione e della fraternità come un potente strumento politico per migliorare le nostre politiche attive.

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Nuova edizione dell’Academia Fratelli tutti https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/nuova-edizione-dellacademia-fratelli-tutti/ Wed, 16 Sep 2026 13:25:34 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41344 Nel mondo di oggi, segnato da frammentazione e rapide transizioni, la fraternità emerge come necessità strategica per rigenerare i contesti lavorativi. L’Academia Fratelli tutti costituisce un ambiente formativo in cui dignità umana, intelligenza relazionale e responsabilità etica diventano pilastri della trasformazione. Una visione olistica e...

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Nel mondo di oggi, segnato da frammentazione e rapide transizioni, la fraternità emerge come necessità strategica per rigenerare i contesti lavorativi.

L’Academia Fratelli tutti costituisce un ambiente formativo in cui dignità umana, intelligenza relazionale e responsabilità etica diventano pilastri della trasformazione. Una visione olistica e antropologica della persona guida la lettura dei contesti professionali attraverso identità, significato e umanità condivisa.

Il percorso permette di integrare la Dimensione H nei parametri ESG, ponendo l’umano al centro dei processi decisionali. In questo modo la sostenibilità diventa un impegno culturale e relazionale per costruire comunità alimentate da relazioni generative. L’apprendimento esperienziale, la pratica riflessiva e la vita comunitaria nutrono uno stile di leadership capace di generare fiducia, solidarietà e autentica fraternità. Tale approccio riconosce che le organizzazioni prosperano quando i leader sanno accogliere e valorizzare l’intero spettro dei bisogni umani—cognitivi, emotivi, relazionali e spirituali. La consapevolezza antropologica permette di plasmare culture in cui fraternità e responsabilità diventano forze generative di innovazione.

In un tempo che richiede nuovi immaginari di convivenza, la fraternità diventa la chiave per umanizzare il mondo del lavoro e renderlo spazio di corresponsabilità.

È in questa prospettiva che la leadership diviene generativa: trasformando le organizzazioni in luoghi dove il valore umano, non solo viene riconosciuto, ma orienta il futuro.

Per la nuova edizione le date in programma sono il 28-29-30 ottobre e una giornata di follow-up nel mese di novembre.

Scarica la brochure.

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Luiss Guido Carli University ospita la presentazione del libro “Il filo nascosto. Cinque principi per un mondo più umano.” https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/41336/ Fri, 11 Sep 2026 11:22:54 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41336 In un tempo segnato dall’intelligenza artificiale, dalla crisi delle democrazie e all’indebolimento dei legami sociali, il volume si propone come una bussola per orientarsi nelle sfide del presente. Al centro della riflessione vi sono i cinque principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa — dignità...

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In un tempo segnato dall’intelligenza artificiale, dalla crisi delle democrazie e all’indebolimento dei legami sociali, il volume si propone come una bussola per orientarsi nelle sfide del presente. Al centro della riflessione vi sono i cinque principi fondamentali della Dottrina sociale della Chiesa — dignità della persona, bene comune, sussidiarietà, solidarietà e destinazione universale dei beni — presentati non come concetti astratti, ma come criteri concreti per l’azione politica, economica e sociale.

“Il filo nascosto. Cinque principi per un mondo più umano.” è il nuovo libro di Padre Francesco Occhetta, Segretario Generale della Fondazione Fratelli tutti, e Davide Maggi, prefazione del Cardinale Gianfranco Ravasi.

Vi aspettiamo alla presentazione:
28 settembre 2026, ore 17:30, presso la Sala delle Colonne, Campus LUISS di Viale Pola 12, Roma

Porta i saluti istituzionali il Rettore Luiss Guido Carli University, Paolo Boccardelli; presiede Antonio Punzi, Head del Dipartimento di Diritto e Istituzioni LUISS. Intervengono Giuseppe Recinto (Capo Gabinetto Ministero dell’Istruzione e del Merito), Stefano Lucchini (Consigliere di Amministrazione LUISS), Laura Palazzani (Professoressa di Filosofia del diritto, Università LUMSA) e Salvatore Maria Pisacane (Docente di Strategie digitali & Relazioni Istituzionali, LUISS).
Saranno presenti gli autori Claudio Granata, Presidente della Fondazione Fratelli tutti.

Cliccare qui per registrarsi e partecipare

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Tawakkol Karman: la fraternità come scelta di giustizia https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/tawakkol-karman-la-fraternita-come-scelta-di-giustizia/ Thu, 03 Sep 2026 14:04:13 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41292 Premio Nobel per la Pace e tra le voci più autorevoli dell’attivismo yemenita, Tawakkol Karman ha portato al World Meeting on Human Fraternity una riflessione sul significato politico e concreto della fraternità. Essere fratelli e sorelle, ha sottolineato, non può ridursi a uno slogan, ma...

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Premio Nobel per la Pace e tra le voci più autorevoli dell’attivismo yemenita, Tawakkol Karman ha portato al World Meeting on Human Fraternity una riflessione sul significato politico e concreto della fraternità.

Essere fratelli e sorelle, ha sottolineato, non può ridursi a uno slogan, ma significa impegnarsi per la giustizia, la libertà e la dignità di ogni essere umano. Il suo intervento ha rivolto uno sguardo particolare alle guerre e alle sofferenze che attraversano il nostro tempo, dalla Palestina all’Ucraina e allo Yemen.

Di fronte alla violenza e all’oppressione, la fraternità impone di non restare in silenzio e di schierarsi dalla parte delle vittime. Significa anche restituire al diritto internazionale la sua funzione di tutela dei popoli e dei più deboli. Ma la dignità umana, per Karman, passa anche attraverso la lotta alla povertà, l’accesso universale all’educazione e la difesa dell’ambiente.

La fraternità diventa così responsabilità verso gli altri e verso le generazioni future. Partendo dall’esperienza del proprio Paese, Karman ha ribadito il rifiuto tanto della tirannia quanto della guerra come risposta alla tirannia.

Essere veramente umani significa scegliere la pace invece del dominio e la giustizia invece dell’indifferenza.
Un appello netto a trasformare la fraternità da principio ideale in impegno concreto per un’umanità realmente condivisa.

 

Estratto dell’intervento di Tawakkol Karman – Politica e attivista yemenita, Premio Nobel per la Pace

Parlare di fraternità umana significa, prima di tutto, parlare di cosa significa essere umani. Ed è molto importante, perché da questo può nascere la soluzione ai problemi del nostro mondo. La fraternità – la fratellanza e la sorellanza umana – non può ridursi a un bello slogan. È un impegno vivo per la giustizia, la libertà e la dignità umana.

Oggi siamo qui riuniti mentre migliaia di persone a Gaza affrontano un genocidio. La tragedia che si sta consumando in Palestina è una delle più gravi catastrofi umanitarie del nostro tempo. Decine di migliaia di martiri – uomini, donne e bambini – hanno perso la vita. Intere città sono state ridotte in macerie. Ospedali, università e chiese sono stati distrutti, mentre il mondo resta in silenzio. Se vogliamo parlare davvero di umanità, dobbiamo rompere questo silenzio, il silenzio che circonda i crimini e i massacri in Palestina, in Ucraina, in Yemen e in Israele.

La vera fraternità umana significa stare accanto a tutti gli oppressi. Significa lavorare per costruire la giustizia e fare in modo che il diritto internazionale diventi uno scudo per i popoli, non un’arma nelle mani di chi commette crimini e giustifica il genocidio.

La vera umanità è quando colmiamo la distanza tra ricchi e poveri, quando lottiamo contro la povertà e garantiamo l’educazione a ogni bambino, di qualunque colore o origine. È quando ci uniamo per difendere il nostro pianeta, per fermare la distruzione dell’ambiente e degli ecosistemi, e per preservare il creato per le generazioni future.

È quando rifiutiamo il dominio sugli altri, e aiutiamo i popoli a riconquistare la loro libertà, la libertà dalle potenze straniere e dalle corporazioni che sfruttano le risorse, distruggono le terre e diffondono corruzione.

Vengo da un Paese che soffre sotto questa oppressione. Mia sorella Shirin Ebadi, dall’Iran, e io ci opponiamo al nostro governo e alle milizie, al regime iraniano e a tutti coloro che portano guerra e ingiustizia al nostro popolo. Ma rifiutiamo anche di rispondere alla tirannia con la guerra. Essere veramente umani significa scegliere la pace invece del dominio, la giustizia invece del silenzio, la fraternità invece dell’indifferenza.

Nessuna occupazione. Nessuna guerra. Nessuna tirannia. Nessuna povertà. Nessuna distruzione della nostra umanità condivisa.

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Globalizzare la compassione. La fraternità comincia dai bambini. https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/globalizzare-la-compassione-la-fraternita-comincia-dai-bambini/ Fri, 14 Aug 2026 11:01:39 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41258 Kailash Satyarthi, attivista indiano e Premio Nobel per la Pace nel 2014, è una delle voci internazionali più autorevoli nella difesa dei diritti dell’infanzia. Da decenni combatte contro il lavoro minorile, la schiavitù e ogni forma di sfruttamento dei bambini, facendo della loro libertà e...

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Kailash Satyarthi, attivista indiano e Premio Nobel per la Pace nel 2014, è una delle voci internazionali più autorevoli nella difesa dei diritti dell’infanzia. Da decenni combatte contro il lavoro minorile, la schiavitù e ogni forma di sfruttamento dei bambini, facendo della loro libertà e della loro dignità il centro di un impegno civile che ha attraversato confini, religioni e culture. La sua esperienza nasce soprattutto dall’incontro diretto con le vittime: bambini privati della scuola, costretti a lavorare, segnati dalla guerra o dalla povertà, ma ancora capaci di immaginare un futuro diverso.

Nel suo intervento al World Meeting on Human Fraternity, Satyarthi riconduce proprio a questa capacità di sognare il significato più profondo della fraternità. Le storie della bambina pakistana che cuce palloni e sogna soltanto di poter giocare a calcio, o del piccolo profugo siriano che vuole diventare ingegnere per tornare a ricostruire la propria casa e il proprio Paese, mostrano come la speranza possa sopravvivere anche dentro le condizioni più drammatiche. Ma mostrano soprattutto che la fraternità non può rimanere una parola astratta: comincia quando la sofferenza dell’altro viene riconosciuta come qualcosa che ci riguarda.

Per Satyarthi, infatti, tutti i bambini sono “nostri figli”, al di là delle appartenenze nazionali, politiche o religiose. È da questa consapevolezza che nasce il suo appello a “globalizzare la compassione”. Non una compassione intesa come pietà o benevolenza, ma come forza capace di spingerci ad agire. Nel contesto del Meeting, il suo messaggio diventa così un invito a trasformare la fraternità in responsabilità concreta: nelle istituzioni, nella politica, nella società civile, nelle religioni e nella vita quotidiana. Perché essere fratelli significa, prima di tutto, non considerare mai estraneo il dolore dell’altro.

 

Estratto dell’intervento di Kailash Satyarthi – Attivista indiano e Premio Nobel per la Pace

Un sogno è luce. Un sogno è la forza nelle tue gambe. Un sogno è il percorso. Un sogno è la pietra miliare e un sogno è l’obiettivo finale che raggiungi.

Una volta stavo viaggiando in Pakistan, cosa non facile per un indiano. Ma io non ho mai creduto nei confini. L’umanità è una sola. I bambini pakistani sono i miei bambini. I bambini indiani sono i miei bambini. Mentre ero seduto lì con un gruppo di bambini, ho notato una ragazza. Lei cuciva palloni da calcio. Spesso le gocce di sangue le colavano dalle dita e lei le succhiava e poi riprendeva a lavorare, perché non poteva sporcare i palloni con il suo sangue.

Le ho chiesto: “Figlia mia, se fossi libera, quali sogni avresti?” Lei ha risposto: “Cos’è un sogno?” Le ho chiesto di nuovo: “Se improvvisamente accadesse un miracolo e ti chiedessero cosa vorresti diventare?” Dopo una pausa, ha risposto: “Vorrei giocare a calcio un giorno”.

Condividerò un altro episodio. Stavo visitando e lavorando con alcune organizzazioni locali in Germania, in un campo profughi siriano, insieme a mia moglie. Ho visto un bambino su una sedia a rotelle, di 10 o 11 anni, con uno sguardo molto intenso. Sapevo che aveva perso entrambe le gambe e suo padre in un attentato dinamitardo, e che sua madre si era persa da qualche parte lungo la strada. Gli ho chiesto: “Figliolo, cosa vuoi fare nella vita una volta terminati gli studi qui in Germania?” Senza nemmeno riflettere mezzo minuto, mi ha risposto spontaneamente: “Voglio tornare nel mio villaggio in Siria e diventare ingegnere, così potrò ricostruire la mia casa e il mio Paese”. Questo era il suo sogno.

Ci sono milioni di storie simili che possono ispirarci. Sono la prova che i nostri sogni possono portarci lontano dalla disperazione, dalla mancanza di speranza e dalla sofferenza verso un futuro di speranza e felicità.

Io rappresento il suono del silenzio. Rappresento i volti dell’invisibilità. Rappresento il grido dell’innocenza. Seduti qui al sicuro e comodi, dobbiamo ascoltare quelle bombe, quei proiettili e quei droni che stanno uccidendo bambini innocenti a Gaza. Tutti i bambini israeliani sono nostri figli. Tutti i bambini palestinesi sono nostri figli. Tutti i bambini sudanesi sono nostri figli; tutti i bambini del mondo sono nostri figli. Questo sentimento nascerà quando sentiremo e agiremo per porre fine alle sofferenze di quei bambini come se fossero le nostre. Quindi la compassione è la risposta.

La compassione non è gentilezza, misericordia, pietà, carità o benevolenza. Queste sono grandi qualità umane. Ma la compassione è una forza, non solo un sentimento. La compassione è la forza che nasce dal sentire la sofferenza degli altri come propria, che spinge ad agire consapevolmente per porre fine a quella sofferenza.

Continuare come se nulla fosse non funzionerà. Ho fatto parte di numerosi gruppi di alto livello, tra cui gli SDG Advocates delle Nazioni Unite, nominati dal Segretario Generale delle Nazioni Unite. E ripeto la stessa cosa: continuare come se nulla fosse non funzionerà perché non sta funzionando.

Cari amici, dobbiamo accendere e globalizzare la compassione.

Dobbiamo costruire una leadership compassionevole nel nostro contesto, tra i giovani, negli ospedali, nella magistratura, nella polizia, nelle organizzazioni della società civile, nei governi, nelle agenzie intergovernative, nel mondo accademico e nelle istituzioni religiose.

Dovremmo provare la sensazione che i miei figli stiano per essere uccisi e che io debba salvarli immediatamente. In questo luogo sacro, alla presenza di Sua Eminenza il Cardinale Mauro Gambetti e di Sua Santità Papa Leone XIV, qui vicino. Se non iniziamo da qui, da dove inizieremo?

Non sono un predicatore, né un politico, né un professore. Sono uno di voi. Quindi vi chiedo di globalizzare la compassione. Se non lo fate voi, chi lo farà? Se non lo facciamo ora, quando lo faremo? E se non partiamo da qui, da dove partiremo?

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Cos’è il Laboratorio di Leadership compassionevole? https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/cose-il-laboratorio-di-leadership-compassionevole/ Wed, 05 Aug 2026 13:36:53 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41211 In un’epoca caratterizzata dall’incertezza, dal burnout e dall’erosione delle relazioni umane significative, la necessità di un nuovo modo di pensare il mondo lavoro non è mai stata così urgente. La Leadership compassionevole offre una risposta trasformativa: un approccio moderno e basato su dati concreti che...

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In un’epoca caratterizzata dall’incertezza, dal burnout e dall’erosione delle relazioni umane significative, la necessità di un nuovo modo di pensare il mondo lavoro non è mai stata così urgente. La Leadership compassionevole offre una risposta trasformativa: un approccio moderno e basato su dati concreti che unisce la saggezza antica, la ricerca psicologica e l’innovazione organizzativa per restituire dignità, senso e prosperità sul posto di lavoro. Radicato nell’idea che nessuno possa prosperare da solo, questo paradigma invita leader e professionisti a coltivare la consapevolezza di sé, la regolazione emotiva, la comunicazione autentica e la cura coraggiosa, non come semplici ideali, ma come competenze strategiche per prosperare in sistemi complessi. Attraverso una combinazione di profondità filosofica, fondamenti scientifici e formazione pratica, il Laboratorio di Leadership Compassionevole consente alle persone e alle organizzazioni di andare oltre i modelli orientati all’efficienza per dirigersi verso ecosistemi che generano creatività, resilienza e benessere condiviso. È un invito a unirsi a una comunità impegnata a plasmare un nuovo umanesimo del lavoro, dove eccellenza e gentilezza, responsabilità e delicatezza, prestazioni e significato si possano finalmente incontrare.

Scarica qui la brochure.

Consulta qui la pagina del corso.

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Tenersi per mano nell’oscurità https://www.fondazionefratellitutti.org/articles/tenersi-per-mano-nelloscurita/ Wed, 05 Aug 2026 12:36:10 +0000 https://www.fondazionefratellitutti.org/?post_type=articles&p=41188 Tra le voci più significative del World Meeting on Human Fraternity, quella di Najwa Shihab ha richiamato la responsabilità umana dell’informazione. Giornalista indonesiana tra le più autorevoli del panorama asiatico, ha posto al centro del suo intervento la dignità delle persone. Partendo dall’esperienza vissuta durante...

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Tra le voci più significative del World Meeting on Human Fraternity, quella di Najwa Shihab ha richiamato la responsabilità umana dell’informazione. Giornalista indonesiana tra le più autorevoli del panorama asiatico, ha posto al centro del suo intervento la dignità delle persone. Partendo dall’esperienza vissuta durante lo tsunami di Aceh del 2004, ha ricordato che il giornalismo non è soltanto notizia. È anche capacità di ascoltare, custodire le storie più fragili e «tenersi per mano nell’oscurità». Una missione resa più difficile dalla disinformazione, dai deepfake e dalle divisioni alimentate dalle piattaforme digitali. La tecnologia, ha sottolineato, non è però la nostra padrona: tutto dipende dall’uso che scegliamo di farne: anche nell’epoca dell’intelligenza artificiale, l’umanità deve restare al centro. Nessuna macchina può ascoltare con compassione, riconoscere la dignità dell’altro o scegliere l’amore invece dell’indifferenza. Ricordando i giornalisti uccisi a Gaza e in Palestina, Shihab ha ribadito che le parole possono ferire, ma anche difendere la verità. Nel cuore del World Meeting, ha così indicato nel giornalismo un autentico strumento di fraternità.

 

Estratto dell’intervento di Najwa Shihab – Giornalista e fondatrice di Narasi Tv

L’Indonesia, la terza democrazia più grande del mondo e il Paese a maggioranza musulmana più popoloso, ospita 270 milioni di persone, la cui capacità di essere unite nella diversità è straordinaria. È un Paese nel quale il giornalismo non è qualcosa di astratto, ma uno strumento essenziale per mantenere un equilibrio tra le differenze e il dialogo.

Nel 2004 ero ancora una giovane giornalista e mi trovai nel mezzo della devastazione provocata dallo tsunami di Aceh, che causò centinaia di migliaia di vittime. Vedevo ovunque perdita e distruzione. Eppure, dentro quel dolore, vidi anche piccoli gesti di coraggio: sopravvissuti che ritrovavano la speranza in storie fragili, condivise attraverso trasmissioni improvvisate e raccontate con delicatezza da una persona all’altra. In quel momento, il giornalismo smise di essere soltanto una questione di titoli e divenne un modo per tenersi per mano nell’oscurità. Per due decenni ho ascoltato storie: alcune sussurrate nella paura, altre gridate durante le proteste, tutte animate dal desiderio di essere riconosciute e rispettate. Queste voci mi ricordano che il giornalismo non riguarda soltanto i fatti: riguarda le persone.

Oggi, tuttavia, questo compito è più difficile che mai. Le piattaforme digitali amplificano la rabbia, diffondono menzogne e traggono profitto dalle divisioni. Le teorie del complotto avvelenano le famiglie, la disinformazione corrompe le elezioni e i discorsi d’odio incendiano le comunità, mentre i deepfake confondono i confini della realtà e, lentamente, distruggono la nostra fiducia.

Eppure ho visto anche il contrario. In Indonesia, i giovani verificano in tempo reale le dichiarazioni dei politici e scendono in strada per chiedere trasparenza e responsabilità. Le comunità organizzano gli aiuti più rapidamente dei governi. Gli attivisti per il clima si collegano oltre i confini con una velocità che nessuno Stato è in grado di eguagliare.  In Indonesia e in tutto il mondo, i cittadini stanno riconquistando il proprio potere, usando la loro voce non per dividere, ma per unire.

Credo che questa sia la lezione fondamentale: la tecnologia non è la nostra padrona. Ciò che conta è il modo in cui scegliamo di usare le parole: non per dividere, ma per guarire; non per ferire, ma per riparare; non per infiammare, ma per avvicinarci. Dobbiamo proteggere i media indipendenti dal controllo politico e commerciale e promuovere l’alfabetizzazione mediatica, affinché i cittadini possano resistere alla disinformazione. Dobbiamo portare le voci marginalizzate accanto a quelle dei leader, tutelare la sicurezza e la libertà dei giornalisti e costruire nuove alleanze con il mondo della tecnologia e con la società civile, affinché gli spazi che un tempo ci dividevano possano cominciare a servire la nostra comune umanità.  Queste non sono speranze idealistiche. Sono necessità urgenti per democrazie sottoposte a forti pressioni e per comunità lacerate dalla sfiducia.  E dobbiamo ricordare continuamente coloro che oggi sopportano questo peso nel modo più doloroso.

A Gaza e in tutta la Palestina, i giornalisti non sono più soltanto testimoni: sono diventati bersagli.  Cadono non con le armi, ma con le telecamere e i taccuini tra le mani.  Il loro coraggio ci ricorda perché siamo qui. Le parole possono essere muri e scudi, ma possono essere anche ponti verso la verità. Possono distruggere, ma possono anche difendere la dignità e l’umanità.  Onorarli significa onorare il principio che si trova al cuore di questo incontro.

Come ci ricorda Papa Leone XIV: «Prima di essere credenti, siamo chiamati a essere umani. Prima di essere qualsiasi altra cosa, siamo chiamati a essere umani». Dobbiamo ricordare al mondo che anche il giornalismo può essere un atto d’amore. Non esiste potere più grande della fraternità.

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